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Trump

Ve la ricordate Kathy Griffin? La rossa anti-trumpista, comica, presentatrice e volto noto della Cnn, che si era fatta ritrarre mentre mostrava al pubblico la testa mozzata del presidente Trump, grondante sangue? Una decapitazione in perfetto stile Isis che venne ripresa dalla stessa emittente per cui lavorava - nel frattempo, dato il clamore, l'hanno licenziata - e che ospitò anche una sua lunga intervista in cui si lamentava del fatto che dopo la foto scandalo, Trump stesse tentando di rovinarle la vita?

Episodio, insieme ai numerosissimi tweet volgari e violenti di noti presentatori e giornalisti Usa, cui hanno fatto eco un numero cospicuo di manifestazioni di odio verso il presidente americano. Come quando, qualche settimana fa, Johnny Depp, al festival di Glastonbury per presentare il suo ultimo film, ha lanciato una minaccia al tycoon: "Potete portarmi Trump qui? Quando è stata l'ultima volta che un attore ha assassinato un presidente?". Oppure il caso della versione rivisitata dello spettacolo teatrale "Giulio Cesare" di Shakespeare, che ha visto a uno a uno tutti i suoi sponsor ritirarsi, in cui il protagonista è proprio Trump che finisce assassinato.

Violenza dicevamo. Quella di cui adesso è il Don ad essere accusato. Ne ha fatta un'altra delle sue, dicono i giornaloni: galeotto l'ennesimo tweet che sta facendo discutere, per usare un eufemismo. The Donald ha pubblicato un video che lo ritrae vicino a un ring del wrestling mentre mette al tappeto un uomo grande e muscoloso il cui volto è coperto con il logo della Cnn. Si tratta di immagini di repertorio che hanno almeno dieci anni e che risalgono a quando il Don, lontano dal mondo della politica, seguiva da vicino il mondo dei wrestler e, da attore provetto, fece finta di prendere a pugni e mettere ko Vince McMahon, un gigante di due metri, presidente della World Wrestling Entertainment. Con l'hashtag FraudNewsCnn#FNN - vale a dire #NotizieTruffaCnn - Trump ha semplicemente ripreso l'immagine animata, la "gif", che già viaggiava da giorni in rete e ha voluto rispondere, a modo suo, allo scandalo che ha investito la Cnn.

Per chi ancora non lo sapesse, i "video verità" pubblicati da Project Veritas hanno certificato che quelle sul famigerato Russiagate sono  "fake news": le accuse mosse al presidente sulle collusioni indebite con Putin fanno ascolti, fanno fare soldi, con buona pace dell'etica del giornalismo, lo dicono quelli che lavorano proprio alla Cnn. Ma il tweet presidenziale con Trump che 'stende' Cnn ha provocato una una levata di scudi di indignazione senza precedenti da ogni sorta di pulpito. Per il New York Times, attraverso la penna del direttore Dean Baquet, il gesto del presidente Usa è "sconveniente": non è bene "attaccare i giornalisti che fanno il loro lavoro".

Il Times ha provato, invece, ad avallare la tesi della violenza trumpista ricordando che è presa ad esempio da tutti i repubblicani, mentre la Cnn, in una nota ufficiale, ha commentato il video parlando di un "giorno triste quello in cui il presidente degli Stati Uniti incoraggia la violenza nei confronti dei giornalisti". E aggiungendo la lezioncina, "invece di preparare il suo viaggio all'estero, il suo primo incontro con Vladimir Putin, affrontare il dossier della Corea del Nord e lavorare al suo progetto sanitario, si intrattiene in comportamenti infantili molto al di sotto della dignità del suo ufficio. Noi continueremo a fare il nostro lavoro, lui dovrebbe iniziare a fare il suo".

Ma davvero questi signori hanno il coraggio di parlare di violenza e di lavoro onesto? Buonsenso e un briciolo di dignità avrebbero imposto almeno qualche mese di silenzio. E, invece, dopo lo scandalo scoperchiato da Project Veritas, nessuno alla Cnn ha fatto mea culpa. Non solo non è arrivata nessun tipo di scusa per il cattivo esempio e per la pessima informazione fornita ai propri lettori ma adesso osano ancora parlare di onestà e di violenza? Se lo scandalo della Cnn avesse coinvolto un Obama qualsiasi, a quest'ora sarebbero già intervenuti l'Onu, l'Oms, e forse pure il WWF e probabilmente la Cnn & Co avrebbero chiuso i battenti per sempre. E invece tutti a minimizzare, a tergiversare con il quanto mai pusillanime, "sì, però poi ...".

Quanto alla parentesi sulla violenza, la cosa suscita non poco riso. E' davvero difficile immaginare come il video pubblicato dal presidente Trump, dove regna la finzione, l'ironia e persino la stupidità, possa risultare una minaccia se paragonato ad una decapitazione e ad un assassinio. Abbiamo imparato a conoscerlo il presidente Trump. L'uomo bianco e biondo (si fa per dire!), il miliardario che ha costruito da solo il suo impero, mattone dopo mattone, risorgendo anche da svariati crolli economici, il personaggio ostile alle élite, insofferente ad ogni sorta di declinazione del politicamente corretto, e che conosce meglio di chiunque altro le regole del mondo dello spettacolo e che, per quanto a volte sopra le righe, resta un presidente regolarmente eletto dagli americani.

La verità è che The Donald ha saputo esorcizzare la valanga di bugie che gli è piovuta addosso con un'ironia indecifrabile per il politicamente corretto, e ha spiazzato ancora una volta tutti i parrucconi che gridano allo scandalo senza pudore. Un'ultima cosa, Cnn e Co. non hanno un briciolo di ironia. Nel tweet incriminato, infatti, Trump ha utilizzato uno sport, il wrestling, che non è uno sport, dove la violenza è finzione, puro spettacolo. Ma è qualcosa che piace agli americani, piace al popolo americano, quello stesso popolo al quale Trump si rivolge, scavalcando i grandi media, con un tweet.

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