Gabbati e scontenti

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“Cucù Equitalia non c’è più”. Era il 23 ottobre 2016 quando Matteo Renzi a “In mezz’ora” da Lucia Annunziata annunciava la chiusura di Equitalia. Una riforma, contenuta nell’ultima legge di stabilità del suo governo, presentata come una grande rivoluzione a vantaggio dei contribuenti. Tanto che Renzi la trasformò subito in uno dei tanti slogan posti al centro della campagna elettorale per il referendum costituzionale del 4 dicembre: “Le multe si pagano, ma non ci può essere un meccanismo vessatorio” diceva l’ex premier.

Ora, il 1 luglio scorso Equitalia ha effettivamente chiuso i battenti lasciando il posto alla nuova Agenzia delle Entrate-Riscossione. Ma, questa volta, Renzi e renziani non hanno salutato la fine della tanto odiata agenzia di riscossione con la solita ola di commenti inneggianti le riforme del governo dei Mille giorni. Lo stesso Renzi su Facebook, dove ultimamente dispensa commenti praticamente su tutto, ha riservato all’evento solo un passaggio in un post: “Oggi ultimo giorno di Equitalia”. Più diretta, invece, ma pur sempre sotto tono Maria Elena Boschi che su Twitter ha cinguettato: “Era un impegno del governo dei Mille giorni e l’abbiamo mantenuto”. Per il resto, nulla. Nessun commento degno di nota. Eppure sembrava un’occasione facile facile per lanciare i soliti spot renziani, dato che è stata presentata, come già detto, come una svolta epocale, come la fine di “un meccanismo vessatorio”.

Già, ed è proprio questo il punto. Probabilmente quasi tutti si sono accorti in tempo che, di fatto, la nuova Equitalia non sarà molto differente dalla vecchia. Anzi, sarà decisamente peggio. Infatti la nuova agenzia è un ente pubblico strumentale dell’Agenzia delle Entrate e sottoposto al controllo del Ministero delle Finanze e proprio in quanto ente pubblico ha, dunque, a disposizione maggiori poteri rispetto a Equitalia. Un esempio? Se prima Equitalia poteva sapere se e dove il contribuente aveva un conto corrente la nuova Agenzia, per accelerare la riscossione delle cartelle non pagate (come multe, ma anche contributi INPS bolli auto e le altre tasse) potrà accedere direttamente ai dati dell’Anagrafe Tributaria – accesso riservato fino ad ora solo all’Agenzia delle Entrate - per verificare i redditi e i beni in possesso dei contribuenti per poi sottoporli eventualmente a pignoramento. Non solo. L’AdE-Riscossione potrà accedere anche alla banca dati dell’Inps, ottenere le informazioni che le servono (come ad esempio i dati relativi al rapporto di lavoro) e procedere a pignorare lo stipendio, la pensione, le indennità. Tutto questo senza passare per lo scrutinio di legittimità di un giudice terzo. Certo, il recupero coattivo non sarà immediato e automatico. Restano – e ci mancherebbe (sic!)- i soliti avvisi e solleciti di pagamento, ammesso che arrivino, e i 60 giorni di tempo per mettersi in regola, versando subito l'intero importo, chiedendo di rateizzarlo oppure facendo ricorso.

Insomma, la notizia si commenta da sola. Altro che “Equitalia non c’è più”! Ma la cosa bella è che Renzi definisce tutto questo come la fine di un “meccanismo vessatorio” quando invece porta ad instaurare uno “Stato di Polizia fiscale” che può arrivare a mettere direttamente le mani nei conti correnti dei risparmiatori. L’esatto contrario, in pratica.  

Per cui, nulla di nuovo sotto il sole. La nuova Equitalia altro non è se non l’ennesima fregatura dell’annuncite renziana, pompata a mille durante la campagna referendaria pur di racimolare voti per il Si, ma che alla fine pesa come un macigno sui contribuenti, soprattutto quelli più in difficoltà. E meno male che l’obiettivo finale era quello di ridare speranza e fiducia alle famiglie! 

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