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Minniti

Dunque non era una semplice polemica domenicale quella tra i ministri Minniti e Delrio sul codice di comportamento delle Ong, le organizzazioni non governative che in parte hanno sottoscritto e in buona parte no il documento voluto dal governo per gestire i flussi incontrollati dei migranti verso l'Italia. E a sottolinearlo, con una presa di posizione irrituale rispetto al profilo tenuto fino adesso nei confronti del governo, è stato il presidente della repubblica in persona, Sergio Mattarella, intervenuto per placare gli animi nell'esecutivo e, dicono i boatos, scongiurare le imminenti dimissioni del ministro dell'interno. 

Come abbiamo scritto ieri, secondo il codice di condotta voluto con forza proprio da Minniti, che sul tema immigrazione appare il più lucido esponente della compagine governativa, le Ong che si rifiutano di sottoscrivere il documento non sono autorizzate a sbarcare nei nostri porti i migranti. Ma qui si apre il fronte con il dicastero guidato dal ministro Delrio, a cui fa capo la Guardia Costiera che nelle scorse ore ha continuato a 'trasbordare' i migranti tratti in salvo dalle Ong al largo delle acque territoriali italiane - comprese le Ong che non hanno sottoscritto il codice, come Medici senza frontiere - per portarli nei porti italiani. Ma se la autorizzazione allo sbarco è stata negata dal ministero dell'interno chi si occuperà delle procedure di identificazione e di smistamento dei nuovi arrivati nei centri di accoglienza? 

Così mentre Mattarella loda il codice per le Ong e congela le eventuali dimissioni di Minniti, oggi Delrio torna alla carica e dice che "se c'è una nave di una Ong vicina a gente da soccorrere, non posso escluderla. E anche se non ha firmato il codice di autoregolamentazione, sono obbligato a usarla per salvare vite umane". Insomma lo scontro continua nonostante gli inviti alla calma del capo dello stato. E il tema diventa ancora una volta come si può pensare di gestire un fenomeno di grandi proporzioni come quello migratorio, considerando anche la situazione critica in Libia e l'isolamento dell'Italia in Europa su questo tema, quando i ministri del governo si muovono in ordine sparso, senza concordare sullo stesso tavolo interministeriale la strategia da seguire per contenere e regolare gli sbarchi. 

"Per quanto mi riguarda, non ho punti di contrasto con Minniti," ha detto Delrio. "L'interlocuzione è continua, ma oggi non ci siamo incrociati". Alla faccia della interlocuzione continua. E gli altri ministri? "Sono contrario ad ogni derby tra rigore e umanità, tra regole e solidarietà, tra sicurezza e diritti umani", dice in modo un po' pilatesco il titolare degli Esteri, Alfano, che oggi incontra l'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia. Le Nazioni Unite sono forse l'unico alleato che resta all'Italia in Libia, con il nostro governo aggrappato a un leader debole, Sarraj, che nella 'ridotta' di Tripoli deve vedersela non solo con il rivale Haftar, il generale che ha minacciato di bombardare le navi impegnate nella missione italiana, ma anche il suo vicepremier e i suoi ministri, che hanno pesantemente criticato la missione di Roma difendendo la sovranità nazionale libica. 

Così in Italia la Guardia Costiera sbarca nei nostri porti i migranti presi dalle navi delle Ong che non hanno sottoscritto il codice di condotta del governo, mentre in Libia per il principio del non respingimento sancito dal diritto internazionale le nostre navi sono tenute a trarre in salvo e a portare sempre nei porti italiani i migranti. Al di là di qualche buona intuizione del ministro Minniti, insomma, e degli inviti del Colle a proseguire sulla strada intrapresa, in realtà le divisioni nel governo e nel partito di maggioranza, il Pd, impediscono di ottenere dei risultati concreti sul fronte della immigrazione. 

La sinistra renziana e quella di governo hanno capito, a furia di prendere scoppole elettorali, che la questione migratoria è un tema molto sentito dagli italiani, italiani che non si accontentano più del mantra della "accoglienza" senza se e senza ma imposto negli ultimi anni dai Renzi e i suoi cloni e che ci ha portato alla situazione ingovernabile che oggi è sotto gli occhi di tutti. Ma non basta imitare le politiche del Centrodestra per recuperare qualche consenso, soprattutto se nel governo manca una cabina di regia e una idea chiara di come gestire in maniera organica e coordinata questo fenomeno. 

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