Controsenso

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“Il governo Monti e il governo Letta avevano un deficit più alto del nostro, lo avevano al 3% e noi lo abbiamo ridotto, non aumentato. Siamo stati più rigorosi”. “La nostra proposta è quella di far salire il deficit al 2,9% del Pil per cinque anni per ridurre le tasse e spingere la crescita”. A leggerle così sembrerebbero dichiarazioni di due persone diverse, figlie di due linee politiche diverse. Niente di più sbagliato. A parlare è sempre lui, Matteo Renzi, che solo tre mesi fa – a marzo – si vantava di aver ridotto il deficit e di aver “tenuto i conti in ordine”, mentre ora propone addirittura di alzarlo al 2,9% per poter ridurre le tasse, cosa che dalle parti di Bruxelles è stata accolta con orrore: Juncker, come ha riferito il suo portavoce, si è limitato a un gelido “non commentiamo le parole di persone al di fuori della cerchia di governo”. Più secco il commissario Moscovici: “L’interesse dell’Italia è continuare a ridurre il deficit per ridurre il debito che pesa sulle generazioni future e impedisce di finanziare i servizi pubblici”.

Ma anche dal governo non si può certo dire che la proposta sia stata accolta con calore: “Mi sembra che siano temi per la prossima legislatura” ha commentato imbarazzato il ministro Padoan. Imbarazzo che nasce dal fatto che il governo proprio in questi giorni sta negoziando la riduzione del deficit in vista della manovra autunnale. L’esatto opposto, dunque. Ma niente, Renzi tira dritto e lancia quello che sarà il “nuovo” cavallo di battaglia della prossima campagna elettorale.

Anche se, per la verità, la proposta renziana, di nuovo ha ben poco. Dopo aver pregato in ginocchio la Commissione europea chiedendo “più flessibilità” - probabilmente in cambio dell’accoglienza “senza se e senza ma” dei migranti -, spingere ora per alzare il deficit, significa praticamente chiedere la stessa cosa: fateci spendere di più, fateci indebitare! Un film già visto e rivisto, dunque. Altrimenti come avrebbe fatto Renzi a trovare i famosi 80 euro e la barca di soldi pubblici investita per finanziare il Jobs Act “per rilanciare” a detta sua rispettivamente “i consumi e il lavoro”?

Peccato però che, con il tempo, queste misure hanno svelato la loro vera natura: mancette elettorali per aumentare il consenso più che i consumi, o - come nel caso del jobs act - risorse bruciate, che hanno avuto un risultato solo episodico. E a dirlo sono i dati: se si pensa che negli anni del governo Renzi, come ricordiamo sempre, il debito pubblico è aumentato di 135 miliardi di euro, nel 2016 abbiamo pagato 17 miliardi di tasse in più che con Monti, 50 miliardi in più che con Berlusconi (fonte Istat), i consumi non sono ripartiti, anzi, sono aumentati i risparmi, segno che la fiducia degli italiani è tutt’altro che in ripresa e il tasso di disoccupazione non è stato abbattuto, come ci era stato detto, non ci vuole tanto a capire che la Renzinomics, la politica economica del governo Renzi, pur essendoci costata cara, non ha funzionato. Solo tanto fumo negli occhi, e per niente arrosto. 

Per cui, nulla di nuovo sotto il sole: la proposta di alzare il deficit non è un inversione di tendenza rispetto al passato. Anzi, presenta sotto le mentite spoglie della “nuova proposta” una politica già praticata: tassa e spendi. Solo che ora Renzi, già in piena campagna elettorale, fa pendere la bilancia mediatica solo sullo “spendi” chiedendo fondi per tagliare le tasse. Ma in realtà alzare il deficit significa, come già detto, aumentare la spesa pubblica; quando si dice che i conti vanno tenuti in ordine e il debito sotto controllo, si dice una cosa giusta, perché gli effetti deleteri di una politica in deficit rischiano di essere uno spread fuori controllo, le speculazioni finanziarie, e la difficoltà dello Stato di piazzare i titoli del Tesoro, considerando gli alti tassi e i maggiori interessi sul debito. Ecco perché i conti vanno tenuti sotto controllo e bisognerebbe evitare azzardi come quelli contenuti nelle ultime manovre. Tutto questo potrebbe infine tradursi in un nuovo e immancabile aumento delle tasse per cercare di riportare in ordine i conti. Quindi, attenzione alla fregatura: quando Renzi punta tutto sullo “spendi”, il “tassa” è sempre dietro l’angolo.

CommentiCommenti 3

Eliseo Malorgio (non verificato) said:

"L'Italia deve ridurre il deficit per ridurre il debito" dice Moscovici.
Si direbbe una profonda osservazione filosofica.
Come è possibile ridurre il debito se ogni volta che riceviamo 100 si crea istantaneamente un debito (diciamo) di 105?
Come faccio a pagare 105 se l'unico denaro disponibile è cento?
Se tutta la moneta esistente è cento, come faccio a pagare cento e cinque?
La risposta a questo interessante quesito è: emettere la propria moneta, e non andarla a comprare da questi disgraziati a 105 per ricevere 100.
Senza dire che, il divario, tra denaro esistente ed il debito, aumenta ogni giorno a passi da gigante, a causa del fatto che la "vendita di moneta" è soggetta all'interesse composto: Montante = Capitale x (1+i) alla n.
il quale montante in meno di vent'anni diventa il doppio del valore iniziale del "debito".
Questo giochetto, i banchieri di Sion lo conoscono da quattromila anni, cioè dall'età del bronzo, dal tempo in cui il territorio fertile si estendeva ad arco dal litorale dell'attuale Siria sino alle foci del Tigri e dell'Eufrate
Dice infatti il legislatore Mosè nel Deuteronomio: "Non presterai denaro con addizione di interessi" beninteso al popolo di YHWH. Agli altri popoli puoi prestare denaro ad interesse, in tal modo li farai tuoi schiavi. Ma tu non prendere denaro in prestito ad interesse, poichè in tal caso tu sarai schiavo del prestatore.
Ma queste cosette il sig. Renzi non può tenerle in considerazione. Egli è appena un cameriere citrullo, cameriere di qualche Solomon o Goldstein, uno di quegli eletti, scelti da YHWH per sottomettere tutti gli altri popoli.