Versione stampabile
libia

Si respira una brutta aria sulla missione italiana in Libia. Prima il generale Haftar, alleato dell’Egitto, ha minacciato di bombardare le nostre navi, inviate dal governo Gentiloni a sostegno della guardia costiera libica. Adesso uno dei vice di al Sarraj - il debole premier riconosciuto dall’Onu su cui il nostro governo ha scommesso tutto - chiede a Roma di “cessare immediatamente la violazione della sovranità libica e di rispettare i trattati internazionali”. Al Majburi, questo il nome del vice di Sarraj, cita a sostegno delle sue dichiarazioni il trattato di amicizia italo-libico, che “vieta in modo esplicito questo tipo di interventi”. Usando la prima persona plurale, “noi”, il vicepremier aggiunge di “condannare il coinvolgimeno italiano che si basa su una decisione individuale di al-Sarraj”. Insomma, il primo ministro, a quanto pare, adesso rischia di essere sfiduciato anche dai suoi.

E così, dopo aver annunciato in conferenza stampa l’avvio della missione italiana con i ministri Alfano e Pinotti in grande spolvero da campagna elettorale, il governo italiano in Libia si trova scornato un'altra volta e la Farnesina si vede costretta a precisare che ogni iniziativa dei nostri militari dipende da una “espressa richiesta” della guardia costiera e del governo libico. Insomma, la conferenza stampa di Pinotti e Alfano ha solo complicato le cose nel delicato processo di riappacificazione libico e negli equilibri di potere a Tripoli. Se adesso Al Serraj dovesse scaricare  anche lui l’accordo con l’Italia, pressato com'è dai suoi ministri, rischiamo di fare una figuraccia internazionale di grandi proporzioni. Non solo perché Sarraj  noi lo abbiamo coccolato mentre adesso i suoi ci sganciano un siluro non da poco, ma anche perché se i nostri alleati ci mollano avremo la conferma che il vertice organizzato dal presidente Macron è riuscito eccome.

Se anche il governo Sarraj si sgancia da Roma, il presidente francese avrà dimostrato di essere più svelto e più sveglio, facendo incontrare il ‘premier’ e il generale libici a Parigi, come del resto si prepara a fare la Russia di Putin a Mosca.  Così, mentre gli altri parlano con tutti, noi restiamo sempre più isolati a livello internazionale e persino il presidente della commissione europea Juncker mostra delle titubanze sui rischi della missione italiana rispetto alla tutela della sovranità nazionale libica. I renziani possono accontentarsi della dichiarazione del socialista tedesco Schulz, che manda a dire a Macron che non è possibile aprire centri di accoglienza per i migranti in Libia perché è ancora uno Stato fallito. Peccato però che al momento Schulz sia solo un candidati alla segreteria del partito socialista e che Angela Merkel sulla questione libica resti in rigoroso silenzio. Del resto la Germania i suoi problemi li ha risolti, chiudendo l'accordo con Erdogan e la "rotta balcanica", e riaprendo alla grande quella di Lampedusa.

 

Aggiungi un commento