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Secondo gli onusiani dell'Unesco, la Città Vecchia di Hebron e la Tomba dei Patriarchi sono "siti palestinesi" del Patrimonio Mondiale e "in pericolo". L'Unesco, non nuova agli inchini palestinolatrici, ha votato oggi una risoluzione a Cracovia che prevede appunto due clausole: la prima che la Città Vecchia di Hebron e la Tomba dei Patriarchi entrino a far parte del Patrimonio Mondiale dell'Unesco come "siti palestinesi".

La seconda che essi devono essere riconosciuti come "in pericolo" e che ogni anno il Comitato dovrà riunirsi per discutere il loro caso. Immediata la reazione israeliana: il premier Benyamin Netanyahu ha definito la decisione "surreale" ed ha annunciato il taglio di un milione di dollari ai fondi che il suo Paese paga come membro dell'Onu. L'Autorità nazionale palestinese (Anp) parla di "evento storico".

Nei giorni scorsi, l'ambasciatore all'Unesco, Carmel Shama Hacohen, aveva cercato di bloccare il procedimento che stravolge la storia ebraica. "Questa volta," ha detto Netanyahu, "hanno deciso che la Tomba dei Patriarchi a Hebron è un sito palestinese e non ebraico e che è in pericolo. Non un sito ebraico? Chi è sepolto li'? Abramo, Isacco e Giacobbe, Sarah, Rebecca e Lea: i nostri padri e le nostre madri!".

"Il sito è in pericolo?. Solo quando Israele governa, come ad Hebron, la libertà di religione è garantita per tutti". Il ministro della Difesa Avigdor Lieberman ha attaccato l'Unesco definendolo "un'organizzazione politica, imbarazzante e antisemita", mentre il titolare dell'Educazione Naftali Bennett ha annunciato che "Israele non riprenderà la sua collaborazione con l'Unesco finché questa organizzazione resta uno strumento politico. 

Gli Stati Uniti, per bocca dell'ambasciatrice presso l'Onu Nikki Haley, definiscono "tragica" e "un affronto alla storia" la decisione dell'Unesco. Secondo Haley, questa mossa "mina la fiducia necessaria al successo del processo di pace fra israeliani e palestinesi" e "scredita ancora di più la già molto discutibile agenzia dell'Onu".

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