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Quelle in Sicilia non saranno semplici elezioni regionali: l’esito del voto nell’isola avrà una valenza nazionale rispetto alle prossime elezioni politiche. Lo si capisce chiaramente leggendo le dichiarazioni fatte dal presidente della commissione affari esteri del Senato, Casini, e l’intervista concessa al Messaggero dal coordinatore del partito democratico Guerini. Casini dice apertamente che “il nostro campo è il centrosinistra”. E parlando della coalizione tra “progressisti e moderati” tira in ballo l’attuale ministro degli esteri, Alfano, dicendo che Angelino “è per questa impostazione e con lui lavoriamo in piena sintonia, a Roma come a Palermo”. 

Anche per Guerini si lavora alla "costruzione di una coalizione larga sul modello Palermo" e in "questo schema è aperto un confronto con Alternativa popolare. Mi auguro che lo sbocco possa essere positivo". Insomma, da parte del Pd, che sull’isola, dopo aver sostenuto per cinque anni la Giunta Crocetta, adesso è in debito di ossigeno e di voti, c’è piena “disponibilità” a trattare con gli alfaniani, visto che parliamo della terra in cui AP, il partito di Alfano, ha un certo radicamento, e che quel pugno di voti può forse evitare al Pd l'onta di finire terzo, dopo i 5stelle e dopo il centrodestra. Spauracchio terribile per Renzi, che non può permettersi un crollo elettorale in Sicilia alla vigilia del voto per le politiche.

"Sui temi nazionali, che pure hanno natura diversa, il confronto è aperto", aggiunge Guerini parlando degli alleati, il che vuol dire che Alfano i suoi voti in Sicilia cerca di farli rendere al massimo, rifiutando patti elettorali limitati all'orizzonte delle regionali, e chiedendo garanzie di sopravvivenza a tutto campo. Insomma chi si prende i centristi nell'isola se li deve prendere anche alle elezioni politiche. Questo rende difficile un'alleanza con Forza Italia, di cui Gianfranco Miccichè è il grande sponsor. Un'intesa a livello nazionale con Alfano, infatti, per Salvini e Meloni è fuori discussione.

Il fatto è che non tutti gli alfaniani in Sicilia pare abbiano preso bene le grandi manovre per andare con il centrosinistra; si dialoga, certo, ma non c’è ancora un accordo politico. E se ci fossero dei dubbi sui malpancisti alfaniani nell’Isola ci pensa ancora Miccichè a sgombrarli, spiegando che  "tutti gli esponenti siciliani di Ap vogliono venire con noi, quindi la partita non è chiusa e io spero ancora di poterla vincere". Anche in questo caso però non sembra che tra i big di Forza Italia ci sia un grande entusiasmo all’idea di un ritorno a casa di Alfano via elezioni siciliane, dato che il ministro farebbe forse guadagnare qualche voto ad Agrigento e dintorni, ma ne farebbe perdere molti di più in tutta Italia. Inoltre si creerebbe una spaccatura con gli altri esponenti della destra che in Sicilia hanno già individuato in Musumeci il loro candidato. 

Dunque le prossime elezioni siciliane saranno anche il momento in cui Alfano dovrà scegliere definitivamente da che parte stare; ma soprattutto si vedrà chi, tra Renzi e Berlusconi, è disposto a turarsi il naso e offrire al ministro degli Esteri l'eterna poltrona, per poter contare su quel pugno di voti centristi in Sicilia.

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