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libia, navi, ong, migranti

Luca Donadel: non sapevo chi fosse finchè mio figlio, che come tutti i giovani usa i social, mi ha fatto vedere un suo video, postato nella sua pagina Facebook il 6 marzo. Un video di meno di nove minuti, che a oggi ha avuto due milioni e settecentomila visualizzazioni. Un video in cui questo ragazzo di 23 anni, usando la rete in modo verificabile – quindi attendibile – mostra le rotte delle navi delle ong che vanno a raccogliere i migranti a poche miglia dalle coste libiche, e non in mezzo al mare.

Luca Donadel ha fatto la cosa più logica che chiunque fosse veramente intenzionato a capire cosa succede in mare avrebbe potuto fare: per 400 euro al mese ha comprato un programma in rete – e ne mostra la schermata, quindi ognuno può leggerne il nome e andare a controllare - con cui ha seguito le rotte delle navi delle ong, navi di cui conosceva il nome perché riportate nelle notizie dei salvataggi – e anche qui mostra le schermate dei quotidiani on line, con il nome delle navi e le date, quindi anche questo verificabile.

Poi ci fa vedere il tutto, su cartine che consentono di controllare la differenza e la distanza che c’è fra il canale di Sicilia – dove di solito si dice vengano fatti i salvataggi – e le coste libiche, dove invece avvengono veramente. Con assoluta trasparenza Donadei mostra le fonti – per esempio dichiarazioni dell’Unione Europea che dichiarano che l’80% degli arrivi è di persone irregolari, che non scappano da guerre - e ci fa intuire con chiarezza l’enorme business sui migranti.

Non ci sono nomi di ong, rivelazioni, ipotesi complottistiche, denunce: Luca Donadel è “semplicemente” un ragazzo che sa usare la rete e desidera scovare i fatti, oltre che essere bravo nella costruzione del video, dato che in pochi minuti dice quello che altri per raccontarlo avrebbero impiegato ore. Un promettente giornalista del terzo millennio, capace di una vera inchiesta, a cui auguriamo  buona fortuna, visto anche i durissimi e ingiusti attacchi che lo hanno colpito da quando ha lanciato questo video, e considerando che in molti hanno saccheggiato il suo materiale e le sue idee senza citarlo. In queste ore, infatti, nei social cominciano a vedersi mappe marittime con le rotte di alcune navi delle ong, colte sempre rigorosamente a ridosso delle coste libiche.

Il video va visto perché, fra coloro che lo hanno attaccato, non mi pare che nessuno sia stato in grado di confutare i fatti riportati, e di rispondere ad alcune semplici domande: è vero o no che le navi delle ong vanno a prendere i migranti quasi in spiaggia, in Libia? E’ vero o no che questo incoraggia i migranti a partire, anche perché può bastare persino il gommone che portiamo noi al mare d’estate? E’ vero o no che i morti in mare sono aumentati vertiginosamente da quando i soccorsi vengono forniti in questo modo? E infine: quanto costa “l’affare migranti”, chi paga, chi ci guadagna, e quanto?

Il punto, infatti, non è quello di negare che le ong raccolgano profughi in mare salvando le loro vite. Qua non stiamo discutendo – tanto per essere chiari – l’alternativa fra salvare i migranti o lasciarli affogare. Una volta in mare quella gente va soccorsa, punto e basta. Qua stiamo cercando di capire cosa sta succedendo: perché non c’è bisogno di essere complottisti per capire che se c’è business – e che business! – c’è chi tutto questo lo organizza e lo incoraggia, incurante dei morti in mare ma anche del destino di queste persone che scappano per cercare spesso qualcosa che poi non trovano, cioè un facile benessere.

Chiedersi se c’è un business e chi ci guadagna e quanto significa mettersi dalla parte dei migranti, e non contro di loro: dobbiamo cercare di modificare i termini – sbagliati – del dibattito in corso, e cioè la contrapposizione tra chi vuole cacciare indiscriminatamente i profughi e chi invece li vorrebbe accogliere tutti quanti, senza dire come. Se veramente vogliamo parlare di ponti e non di muri, di solidarietà e non di egoismo, dobbiamo capire se questo immenso esodo che sembra non avere fine è incoraggiato, se non pilotato, da chi ha altri interessi, i propri interessi, e non quelli dei migranti, pedine di un disegno più grande di loro.

CommentiCommenti 10

fosco bertani (non verificato) said:

mi sembra che vuoi scoprire l'acqua calda. Purtroppo dietro ogni situazione di emarginazione ci sono fenomeni di sfruttamento (es prostituzione ) .Bisogna agire sulle cause. Condivido molte tue battaglie ma questa mi sembra impostata male.
Cordiali saluti
Fosco Bertani

Angelo Enrico D'ELIA (non verificato) said:

Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire,secondo voi perchè si
accaniscono a confutare notizie certe e documentate?Mi sembra evidente che l'interesse politico da una parte e dall'altra quello speculativo economico prevalgano su tutto!

Ernesto Cosulich (non verificato) said:

Per favore, basta con questo ragazzino, di queste cose ne hanno parlato giornalisti veri un bel po’ prima di lui:
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/migranti-frontex-contro-ong-sono-col...
http://www.rivistaetnie.com/contrabbando-clandestini-72890/

Franco (non verificato) replied:

Vorrei ricordare che i giornalisti scrivono quello che il direttore autorizza, e soprattutto deve essere in linea con la politica che in quel momento finanzia la testata giornalistica.

paola confalonieri (non verificato) said:

SALVINI:'SE ESISTE DOSSIER SU MALAVITA ONG/MIGRANTI VENGA RESO NOTO E CONSEGNATO IN PROCURA':
http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/05/migranti-spunta-un-dossieracc...

Maria (non verificato) said:

E' proprio una nuova forma di commercio umano con costi personali ( dei fuggitivi) da brivido....pagare per rischiare il naufragio e dormire nei nuovi lager di massa

Paolo (non verificato) said:

Rilevo sul sito del ministero, fonte che supponiamo attendibile, che i migranti africani che giungono nel nostro paese sono in massima parte uomini. Solo dalla Nigeria le donne superano il 10% DIECI PER CENTO. Per tutti gli altri paesi la soglia rimane sotto il 5% spesso il 2%.
Eppure verificate le immagini degli sbarchi.
Le inquadrature si soffermano a lungo su donne e bambini, spesso in evidente stato di sofferenza fisica.
Mi chiedo se tale scelta sia dettata dal legittimo desiderio del cronista di rappresentare tali condizioni o la regia (o una regia), imponga tali scelte per mascherare questo aspetto certamente non secondario, le cui implicazioni rimangono da approfondire.

Paolo (non verificato) said:

considerazioni:
-era molto che non "passavo" su questo blog
-ieri ho visto questo articolo nel quale si tessono le lodi di Donadei dipingendolo come "Un promettente giornalista del terzo millennio" e appogiando il concetto delle ONG brutte, cattive e ladre
-poi ho letto l'articolo di elogio a Trump e la pubblicità del relativo libro

infine ho cercato INVANO uno straccio di articolo sull'importante e coraggioso viaggio del Papa in Egitto che ha cercato di portare messaggi fondamentali di ben più ampia portata e veduta. Devo dedurre che in questo blog nulla è cambiato anzi la visione si ancora più ristretta assomigliando sempre più ad un "Libero quotidiano" qualunque.

saluti