No-go-zone

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no go zone paris

Quando all'indomani dell'attentato al giornale satirico Charlie Hebdo quelli di Fox News - il canale televisivo americano - sostennero l'esistenza di no-go-zone nel cuore di Parigi, mandarono su tutte le furie i media francesi. Il fatto che nel bel mezzo della romantica Ville Lumiére ci fossero aree ostaggio in cui i non musulmani non sono ben accetti, e dove regna la sharia, venne considerata una fake news bella e buona. Di più. Ci fu una vera e propria levata di scudi che investì gran parte della stampa internazionale, intenta ad urlare al complotto e alla bufala. A due anni di distanza la notizia, però, viene confermata dalla stessa stampa francese. Il Le Parisien ha acceso i riflettori su una storia della quale nessuno ha il coraggio di parlare. In particolare è il quartiere di Chapelle-Pajol, zona est di Parigi, ad essere "invivibile". Centinaia di immigrati musulmani e spacciatori riempiono le strade, le donne sono continuo bersaglio di molestie e insulti. Odiate per il loro sesso e per i costumi così tremendamente occidentali.  

"Ci sono diverse centinaia di metri quadrati occupati da soli uomini; delle donne non è sopportata nemmeno la presenza silente. Caffè, bar e ristoranti sono loro proibiti, come lo sono i marciapiedi, la stazione della metropolitana e le piazze. Il distretto Chapelle-Pajol ha completamente cambiato volto: gruppi di decine di uomini solitari, venditori ambulanti, stranieri, immigranti e contrabbandieri - compresi quelli che molestano le donne - sono i veri padroni delle strade", scrive ancora Le Parisien. Natalie ha 50 anni, vive nel quartiere e racconta di come "l'atmosfera sia agonizzante. Abbiamo modificato i nostri tragitti quotidiani e il nostro abbigliamento. Ci sono donne che si sono persino trasferite. Altre non escono più". Aurélie di anni ne ha 38 e racconta della zona in cui vive da 15 anni. Della bella caffetteria sotto casa, oggi trasformata in covo di musulmani, che non ammettono donne. Dei giorni in cui basta affacciarsi alla finestra per essere investite di insulti. Del fatto che adesso è impensabile imboccare certi Boulevard di notte. Addirittura un'ottantenne confida di aver smesso di uscire di casa da quando, un giorno, è stata  aggredita sessualmente, mentre tornava a casa. 

La socialista sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, da quando Fox News ha lanciato la notizia, più che entrare nel merito, cita in giudizio i media per aver diffamato l'onore di Parigi. Aggiungendo, però, la volontà di combattere ogni discriminazione ai danni delle donne e "gli atteggiamenti delinquenziali di gruppi locali". Quanta fantasia la neolingua che non dà un nome a nessuna situazione. D'altronde menzionare le no-go-zone in Francia continua ad essere un tabù. Quelli di Libération sapendo di non potersi sbilanciare troppo data l'evidenza dei fatti, hanno mandato in stampa un pezzo in cui si tenta di far sentire le due versioni della campana. Radicalmente agli antipodi: "sì la situazione è invivibile"; "no, non è vero", "c'è di peggio". Ma soprattutto un'unica condanna: la causa femminile non può essere utilizzata a scopi razzisti. Scopi razzisti?!

A marzo 2016 il ministro francese per le aree urbane, placcato dai giornalisti, finì per riconoscere parte della verità. "Ci sono oggi almeno un centinaio di quartieri in Francia che presentano potenziali analogie con quello che è successo a Molenbeek". Un nuovo epicentro della jihad in Europa? Sembrerebbe proprio di sì a giudicare dalle immagini mandate in onda da France2 a dicembre, o da un video messo in rete da un giornalista australiano e che ritrae una giornata tipo in un quartiere francese. 

Dunque no-go-zone nel cuore di Parigi, a Bordeaux, a Tolosa, Marsiglia, Grenoble, Avignone. Tutti distretti occupati e trasformati in un cocktail di trafficanti di droga, fanatici misogeni salafiti e gang di giovani islamici travestiti da vendicatori mascherati del verbo di Allah contro le occidentali. E non si tratta di nulla che autorità e politici già non sappiano. Un rapporto del 2014 dell'Alto Commissario per la parità ha rivelato che nelle  cosiddette "aree sensibili urbane", quasi una donna su dieci ha subito una violenza sessuale. Un altro rapporto, consegnato al governo nel mese di settembre 2016, racconta con termini castigati: "Ci sono intere aree occupate esclusivamente da uomini, alle donne è concesso solo il passaggio. Negli ultimi 10 anni si è assistito ad una vera e propria desertificazione degli spazi pubblici da parte del gentil sesso. Costrette persino a preferire le scale agli ascensori pubblici per evitare sguardi e osservazioni poco piacevoli. I caffè sono occupati solo da uomini, le donne non possono entrarvi, e preferiscono anche evitare il passaggio nei pressi". E' incredibile come si parli di una fantomatica categoria di "uomini" senza alcun riferimento all'islam o alla natura del fenomeno.  

La Francia che era di Charles de Gaulle ha la più grande comunità musulmana d'Europa, la più grande comunità ebraica, la più grande comunità cinese e la più grande comunità armena. Tutte convivono in un modello d'integrazione francese che ha funzionato più o meno bene, fatta eccezione che per una, quella islamica. Ma questo non interessa ad una classe politica e ai giornaloni che ogni giorno costruiscono e fortificano il mito della vittimizzazione degli immigrati musulmani. Se sono vittime del sistema, della povertà, del razzismo e dell'ignoranza, di che cosa possiamo accusarli? 

"Utile idiota" era la formula con cui, durante la Guerra Fredda, si stigmatizzava l'atteggiamento di chi tra gli occidentali, pur non essendo iscritto al Partito Comunista, lavorava, parlava e scriveva a sostegno dell'Unione Sovietica e di Stalin e Lenin. Utili idioti al servizio del regime comunista. Oggi l'Europa trabocca di "utili infedeli". L'islam intollerante è una minaccia globale come lo era il comunismo. Ma uno è morto l'altro è in crescita. Indisturbato. Mentre crea stati abusivi in un'Europa a cui piace mortificarsi.  

CommentiCommenti 5

barbara zagaria (non verificato) said:

Lo so, è un po' lungo, ma non essendoci uno spazio dedicato ai lettori, provo così a rendere visibile ciò che ho da dire. spero lo troviate interessante!

Siamo sempre bravi a parlare di accoglienza e integrazione, ma ci siamo mai chiesti come siamo accolti noi occidentali nelle terre di Allah? Ve lo spiego io, parlando di un Paese a cui nessuno di noi pensa quando si parla di estremismo islamico.
Nel nostro immaginario le Maldive sono il paradiso terrestre dove fuggire da stress e fatiche, coccolati da personale locale servizievole e onorato di averci come ospiti. Ebbene, scordiamoci i tempi d’oro, perché la guerra all’occidente infedele è arrivata anche lì.

Ho lavorato due anni sugli idrovolanti e posso dire la mia sul trattamento riservato agli stranieri impiegati alle Maldive.
Un autobus passa a prendere i piloti a orari stabiliti per portarli al lavoro; su quello delle 05.00 di mattina ci sono solo occidentali, i quali iniziano tutti i giorni all’alba e finiscono al tramonto. Volano da un minimo di 10 a un massimo di 17 tratte ogni giorno; due/tre volte la settimana pernottano fuori base in un resort nell’area dello staff, dormono nelle camere del personale e mangiano in mensa, sebbene non siano dipendenti dell’albergo. I tre membri dell’equipaggio (comandante, copilota e assistente di volo) hanno a disposizione sempre due camere: il copilota deve condividere la camera con l’assistente di volo; nel caso il copilota sia donna, questa deve dormire con un uomo, e ciò in barba alle loro regole che vietano la promiscuità. Eventuali richieste da parte nostra (particolari resort, roster, etc.) vengono sistematicamente disattese, mentre i maldiviani si mettono d’accordo di giorno in giorno su quale dovrà essere la loro turnazione l’indomani.

Ma parliamo un po’ di questi maldiviani, che hanno un trattamento decisamente diverso…
La loro giornata comincia non prima delle 08.00 e termina entro le 16.00; nei rari casi in cui l’ufficio operativo chiede loro di estendere il servizio oltre tale orario, i piloti non si fanno scrupoli a inventare un improbabile guasto all’aeroplano e a parcheggiarlo in hangar; a quel punto viene chiesto a un qualsiasi occidentale disponibile di coprire il volo mancato. I maldiviani vengono sempre impiegati su voli che prevedano uno stop in un resort per una pausa pranzo di 2/3 ore. I loro pernottamenti, che hanno sempre luogo su isole extra lusso, includono alloggio nelle camere degli ospiti e cena al ristorante centrale.

A tutto ciò si sommano discrepanze nella gestione del personale.
Ho visto piloti occidentali licenziati in tronco per essere stati coinvolti in un incidente dovuto a un guasto meccanico (è stato appurato dalle indagini che si era verificata la rottura del cavo di collegamento tra barra di comando ed equilibratore, ma è stata data la colpa ai piloti).
Un altro è stato accompagnato alla porta per avere accidentalmente urtato la coda di un altro aereo in fase di parcheggio in una giornata particolarmente ventosa; tra l’altro non era stato riscontrato nessun danno visibile su nessuno dei due aeromobili coinvolti.
Un copilota è stato costretto a lasciare il Paese in sette giorni perché aveva preso sbadatamente le cuffie di un collega anziché le proprie: quando si è presentato per restituirle ha trovato la lettera di dimissioni da firmare.

Ai maldiviani invece tutto è concesso. Eclatante il caso di un equipaggio protagonista di una “bravata”, un basso passaggio volontario sopra uno yacht che ha arrecato danni all’imbarcazione e provocato lo spavento dei passeggeri: il copilota (tedesco) è stato sospeso e mai più reintegrato, il comandante (maldiviano) è stato retrocesso a primo ufficiale ma continua a lavorare.
Un comandante locale ha provocato l’inabissamento di un aereo perché, durante un pernottamento con condizioni di mare in burrasca, per pigrizia non ha voluto ormeggiare l’idrovolante alla boa al largo, ma lo ha deliberatamente lasciato attraccato al pontile in balia delle onde. La mattina seguente l’aereo era scomparso sott’acqua, ma il pilota è stato prelevato dall’isola e riportato alla base, dove sta attualmente continuando a esercitare. Non contiamo poi il personale maldiviano che, ripreso dalle telecamere, ha rubato sacchi di caffè in grani dalla lounge piloti, o che ha svuotato il minibar dei resort ma che è ancora in servizio… queste sono quisquilie! Più preoccupanti sono i comandanti istruttori terrorizzati dagli assetti inusuali e dagli stalli simulati.
I piloti locali in genere non hanno mai studiato seriamente le materie d’esame, non conoscono la meteorologia (quando capita un temporale il comandante di turno preferisce passarci sotto piuttosto che sopra o alla larga, mentre evitano accuratamente piccoli cirri considerandoli pericolosissimi cumulonembi), né conoscono i principi del volo, tant’è che non considerano minimamente possibili variazioni allo standard (diverse configurazioni dei flap e settaggi di potenza) per far fronte in maniera ottimale alle diverse condizioni del mare e del vento, ma sono strettamente vincolati alle procedure da manuale a costo di provocare danni all’aereo e spaventare i passeggeri.
Inoltre non hanno la minima cura del benessere dei turisti, mantengono una quota di volo perennemente bassa (massimo 500-1.000 piedi) in modo che la connessione ai social network sia sempre stabile, a scapito delle temperature infernali che si raggiungono in crociera (vi state chiedendo se per caso il pilota connesso a Facebook sia lo stesso che ha in mano i comandi? La risposta è Sì).

In conclusione, gli occidentali servono ai maldiviani per lavorare negli orari più scomodi su turni massacranti, alloggiare nei posti in cui loro non vogliono andare, coprire i voli che loro non vogliono effettuare. Non ci accolgono con rispetto, non vogliono nessun tipo di integrazione, alla prima occasione ci cacciano distruggendoci la vita senza la minima considerazione di ciò che abbiamo fatto per loro.

Dettaglio non insignificante, sempre più maldiviani si stanno unendo all’ISIS per combatterci.

E noi dovremmo continuare a farci invadere senza opporci?

Barbara Zagaria
Merate (LC)

Gianluca Conenna (non verificato) said:

Ottimo l'articolo scritto da Lorenzo Formicola circa lo stato disastroso nei quali versano alcuni quartieri e alcune periferie europee; estremamente interessante anche il commento della Signora Barbara: e saremmo noi poi gli xenofobi?

Paolo (non verificato) said:

Parigi ha votato nettamente per Macron. Fin dal primo turno. Sono contenti di questa situazione. Questa è democrazia...