La Cei smentisce Avvenire

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bassetti

“La Cei smentisce Avvenire”, “La Chiesa si pente”, “Sugli sbarchi il papa non è infallibile”… I titoli dei giornali di oggi sottolineano con grande enfasi la svolta del cardinale Bassetti, nuovo presidente della Cei, sul codice di comportamento delle Ong, e in generale sulla questione dei migranti. Le analisi sull’ormai nota omelia del cardinale sono diverse, ma danno tutte risalto al cambiamento di linea, ipotizzando anche una divaricazione, se non una spaccatura, all’interno del mondo ecclesiale.

Ma ha ragione chi ricorda il solido, e prudente, realismo della Chiesa, che nella sua storia millenaria ha sempre cercato di salvaguardare se stessa come istituzione, evitando di lanciarsi in avventure rischiose ed estreme, pur mantenendo saldi i propri principi. La verità è che la sponsorizzazione assoluta, senza se e senza ma, dell’accoglienza, aveva ormai isolato la Chiesa, che negli ultimi tempi era sostanzialmente rimasta con il cerino acceso in mano. La linea bergogliana su periferie e migranti ha fatto emergere personaggi e aree del mondo cattolico che sfiorano (e in molti casi più che sfiorano) un estremismo che trova solo nella sinistra radicale un corrispettivo politico, e anche certe “ospitate” (si pensi alla Bonino che parla in chiesa) sono un chiaro segnale dell’abbandono di ogni prudenza da parte di qualche settore della Chiesa. Ma finché il governo e il più forte partito che compone la maggioranza sono su queste posizioni, gli estremismi occasionali si possono assorbire. Il problema nasce quando persino il Pd, di fronte alla realtà della perdita di consensi, è costretto a cambiare linea.

Sostenere la posizione delle Ong “ribelli”, lanciarsi in una battaglia solitaria, in conflitto non solo col ministro degli Interni, ma anche con la magistratura e persino con il presidente della Repubblica, agire su cattolici doc come Del Rio, rischiando di spaccare il governo, non è una linea sostenibile. Aldilà dell’intervento pubblico di Mattarella (che ha ovviamente una linea aperta col Vaticano), aldilà della visita oltretevere di Minniti, c’è un confine di prudenza che la Chiesa, anche quella di Bergoglio, non può oltrepassare. Per quanto sia noto il rapporto di amorosi sensi tra il Papa e Scalfari, in Vaticano ritengono preoccupante rimanere soli al fianco di Repubblica; e va considerato anche che proprio l’enorme “sistema dell’accoglienza” messo in piedi dai cattolici, con le diocesi e le coop bianche, i conventi e le strutture della Caritas, e chi più ne ha più ne metta, potrebbe essere messo a rischio da mosse avventate.

In tutto questo, ha il suo peso la figura di Bassetti, che ha quella forte connotazione pastorale che piace al Papa, che è distante dalla politica, con qualche nota persino di candore, ma che è persona solidamente istituzionale, vocata alla mediazione,  aliena da ogni colpo di testa, da forme di estremismo e di inutile protagonismo. Lontano dallo stile Galantino come più non si potrebbe, anche sul piano dell’aspirazione presenzialista, Bassetti era la persona perfetta per correggere il tiro senza strappi troppo violenti. Chi ha scritto di spaccature interne alla Chiesa non ha capito che l’intervento del presidente della Cei è stata invece un’operazione di ricucitura;  Bassetti si è mosso in questa direzione anche sul caso Charlie Gard, parlando per primo, e cercando di evitare che le divisioni che percorrono il mondo cattolico diventino, in breve tempo, burroni invalicabili. 

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