Sentenze di vita o di morte

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charlie gard genitori

La vita di Charlie Gard, un bambino che ha il solo torto di non essere sano, è appesa a un filo; ma quel filo non è il decorso della sua malattia, bensì l’ennesima sentenza di un tribunale. Sono i giudici inglesi –su richiesta dei medici- che hanno stabilito che Charlie non ha diritto alle cure, e saranno i giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo a dire l’ultima parola sul caso. Ieri il tribunale di Strasburgo ha ammesso il ricorso presentato dai genitori di Charlie, ma si tratta di un atto formale: solo nei prossimi giorni la Corte, composta da un magistrato per ogni paese che fa parte del Consiglio d’Europa, e che attualmente è presieduta dall’italiano Guido Raimondi, entrerà nel merito della questione, e prenderà una decisione.

In Italia abbiamo vissuto un caso analogo, quello di Eluana Englaro. Otto anni fa Eluana, curata dalle suore misericordine di Lecco, moriva secondo il protocollo indicato dalla Corte d’Appello di Milano, che prevedeva la sospensione di idratazione e alimentazione. Un protocollo agghiacciante, che entrava nei dettagli, e si spingeva fino ad ammettere “l’umidificazione delle mucose” perché la “paziente” non soffrisse troppo. Il caso Englaro lacerò l’Italia, e produsse un conflitto istituzionale ai massimi livelli, tra l’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il governo infatti si era riunito per emanare d’urgenza un decreto che salvasse la vita ad Eluana, ma Napolitano non lo volle firmare.

La maggioranza parlamentare tentò di varare a tempo di record un disegno di legge con gli stessi contenuti del decreto, ma la Englaro morì mentre nell’aula del Senato si iniziava a votare. Ho ricordato questa vicenda molte volte, perché mi sembra intollerabile che tutto questo sia rimosso e dimenticato, e che tanti non conoscano la vicenda, e ignorino la grande e nobile battaglia politica che è stata fatta. Ne parlo oggi, ancora una volta, mentre in Italia si sta approvando una legge sul testamento biologico aperta all’eutanasia (anche dei minori), grazie alla possibilità di sospendere non soltanto le terapie, ma anche idratazione e nutrizione. Ne parlo mentre in Inghilterra, la patria dei diritti individuali e del liberalismo, un bambino può essere sostanzialmente sottratto ai propri genitori, e condannato a morte dallo Stato.

La battaglia sul caso Englaro non ha evitato la morte della povera Eluana, ma ha impedito che nel nostro paese ci fossero altri casi simili, e che l’eutanasia entrasse attraverso le sentenze, come alcuni avevano immaginato di fare. Non ci sono più stati tentativi di costruire “casi” giudiziari esemplari, e quella strada, giudicata dalle attivissime minoranze “pro-death” come la più breve e strategica, è stata abbandonata. Si è quindi passati per la via più lunga e rischiosa, quella parlamentare, una via aperta dal fatto che un piccolo scarto di voti (lo 0,4%) ha attribuito la maggioranza in Parlamento alla sinistra. La discussione è in corso, e vedremo se la legge sarà o no approvata. Ma il caso di Charlie impone una riflessione.

Tutto ruota ormai intorno al criterio di autodeterminazione: la Cassazione decise che la Englaro dovesse morire dopo aver ricostruito le sue volontà a posteriori, e nonostante il metodo fosse quanto meno discutibile (nessun tribunale userebbe lo stesso metodo per la trasmissione di un bene, un’eredità: per decidere della vita di una persona, invece, è stato fatto), il criterio dell’autodeterminazione è servito da alibi. D’altra parte i genitori e il tutore volevano la morte di Eluana, e nessun altro aveva diritto a intervenire. Per il bimbo di Connie e Chris, invece, la situazione è all’opposto: i genitori vogliono disperatamente lasciarlo in vita, e, come è noto, hanno raccolto fondi sufficienti a portarlo in America, dove sarebbe sottoposto a una cura sperimentale. La soluzione più ovvia, semplice e naturale, sarebbe dunque quella di restituire il piccolo alla mamma e al papà, e lasciarli tentare. Sono i genitori ad avere il diritto di decidere, è a loro che è delegata l’autodeterminazione del minore.

Ma qui invece, l’autodeterminazione è sparita. I medici hanno deciso e i tribunali hanno confermato la decisione, e così è lo Stato, senza veli, senza necessità di alibi, giustificazioni o mistificazioni, a detenere il diritto di vita e di morte sul bimbo. E’ il paradosso, ben noto a chiunque abbia approfondito la questione dell’eutanasia e del testamento biologico, dell’autodeterminazione che scivola velocemente nella più incredibile “eterodeterminazione”. Quando la persona è sola, quando si smaglia il tessuto di mediazioni e relazioni che protegge l’essere umano dalle intrusioni eccessive dello Stato, il risultato è inevitabilmente questo, e lo confermano tutti i dati nei paesi dove l’eutanasia è legge. Charlie Gard è ostaggio dello Stato nella liberale e civile Inghilterra, e i suoi genitori sono impotenti di fronte alle decisioni di vita e di morte che lo riguardano. Ai senatori che si apprestano a votare la legge sul testamento biologico vorrei dire: pensateci bene. Pensate a Chris e Connie, guardate la foto in cui hanno portato il loro piccolo sulla terrazza dell’ospedale per stare insieme, godere di qualche momento con lui non sapendo se potranno farlo ancora, se dalla Corte di Strasburgo verrà una decisione di vita o di morte.

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CommentiCommenti 7

Eliseo Malorgio (non verificato) said:

– Fammi un atto di adorazione – Disse Satana al Cristo, dopo avergli mostrato i fasti e le ricchezze esistenti sulla faccia della terra, – ed io ti darò tutti i regni del mondo.
Sappiamo dunque che il padrone di questo mondo è Satana. Stando così le cose, mi domando, visto che il sig Gard ha ricevuto grandi somme dai benefattori, perchè non prende il suo bambino e se la svigna senza salutare nessuno, verso un altro Paese in una clinica di medici decenti lontano da magistrature massonico-sataniche e dai loro ridicoli paludamenti messi in scena per impressionare i gonzi?
Se aspetta le sentenze di questi disgraziati, sta fresco il povero sig Gard.
Al posto suo, prenderei il mio bambino e sparirei come una nave nella notte, altro che p..... ,come si usava dire popolarmente nella Romagna d'antan, invece di aspettare le sentenze di questi figli del demonio.

Sara (non verificato) replied:

Credo che i genitori non possano "svignarsela nella notte" col piccolo... bambini come lui sono tenuti in vita dai macchinari ospedalieri. Il trasporto deve essere concordato e organizzato tramite ambulanza. Altrimenti non si porrebbe il problema...

Engy (non verificato) said:

Ma qui invece, l’autodeterminazione è sparita. I medici hanno deciso e i tribunali hanno confermato la decisione, e così è lo Stato, senza veli, senza necessità di alibi, giustificazioni o mistificazioni, a detenere il diritto di vita e di morte sul bimbo. E’ il paradosso, ben noto a chiunque abbia approfondito la questione dell’eutanasia e del testamento biologico, dell’autodeterminazione che scivola velocemente nella più incredibile “eterodeterminazione”.
Meno male! Trovo qui ben espresso il mio pensiero.

Engy (non verificato) said:

"Ma qui invece, l’autodeterminazione è sparita. I medici hanno deciso e i tribunali hanno confermato la decisione, e così è lo Stato, senza veli, senza necessità di alibi, giustificazioni o mistificazioni, a detenere il diritto di vita e di morte sul bimbo. E’ il paradosso, ben noto a chiunque abbia approfondito la questione dell’eutanasia e del testamento biologico, dell’autodeterminazione che scivola velocemente nella più incredibile “eterodeterminazione”.
Ecco, questa soprattutto è la riflessione che condivido, che ho in mente e che finora non ho letto da nessuna parte.

Lara (non verificato) said:

Paragonare questo al caso di Eluana Englaro è terribilmente fazioso e fuori luogo, vista l'opposta posizione delle famiglie in questi due casi. In questo caso la famiglia è contraria all'eutanasia e il tribunale sta ledendo la loro libertà di scelta per il figlio. Nel caso Englaro si é invece assecondato il desiderio della famiglia di lasciar andare la figlia. L'unica libertà lesa nel caso Englaro è stata quella dei bigotti, come ha scritto questo articolo, di far prevalere il proprio pensiero calpestando l'altrui libertà di scelta.