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Il rapporto tra Milano e la nebbia si potrebbe applicare al dibattito dei giorni scorsi sul testo elettorale del quale le Camere dovrebbero occuparsi a passo di carica e che, si dice, sarebbe ispirato al modello tedesco. Verrebbe infatti da parafrasare: "Bello il tedesco... se si potesse vedere!".

In realtà il modello tedesco non è riproducibile nel Bel Paese. Uno dei suoi cardini consiste nella variabilità del numero dei parlamentari. L'impianto è infatti proporzionale, ma il sistema prevede che tutti i vincitori di collegi uninominali risultino comunque eletti, anche se "sforano" il numero di seggi proporzionalmente spettanti a un dato partito. Questa caratteristica non può essere trasferita in Italia dove, com'è noto, il numero dei componenti della Camera e del Senato è fissato in Costituzione. Il modello dev'essere dunque adattato e, più che su improprie etichette, il giudizio dovrà fondarsi sul modo in cui l'adattamento viene realizzato.

A lungo la discussione è rimasta nella nebbia. Ora dalla foschia siamo fuoriusciti con il deposito dei testi, che dal punto di vista della "ingegneria istituzionale" avrebbero bisogno di qualche emendamento per garantirne la costituzionalità. Ma questo è un argomento tecnico del quale parleremo a tempo debito. Vorrei invece soffermarmi su alcuni aspetti politici.

Il sistema proposto è sicuramente un sistema proporzionale e questo ha scatenato l'indignazione dei sostenitori del maggioritario. Per antica predilezione nei confronti delle istituzioni anglosassoni, anch'io culturalmente ho una preferenza per il maggioritario. Ma non sono indignato. Al tema dei sistemi elettorali, infatti, si può avere un approccio teologico o empirico e approssimativo. Nel primo caso, si diviene astrattamente tifosi di un metodo o dell'altro. Nel secondo si considerano le condizioni di contesto nel quale un determinato sistema viene a operare. Nel quadro italiano, è difficile prescindere da un dato di realtà: in presenza di tre blocchi elettorali più o meno equivalenti (centrodestra, centrosinistra, Movimento 5 Stelle), nessun sistema maggioritario può garantire una sicura governabilità. A meno di stravolgere le regole della rappresentanza, cosa che la Corte Costituzionale con sufficiente chiarezza ha detto che non si può fare.

Per lo stesso principio empirico, se un sistema non riesce a garantire una univoca opzione di governo, deve quantomeno evitare un eccesso di frammentazione. Se infatti si determina nelle Camere una realtà molto polarizzata e al tempo stesso molto frammentata, le istituzioni rischiano di divenire ingovernabili. Per questo, la soglia alta non è un problema. Si può discutere se debba essere fissata al 4 o al 5 ma non si può gridare allo scandalo. L'alta soglia dovrebbe indurre alla aggregazione federativa tra più partiti in comunità dotate di programmi politici comuni e di regole condivise. Dovrebbe portare, insomma, alla nascita di nuovi contenitori. E il mancato superamento della soglia non dovrebbe costituire un dramma, tantomeno una ragione di scomparsa definitiva. Per questo, dovrebbero essere previste norme che consentano agibilità politica a eventuali partiti extraparlamentari (non perché estremi ma perché rimasti fuori dal Parlamento), soprattutto quando questi hanno campagne e iniziative da proporre al Paese.

C'è infine un ultimo punto che ai miei occhi, in un'ottica di parte, è il più importante. Il sistema in discussione prevede che nei collegi, di ridotte dimensioni, convivano per ogni partito un candidato uninominale e un listino bloccato. E prevede che gli eletti provengano per metà dai collegi uninominali e per metà dai listini. Chi conosce il funzionamento di questo meccanismo, sa che è il voto uninominale a trainare il voto di lista e non viceversa. Per questo, i partiti i cui candidati sono percepiti come competitivi e in grado di disputarsi la vittoria nei collegi uninominali, ne ricavano un vantaggio percentuale di svariati punti.

Non vorrei che le forze di centrodestra stiano sottovalutando questo aspetto. Se infatti lo schieramento dovesse presentare i propri candidati sotto tre diverse insegne (Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia), con ogni probabilità, tranne che in alcuni territori del lombardo-veneto, lascerebbe che siano il Pd e il Movimento 5 Stelle a contendersi la vittoria in tutto in tutto o quasi tutto il territorio nazionale. Per quanto il sistema sia proporzionale, difficile in queste condizioni immaginare grandi risultati. Per questo io credo che, approvata la legge, la sfida per il centrodestra dovrebbe essere quella di mettere in campo un'aggregazione che possa risultare competitiva anche al livello dei collegi uninominali. Non manca il tempo, non mancano le possibili soluzioni. Dixit et salvavi animam meam.

 (Tratto da Huffington Post ITA)

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