#cristianiperseguitati

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L'ennesima strage di cattolici in Nigeria, mentre scriviamo, non è un'ultim'ora. Sono già passati tre giorni da quando un uomo vestito di nero ha fatto irruzione nella chiesa cattolica di St Philips, a Ozubulu (sud-est della Nigeria), mentre veniva celebrata la messa, e ha aperto il fuoco. Una nuova carneficina, e sullo sfondo lo stesso orizzonte: una croce, il sangue, cattolici perseguitati. 

Si rincorrono le versioni dei fatti che niente hanno da invidiare alle migliori serie televisive sul crimine. In un primo momento la dinamica dei fatti aveva lasciato pensare alla consueta manifestazione di terrore ai danni di cattolici nelle loro chiese in stile Boko Haram (il nome significa "vietata l'educazione occidentale"). Ipotesi scartata quasi subito per essere soppiantata da ricostruzioni fantasiose mancanti, ancora oggi, però di prove certe.  E quindi si narra di un regolamento di conti legato ad un mancato pagamento relativo proprio alla costruzione della chiesa. E poi  di un commando di almeno cinque uomini armati e con il volto coperto che, dopo aver fatto irruzione nell’edificio, hanno sparato a raffica sulla gente colpendo almeno un centinaio di persone. Poi, ancora, una nuova versione - quella ormai più acclarata -, che vede un solo assalitore vestito di nero e con un casco in testa, intento ad un regolamento di conti, questa volta per affari di droga: un uomo nel mirino contro cui sparare a bruciapelo. Il resto dei morti vengono, invece, giustificati con l'esigenza dell'attentatore di farsi largo tra la folla di fedeli ignari del fatto che oltre al sacrificio di Cristo durante la messa, domenica, ci sarebbe stato anche il loro.

Se è bastato poco ad insabbiare l'ipotesi di una aggressione islamica, la stessa velocità e certezza non è stata riscontrata nella drammatica conta dei morti. Resta qualcosa che non torna. Fino a ieri mattina i cattolici uccisi erano undici. Ma il Guardian scriveva di quarantotto morti e decine di feriti, mentre sul nostrano Corriere della Sera, in un primo momento, si è fatto riferimento ad oltre cento morti. A due giorni di distanza arriva, finalmente, il primo comunicato ufficiale e provvisorio: tredici morti e ventisei feriti. Notizie confuse, e confusionarie, ma soprattutto terribili nei fatti oltre che nel caos con cui vengono raccontate. Il pavimento della cappella sporco di sangue sarà stato sicuramente lavato, mentre il silenzio continua a stendere la sua ombra e il suo velo sui cadaveri ancora caldi. La stampa si limita a sfornare articoli di cronaca, come se di mera cronaca nera si trattasse. 

Sarà questa l'eccezione che conferma la regola e per la prima volta l'orda islamica non è coinvolta? Potrà anche essere vero, ma il teatro è rimasto immutato: ancora una chiesa. La persecuzione va avanti comunque da anni e il gesto più innocuo all'ordine del giorno è lo sfregio degli arredi sacri. E' la storia che solo pochi giorni prima dell'attentato vi raccontavamo da queste pagine fotografandovi il profilo di una nazione, dove cambiano governi e gli organismi internazionali fanno promesse, ma Boko Haram e le altre tribù islamiche continuano a comandare. Solo l’anno scorso, Open Doors presentò un rapporto dettagliato, Crushed but not defeated: “la presenza cristiana in alcune aree della Nigeria è stata di fatto cancellata”. 

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