#CharliesFight

Versione stampabile
charlie gard

L’udienza per Charlie è rinviata a giovedì 13 luglio perché il giudice non ha voluto sentire ragioni ed è rimasto della sua opinione, evidentemente condivisa dai medici del Great Ormond Street Hospital (GOSH): il massimo interesse di Charlie è morire, perché non potrà mai guarire. 

E quindi non gli è consentito lasciare il GOSH perché altrove – nei migliori ospedali pediatrici del mondo - addirittura tenterebbero una terapia sperimentale, il che ai loro occhi equivale a un danno perchè non ci sono evidenze di guarigione o di miglioramenti importanti. Come hanno riportato le agenzie, secondo la cosiddetta “Alta Corte” inglese al momento esistono diverse e ampie prove che la stessa terapia sperimentale non modificherebbe "il profondo e strutturale danno cerebrale" del bambino.

E non perché lui soffra: quella è un’ipotesi e niente vieta, nell’incertezza, di dare antidolorifici (e forse già lo fanno, non lo sappiamo). Il problema è che quella vita, di per sé, per quei medici e quei giudici non è tollerabile: Charlie è senza speranza, non si può muovere e non è in grado di respirare né di nutrirsi da solo. E se non ci sono cure che possano migliorare sensibilmente quella condizione, non resta che farlo morire. Questo per loro significa tutelarlo.

E’ tutta qui la partita che si gioca intorno al piccolo inglese: la qualità della sua vita. Ma allora cosa ne facciamo delle persone con gravi lesioni cerebrali? Eutanasia per tutti i cerebrolesi che non hanno possibilità di guarire o di avere una qualità di vita considerata accettabile? 

Per i genitori di Charlie invece la speranza è un rischio da correre (come diceva Bernanos) e il loro bambino ha diritto a una chance, pur remota e a prescindere dall’esito: la sua vita è preziosa e ha un senso, anche così. E’ loro figlio. Perché rifiutare l’opportunità di una sperimentazione, offerta non da ciarlatani di passaggio ma da autorevoli esperti? Ma soprattutto nessuno ha ancora spiegato quale sarebbe la controindicazione a passare alle cure palliative lasciando attaccati respirazione e nutrizione assistita.

E pare non importi niente agli inglesi neanche della megafiguraccia a livello mondiale che stanno facendo: il GOSH rischia di passare alla storia da eccellenza internazionale a ospedale prediletto da Erode. Ma è un “effetto collaterale” che hanno deciso di accettare: evidentemente per quei medici sarebbe peggio se il bambino, una volta fuori dal loro ospedale, vivesse di più di quanto preventivato, o addirittura – orrore orrore – migliorasse anche solo nell’autonomia del respiro. Sarebbe la prova definitiva del fatto che loro i disabili gravi, quelli senza speranza, li lasciano morire. 

Ed è proprio questo, invece, che stanno mostrando al mondo, lo squarcio che Charlie ha aperto. Se gli operatori sanitari del Gosh hanno candidamente dichiarato di aver fatto il massimo per Charlie, e che i genitori non hanno accettato quel che invece di solito avviene, una domanda viene spontanea: cosa succede ai disabili gravi, di solito, e qual è il livello della qualità di vita ritenuto accettabile, negli ospedali inglesi? 

Probabilmente al GOSH sperano di portarla ancora un po’ per le lunghe, e pensano che Charlie nel frattempo risolva da solo questo pasticcio planetario, morendo, come tutti gli altri piccoli colpiti dalla stessa terribile malattia. Magari alla fine di luglio, quando la gente è in ferie, distratta, e magari la smette con tutto questo fracasso internazionale. E infatti voci “autorevoli” si sono levate in questi giorni, chiedendo quel silenzio che farebbe tanto comodo alle autorità inglesi. 

Che si rassegnino. Noi non molliamo. Continueremo a sostenere Charlie, il suo diritto a tentare, il suo diritto a essere sostenuto fino alla fine della sua vita, il suo diritto a non essere ucciso in nome del suo massimo bene.

CommentiCommenti 6

Eliseo Malorgio (non verificato) said:

Povero Charlie, vittima delle forze del male, come i milioni di bambini assassinati con la pratica dell'aborto legalizzato, e come tutti i bambini vittime della guerra, e come pure i bambini della Palestina bersaglio dello sport del "tiro al piccione" per divertimento dei soldati israeliani, i quali sono stati educati fin da ragazzi che essi hanno il diritto di vivere.mentre i bambini dei loro nemici possono benissimo essere uccisi. Una logica che non fa una piega. Gesì Cristo. però, loro dcomodo conterraneo la pensava diversamente. N'est ce?

maboba (non verificato) said:

Charlie morirà fra pochissimo? Probabilmente, ma nessuno può saperlo con sicurezza, visto che nessuno è padrone della morte così come della vita. La bruttura di questa situazione è che siano dei giudici, da soli o in associazione con i medici, a decidere quando, dove e come deve morire "per il suo bene", un bene che invece spetta solo all'amore dei genitori sapere quale sia, come è sempre avvenuto. Una responsabilità enorme, ma l'unica lecita.
Stiamo assistendo ad un altro capitolo di quella generale de-responsabilizzazione che sta pervadendo la nostra società. Sempre più spesso si cerca di delegare ad un' "autorità" esterna, ritenuta a torto superiore, quella che è una precisa responsabilità personale. La ossessiva campagna per convincere/-rsi che l'aborto è un "diritto" per legge ne è la manifestazione più evidente, di cui quella per l'eutanasia è solo un corollario.

Giuliano (non verificato) said:

La data ricorda l'anniversario dell'apparizione di Fatima, speriamo e confidiamo in Lei!

Marino Colleluori (non verificato) said:

Noi non molliamo la presa, affidiamoci ancora una volta al Signore ed alla Madre Celeste pregando sempre ed intensamente per Charlie e per i Genitori. Sarà Lui a decidere secondo la Sua Volontà e per il bene di tutti.
Marino e Pina Colleluori da Giulianova (TE).