#CharliesFight

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Charlie Gard

La lunga e commovente intervista sul Daily Mail a Connie Yates, la mamma di Charlie, che racconta delle ultime ore di vita di suo figlio, potrebbe sembrare una straziante ma purtroppo comune cronaca della morte di un bambino molto malato e molto amato. Sappiamo però che la storia di Charlie va ben aldilà della tenera, breve vicenda umana di un bambino. Basterebbe a ricordarcelo tutto il contorno: il viaggio, scortati dalle guardie della sicurezza, in macchina dietro l’ambulanza, di mattina presto, verso un hospice che doveva restare segreto; il rifiuto fino alla fine di qualche ora in più prima di staccare il ventilatore; le tante bugie dell’ospedale per impedire al bambino di morire a casa, tra cui la più inverosimile e sfacciata, quella che il ventilatore non entrasse dalla porta di casa. Una menzogna platealmente smentita dalle ultime foto, che fanno vedere Charlie con i suoi nel parco dell’hospice, in un passeggino dotato di respiratore portatile, ben visibile. Avrebbe potuto passare per qualsiasi porta.

Charlie non è morto della sua malattia, ma perché la sua qualità di vita è stata giudicata troppo bassa dal Gosh, l'ospedale inglese ormai tristemente noto per il conflitto aperto con i coniugi Gard: una "qualità di vita" troppo bassa per tentare una cura, troppo bassa per seguire l’evoluzione della sua malattia (l’ultima risonanza al cervello fatta a gennaio, e mai è stata effettuata una risonanza su tutto il corpo), troppo bassa per vivere. Parafrasando il titolo del grande romanzo novecentesco di Musil, "L'uomo senza qualità", possiamo dire che Charlie è morto perchè è stato ritenuto "un bambino senza qualità". Nel nostro mondo occidentale l'imperfezione, la malattia, l'estrema fragilità sono considerati peccati irredimibili, che pongono le persone fuori dalla comunità umana, in una terra di nessuno, dove non ci sono tutele. Su Charlie si è esercitata una chiara scelta di abbandono terapeutico ed eutanasia, per di più attuata, quest'ultima, contro le richieste dei suoi genitori, e quindi eutanasia di stato.

Il clima vissuto dai genitori di Charlie è ben descritto da un passaggio dell’intervista a Connie: "Vedevo il Great Ormond Street come un grande pesce e Charlie, io e Chris come piccoli pesci. E' stato terribilmente intimidatorio trovarci contro un ospedale così potente, un ospedale che, agli occhi di molti, non può sbagliare. Ed è stato altrettanto terrificante capire quanto facilmente i diritti dei genitori possano essere calpestati. Ora sappiamo che gli ospedali hanno avvocati che sono incredibilmente esperti nel vincere questi tipi di casi. Lo fanno tutto il tempo”. E ancora “La nostra squadra giuridica si è impegnata tantissimo, anche emotivamente. Spesso eravamo tutti in lacrime per il modo freddo in cui venivamo trattati. I nostri legali ci hanno rappresentati gratuitamente perché credevano fortemente nel nostro caso. Siamo stati incredibilmente fortunati. Se avessimo dovuto finanziare tutto questo da soli, ci sarebbe potuto costare 1 milione di sterline. Quale persona comune ha questi soldi?”.

Se è chiaro che un ospedale ha il proprio ufficio legale, e che un grande ospedale ha ovviamente cause con i suoi pazienti, l’immagine del Gosh ci restituisce un sistema sanitario rovesciato, arcigno e onnipotente, di cui ci si pensa prigionieri, piuttosto che pazienti, e fa rabbrividire l’idea dei molti avvocati “incredibilmente esperti nel vincere casi come questi”. Quanti Charlie Gard ci sono, al Gosh? Nel Regno Unito? Nel nostro Occidente? E a cosa serve tanta scienza, tanta tecnologia, tanto progresso, se un disabile gravissimo non merita sperimentazioni cliniche, non merita controlli, e neppure la vita? A che serve un ospedale iper-specializzato, se non a curare casi difficili, anche quando non si possono guarire? Ma dove sarebbe la medicina, adesso, se di fronte a ogni malattia inguaribile avessimo cercato di risolvere il caso uccidendo il malato il prima possibile?

“Crediamo che Charlie sia stato mandato a noi per una ragione. E faremo in modo che la sua morte non sia inutile” ha concluso la coraggiosa mamma. Anche noi lo pensiamo.

 

CommentiCommenti 7

Eliseo Malorgio (non verificato) said:

I signori giudici inglesi, evidentemente non riconoscono ikl principio del diritto stabilito dal giurista romano di Ulpiano: "Neminem laedere" cioè non danneggiare nessuno.
Riconoscono e attuano il principio barbarico: "Il diritto risiede nella forza" cioè Il diritto di una tigre di azzannare un agnello.
È un punto di vista discutibile ma che esiste. E dunque il sottoscritto desidera ed augura a siffatti "magistrati" di venire in breve alle prese con un commando tipo "Gladio"che li faccia a pezzi a colpi di baionetta, nel rispetto dello stesso diritto da essi praticato nei confronti di Charlie.

paolo (non verificato) said:

Credo che Charlie, la sua fine procurata dalla comunità, dai suoi rappresentanti scientifici e politici, evidenzi la irreversibile marcia trionfante dello stato sempre più invadente l'umano, la inversamente proporzionale deresponsabilizzazione individuale, la distruzione del corpo intermedio della famiglia, la sua ridicolizzazione, e l'eclissi delle humanities, della civiltà creata dall'umanesimo cristiano. Come far cambiare la china a questo pendio scivoloso, comune in tutti i paesi, indipendendemente dalla latitudine, la longitudine, il colore politico e ideologico delle loro agende?

Federica Mezzi (non verificato) said:

Sono inorridita da tutta questa storia! Sono inorridita da certi commenti e da certi articoli di giornalisti che continuano a parlare di Charlie come un bimbo malato (cieco - sordo - paralizzato e con il cervello morto), i cui genitori volevano tenerlo in vita solo per prolungarne la sofferenza! Per non parlare di quelli che io chiamo gli "anonimi del gosh", che rilasciano tardive dichiarazioni di grande amore nei confronti di Charlie, sostenendo che Trump, il Papa, l'ex sindaco di Londra e noi leoni della tastiera lo abbiamo fatto soffrire....secondo me invece, sono questi anonimi che hanno dimenticato che il gosh è un importante ospedale pediatrico che dovrebbe salvare bambini e non una clinica veterinaria che ricorre all'eutanasia cone se niente fosse!!!!!

Cielo (non verificato) said:

Chissà quante cure impossibili vengono tentate, nel mondo, se i personaggi che le richiedono, per figli o parenti, sono ricchi, famosi, potenti; in questo caso la macchina, in sordina, si mette in moto; questo non succede nel caso di persone comuni. I genitori di Charlie hanno giustamente lottato, implorato, sperato e poi hanno dovuto arrendersi: non appartengono alla categoria dei privilegiati ma sono a loro superiori, e la fondazione che speriamo possa nascere a nome Charlie Gard ci ricorderà il dramma e aprirà nuovi orizzonti.

Ne.da (non verificato) said:

Verissimo.
Charlie è stato mandato per essere amato nonostante la sua malattia e le numerose invalidità.
Invece la bella Gran Bretagna (Gran?)
, non ha permesso a questi genitori di amare il piccolo finché Dio lo avrebbe deciso.
Cos'è il dolore che poteva sentire , in confronto all'amore che poteva ricevere dai suoi stupendi genitori.