Giorno di Festa

E Macron s'inventa il "Fronte antipopolare"

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 | 17 Maggio 2017
macron

Il Fronte antipopolare. “Dalla sua parte l’Europa e i grandi partiti tradizionali mescolati con il movimento République En Marche, dall’altra parte il rigetto dell’Europa e i populisti”, così il politologo francese Dominique Renyé descrive sul Corriere della Sera lo scenario che Oltralpe sta approntando Emmanuel Macron. Il nuovo président si è inventato il Fronte antipopolare.

Se non voti, la campagna elettorale non finisce mai. “Una sorta di campagna elettorale infinita”, così Il Sussidiario del 17 maggio riporta le parole di Stefano Folli riferite alla nostra situazione politica nazionale. La superiorità istituzionale di Paesi come la Grecia o la Spagna, nonostante la ben più grande forza dell’economia italiana, è fondata innanzitutto sul fatto che quando la politica va in stallo, non si ha paura di chiedere il responso delle urne per fondare una nuova fase. Noi, invece, inventandoci premier senza una maggioranza realmente basata sul senso dei risultati di un voto (da Mario Monti a Enrichetto Lettino, da Matteo Renzi a Paolo Gentiloni) non abbiamo potuto se non vivere in un’infinita campagna elettorale.

Franza o Alemagna purché se magna. “L’Italia potrebbe, e dovrebbe, essere un partner stabile per una Francia impegnata a bilanciare, almeno in parte, la potenza tedesca”, Angelo Panebianco sul  Corriere della Sera del 15 maggio ragiona su una via per dare un ruolo all’Italia nei prossimi scenari continentali. L’acuto opinionista corrierista  svolge i suoi argomenti con un certo scetticismo di fondo, sospettando come Macron alla fine punterà su un patto più stretto con i soli tedeschi. E molti particolari indicano come sull’Italia il comando (abbastanza duro) di un asse renano appaia anche ad ampi settori della nostra nazione la conclusione più probabile: lo fanno intendere da quel topone nel formaggio (con annesso topino Enrichetto Lettino) di Romano Prodi che sentendosi rappresentante del macronismo chez nous ha iniziato ad allargarsi su tutti i fronti, a quegli imprenditori (magari anche politici) intimiditi dai vari amichetti del nuovo inquilino dell’Eliseo, tipo Vincent Bolloré, che cercano rifugio sotto i giacconi wehrmachttiani della leader più autorevole d’Europa. Dal 2011 la salita alla presidenza del Consiglio  dei  Monti-Lettino-Renzi-Gentiloni, tutti premier con piena legittimità parlamentare ma scarso mandato elettorale, incrinando la pur rozza sovranità popolare costruita sul rozzo bipolarismo post 1994,  ha logorato la nostra già deboluccia sovranità nazionale, mentre decollo della Brexit e apprendistato (un po’ scriteriato peraltro) trumpiano hanno indebolito la tradizionale sponda riequilibratrice angloamericana. E così si sta rapidamente affermando quel “Franza o Alemagna purché se magna” che il nostro popolo ha già avuto modo, più o meno nelle stesse forme, possibilità di sperimentare.

Sopra la banca il renzismo scappa. “Se mi convocheranno parlerò alla commissione d’inchiesta”, dice Federico Ghizzoni alla Repubblica del 15 maggio. Francesco Boccia sullo stesso numero della Repubblica precisa che “La commissione d’inchiesta sulle banche non nasce per Etruria. E ascoltare Ghizzoni non mi sembra ora una priorità per il Paese” . Mentre Renzi un momento afferma: “Andiamo a vedere le carte” ancora sulla Repubblica del 15, un altro dice (dichiarazione raccolta dal Fatto del 14 5): “Ma possibile che il problema delle banche italiane sia una piccola banca di provincia ad Arezzo e non i veri scandali da Siena a Veneto alla Puglia?”. Come si dice: sotto la banca il renzismo crepa, sopra la banca il renzismo scappa.

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