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terremoto

E’ stata una toccata e fuga quella del prudente Gentiloni ad Arquata del Tronto, uno dei borghi marchigiani colpiti dal sisma che quasi un anno fa devastò il Centro Italia. Una visita durata relativamente poco, quella del presidente del consiglio, atterrato in elicottero e ripartito subito dopo aver inaugurato un secondo lotto di “casette” prefabbricate per i terremotati, le prime e per adesso uniche casette giunte in uno dei comuni della Regione colpiti dal sisma. 

Tutto questo dopo che il sindaco di Amatrice, Pirozzi, aveva inchiodato il premier e il suo governo alle sue responsabilità, denunciando ancora una volta ritardi, inadempienze e complicazioni burocratiche ma soprattutto fiscali nelle agevolazioni previste per chi, cittadini e imprenditori, ha perso tutto o quasi dopo il terremoto

Insomma, la visita ad Arquata, che per Gentiloni doveva essere una occasione per esprimere vicinanza a quelle popolazioni, ha rischiato e ancora rischia seriamente di trasformarsi in una resa dei conti con gli amministratori locali. Al momento del suo insediamento, Gentiloni aveva promesso di mettere la ricostruzione delle aree terremotate ai primi posti della sua agenda di governo ma, come emerge con sempre maggiore chiarezza, le “casette” nelle zone terremotate arrivano con il contagocce e soprattutto ci sono intere aree dove bisogna ancora vedersela con la rimozione delle macerie (da Amatrice a Norcia sono stati rimossi, pare, solo il 6% dei detriti). 

“Ci hanno preso in giro”, ha detto Pirozzi parlando delle agevolazioni fiscali previste dal governo e a poco valgono le rassicurazioni del commissario Errani, visto che lo stesso Errani ha dovuto precisare che l’Italia dovrà comunque fare i conti con i limiti imposti dalla Ue. A quanto pare non riusciremo a battere i pugni sul tavolo a Bruxelles neanche per la ricostruzione, o meglio per mantenere la promessa della no tax area nelle zone colpite dal sisma. "Leggo sulla stampa che il problema è il limite 'de minimis' dell'Unione Europea, ma non è così,” ha spiegato Pirozzi. 

“Il 'de minimis è un regolamento dell'Unione Europea che dice che un'impresa, nell'arco di 3 anni, non può usufruire di agevolazioni per importo superiore ai 200mila euro. Mentre quello che io ho contestato è che nel Decreto terremoto, e la circolare del Mise lo spiega bene all'articolo 10, si aggiunge un vincolo, ossia si stabilisce che una impresa potrà usufruire della esenzione di tasse e contributi 'spalmando' in tre anni l'importo a cui ha diritto anche se trattasi, ad esempio, di soli 10mila euro", prosegue il sindaco di Amatrice. 

"Quindi l'impresa non potrà usufruire del 100% dell'esenzione fiscale e contributiva nell'anno fiscale di riferimento ma dovrà spalmarla per il 39% nel 2017, per il 33% nel 2018, e per il 28% nel 2019. Mi auguro che nelle prossime ore ci si adoperi per un 'ravvedimento operoso' che permetta alle nostre imprese di usufruire del 100% dell'esenzione nel 2017, e del 100% nel 2018".

Del resto si era già intuito qual era l’andazzo nell’inverno scorso, quando l’attenzione e i riflettori della stampa si concentrarono tutti, logicamente, sulla strage di Rigopiano, tralasciando il disastro che si verificava intorno: la mancanza di ricoveri per gli animali, l'abbandono in cui era lasciata la popolazione di fronte alla prevedibilissima ondata di gelo, il disfacimento del tessuto produttivo e dell'economia locale. Per cui non si capisce con che coraggio oggi la classe dirigente del Pd, al governo e nel partito di maggioranza, venga ancora a farci lezioni sulla ricostruzione quando in materia fino adesso ha fallito su tutta la linea. 

L’attuale responsabile della ricostruzione per il Pd, la senatrice Barbara Pezzopane, è la stessa che insieme al sindaco dell’Aquila, Cialente, aveva lanciato strali e accuse contro il governo Berlusconi e il modello della ricostruzione di Bertolaso in Abruzzo – addirittura si disse che il Cavaliere voleva “deportare” i cittadini abruzzesi nelle “new town” – mentre adesso sembra che tutto vada bene, che non ci sia nulla da eccepire, se non fosse che alle ultime elezioni gli elettori Cialente lo hanno rimandato volentieri a casa. Così come colpisce leggere titoli di giornali non certo vicini al Centrodestra che danno voce ai sindaci abruzzesi, i quali rimpiangono la gestione Bertolaso, a differenza della colpevole lentezza e delle pastoie burocratiche di oggi. 

“Casette” insufficienti, macerie in bella vista, agevolazioni fiscali che sono una mezza bufala: questi sono i risultati della sinistra di governo.

Eppure un modo ci sarebbe per dare una sterzata alla ricostruzione nel Centro Italia e farla ripartire nel modo giusto. Raccontano le cronache economiche e finanziarie che il governo potrebbe avere presto a disposizione un tesoretto frutto del condono offerto ai contribuenti nei guai con Equitalia.Perché non utilizzarli per la ricostruzione? Invece di tutto si sente parlare, di giovani, agevolazioni e taglio al costo del lavoro sempre per i giovani, eccetto che delle urgenze nelle aree terremotate.

Che poi è il solito ritornello delle politiche economiche di sinistra, il tassa e spendi di cui è stato maestro Renzi, una strategia fatta soprattutto di promesse e regalie – come dimenticare gli 80 euro – strombazzata e che sentiremo propagandare sempre più spesso ora che si avvicina la data del voto. Ma al posto di spendere e spandere in una serie di misure pre-elettorali, se decidessimo di investire le risorse disponibili nella ricostruzione non sarebbe una scelta più lungimirante? 

Il governo non teme di abbandonare una parte dell’Italia a una depressione umana, sociale ed economica senza precedenti? Dunque cosa stiamo aspettando ad impegnare le risorse a disposizione? Noi lanciamo la nostra modesta proposta, al governo, ma soprattutto agli amministratori locali delle zone terremotate. 

CommentiCommenti 3

Eliseo Malorgio (non verificato) said:

Quel che nè i sindaci delle città colpite, nè i pochi politici benintenzionati vogliono mettersi in testa è che esiste la precisa volontà politica di distruggere la popolazione italiana, non di prestare ad essa soccorso.
Viene il terremoto? benissimo, il disasto naturale (sempre che non sia stato provocato artificialmente dai sistemi di onde corte Haarp, darà una mano ai metodi di destanbilizzazione oggi in atto contro la popolazione italiana.
La pressione fiscale vicina al 50% dei redditi (mentre durante il ventennio fascista era del 4% circa l'anno, se sbaglio correggetemi), non deve servire a raccogliere mezzi da impiegarsi in beneficio dei cittadini, ma è un ulteriore strumento di guerra contro la stessa popolazione.
Se qualcuno ancora non lo sapesse, il denaro viene stampato A COSTO ZERO. Lo produce a costo pressochè zero la Banca centrale e il sistema di banche commerciali. (fingono di prestarti ricchezza ma ti danno solo cartaccia. Tu invece devi "restituire" la tua vera ricchezza in cambio della loro cessione di cartaccia.
Ma a dare ascolto a questi cialtronacci, politici, economisti da operetta, giornalisti strapagati, cioè ai delinquenti-dementi ai camerieri dei banchieri extra nazionali, "non ci sono i soldi": infatti i soldi possono solo esser "prestati" a noi da chi li produce a costo zero. Li producono a costo zero per sè, ma li "vendono" a noi in cambio della nostra autentica ricchezza. Fa parte del piano di distruzione della civiltà italiana, insieme agli altri procedimenti del Monte in atto.
Basterebbe che il governo (il tesoro) stampasse la propria moneta nazionale, a costo zero, senza indebitarsi verso chicchessia, come fanno nelle isole Alderney, Golfo di San Malo, nella Manica (dove il governo stampa la moneta senza debito: sono tutti ricchi e vivono di pesca e turismo, imposte 8% l'anno), o anche come fece il sindaco di Wörgl, Tirolo austriaco nel 1932 il "Burgmeister" stampò una propria moneta municipale il Bestätigter Arbeitswert (certificato di lavoro) e con questo risollevò immediatamente le sorti della città nel mare di fame, disperazione, disoccupazione in cui versava l'intera Europa centrale a causa delle malefatte dei banchieri d'oltreoceano, con la depressione iniziata nel 1929 e la disfatta e lo smembramento dell'impero Austro ungarico conseguente alla prima guerra mondiale ed al successivo governo (di banchieri) della Repubblica di Weimar in Germania (decennio anni 20).
Ma che, alla luce di queste informazioni storiche, vi sia uno straccio di sindaco in Italia che sappia queste cose e che abbia il coraggio civile di stampare e far accettare anche dai dipendenti comunali ed accetti in pagamento di tributi municipali, una moneta parallela: questo è impossibile. È tabù
Se la fanno tutti addosso. Non permettono lorsignori che altri facciano in difesa della popolazione quel che essi fanno in danno, appunto, della popolazione civile.