Fonti coperte

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giulio regeni

Chi è questo “Amr”, citato nel lungo articolo sul caso Regeni pubblicato dal New York Times e che due giorni fa ha concesso una intervista al nostro Corriere della Sera? Spiegando che si tratta di una fonte riservata, Declan Walsh del NYT descrive Amr come “un professore universitario di sinistra amico di Regeni”, che ha chiesto al giornale Usa di mantenere l’anonimato. Amr è un nome arabo inventato, che vuole dire qualcosa tipo lunga pace e prosperità, un “John Doe”, un signor Rossi qualsiasi insomma. Solo che la fonte coperta del Times non è proprio una persona qualsiasi.

Come racconta al giornalista che lo incontra, Amr fu fermato e interrogato dagli agenti egiziani nelle drammatiche ore successive alla scoperta della morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano scomparso e poi ritrovato cadavere al Cairo diciotto mesi fa. Amr descrive una polizia egiziana omofoba (la falsa pista sulla sessualità di Regeni che si diffuse subito dopo l’omicidio, non si sa bene messa in giro da chi), e lui, Amr, che giustamente rispose agli agenti: “Dovreste solo occuparvi di trovarlo”. Finita la citazione della fonte coperta del Times.

Il Corriere della Sera invece prende la palla al balzo e dedica una intera intervista al professor Amr. La fonte coperta a questo punto si scatena: prima smonta la decisione del governo Gentiloni di rimandare il nostro ambasciatore al Cairo (lo scorso anno il governo Renzi, ministro degli esteri Gentiloni, aveva richiamato la sua feluca a Roma come ritorsione per l’atteggiamento tenuto dal governo egiziano sulla vicenda); insomma, secondo Amr, non c’è bisogno che l’Italia abbia un suo rappresentante diplomatico nella capitale di uno dei più importanti stati del mondo arabo, a pochi mesi dal momento in cui diverrà operativo un importantissimo investimento fatto dalla italiana Eni in accordo con il governo egiziano. 

Descrivendo il clima di paura che si respira in Egitto, Amr aggiunge che in passato “le autorità prendevano di mira soprattutto la Fratellanza Musulmana”, mentre ora se la prendono anche con i giovani attivisti di sinistra. Amr critica pure da sinistra l’ex presidente francese Hollande, accusato di aver valorizzato l’alleanza con il presidente egiziano al Sisi in funzione anti terrorismo islamico. Visto che è un professore, però, Amr avrebbe potuto spiegare al Corriere come mai i generali egiziani presero di mira i Fratelli Musulmani, uccidendone a centinaia, dopo che gli Usa di Obama e della Clinton, che avevano sostenuto la fallita “primavera araba” di Piazza Tahrir, riconobbero come legittimo presidente proprio quel Morsi, fratello musulmano anche lui, ai vertici di una organizzazione che tra le sue diverse anime ha, come dire, una certa propensione verso il terrorismo, essendo finita nella black list di più di un Paese occidentale. 

In Egitto ci sono ancora professori come Amr che in qualche modo hanno nostalgia di un governo a guida Fratelli Musulmani? Ma soprattutto da dove spunta fuori questo professore di sinistra, dal nome di battaglia arabo, che dal NYT passa al Corriere della Sera: è davvero arabo o vista la precisione delle sue ricostruzioni e il fatto che dimostra di essere ben informato sulla vicenda Regeni, magari si tratta di qualche collega italiano del ricercatore di Fiumicello? “Amr” è forse l’unica fonte coperta citata nel lungo articolo del Times, la stessa che viene intervistata dal Corrierone. E’ prassi del giornalismo di avere delle gole profonde, anche se il NYT ultimamente ci stanno andando un po’ troppo a nozze con le fonti non verificate, vedi com’è stata condotta la campagna per screditare Donald Trump con il Russiagate.

Il Corrierone, intervistando il professor Amr, vuole seguire l’esempio dei giornaloni americani?

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