Agosto americano

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steve bannon

"Il capo dello staff della Casa Bianca, John Kelly, e il consigliere strategico, Stephen Bannon, hanno concordato che oggi è l'ultimo giorno in cui Bannon ricopre il suo incarico", con queste parole la  portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, ha confermato alcune voci diventate sempre più insistenti negli ultimi tempi: Bannon, uno dei principali architetti della vittoria di Trump alle elezioni, “Dart Fener” come lo chiamano amorevolmente gli avversari citando uno dei cattivoni della saga Guerre Stellari, è fuori dalla Casa Bianca. Un altro licenziamento eccellente, per il Don.

Il senso di questa notizia "termonucleare" sta però nel tweet lanciato da uno degli editor di Breitbart alla notizia dell’uscita di scena di Bannon. Per intenderci: Breitbart è il sito di enews che ha tirato la volata a Trump sul web durante le elezioni. Bannon è stato tra i fondatori ed "executive chair" del sito. Ebbene, il tweet di Breitbart è molto semplice: “WAR”. Una sola parola, tutto maiuscolo. Guerra. 

Gli antitrumpisti di ogni ordine e grado si sono affrettati a interpretare il tweet dandogli questo significato: il licenziamento di Bannon è una battaglia vinta nella “guerra” scatenata dalla "palude", come la chiama il Don, fatta di politicanti di Washington, giornaloni scornati dalla vittoria di Trump alle elezioni, padroni del web intimoriti dai siti di controinformazione come Breitbart, e mettiamoci pure Wall Street e altri poteri economici, tutti insieme a remare contro e a tifare per l'uscita di scena di Bannon, lo "xenofobo", il "razzista", l'"antisemita", ma soprattutto il "pericoloso anti-globalista" (voleva dichiarare “guerra economica alla Cina”), insomma il ritrattino confezionato dai media per fare ascolti, quando invece parliamo di un uomo che ha servito per anni il suo Paese indossando la divisa, e che ha dato molti punti ai sedicenti noglobal destri o sinistri di casa nostra contribuendo alla vittoria di Trump.

Che ci sia una guerra dell'establishment Usa contro Trump però è storia vecchia come il cucco. Ieri l’ex candidato repubblicano trombato alla Casa Bianca, Romney, ha detto che Trump deve chiedere scusa agli americani per aver equiparato quei fiorellini anti-razzisti di Charlottesville (convinti di riscrivere la storia americana con il vocabolario del politicamente corretto, togliendo le statue di George Washington dai parchi cittadini perché il padre fondatore degli Usa era un pericoloso “schiavista”) ai nazionalisti (“suprematisti bianchi”, “Ku-Klux-Klan”, nel gergo dei giornaloni). Sempre ieri, un altro trombato di lusso alla Casa Bianca, Al Gore, stavolta Democratico, ha detto che Trump deve dare le dimissioni. 

Insomma, un Trump sempre più isolato secondo i soliti osservatori. Il fatto è che Trump isolato lo è stato sempre, fin dai tempi in cui scese in campo e nessuno nelle alte sfere repubblicane pensava che potesse vincere le primarie prima e le elezioni dopo. Bannon fu uno dei primi a schierarsi dalla parte del Don. Quel tweet di Breitbart, “war”, guerra, probabilmente ha il significato opposto a quello che abbiamo appena descritto. La guerra non è tanto quella scatenata contro Trump bensì quella che Trump, proprio insieme a Bannon e al popolo che ha eletto il presidente più contestato della storia americana, adesso potrebbero scatenare contro le elites infedeli. 

Ora che Bannon si è "tolto le manette del politicamente corretto", per usare una espressione cara a Trump, gli sarà più facile imporre dall’esterno alla Casa Bianca le battaglie della "alt-right", con tutto il peso che ha assunto in questi mesi un movimento che è anche una galassia vitale e spesso interessante, stupidamente ridotta dai soloni di turno del nostro giornalismo alla estrema destra Usa, quella dei "razzisti dell'Illinois", i quattro sfigati resi celebri dal film Blues Brothers. E quelle battaglie culturali e politiche, di Bannon, di Breitbart, della alt-right, si possono riassumere proprio in una parola, "guerra", guerra alla globalizzazione che ha distrutto produzione e lavoro in Occidente, che ha distrutto frontiere e identità aprendo problemi enormi collegati alla immigrazione incontrollata (gli immigrati come manodopera di riserva dei globalizzatori), che ha distrutto il vecchio ordine internazionale fondato sugli equilibri di potenza generando una serie quasi infinita di guerre e conflitti di tutti i tipi nelle più disparate parti del globo. In nome di una parola, democrazia, che però a quanto pare è la stessa che ha portato Trump alla Casa Bianca. 

Certo una Casa Bianca che continua a perdere pezzi non è un bello spettacolo e il presidente Trump dovrebbe rendersene conto, prima o poi, ma occhio che con Dart Fener libero di dire quello che pensa sulla Casa Bianca e il resto del cucuzzaro da adesso ne vedremo delle belle.

CommentiCommenti 3

Recarlos79 (non verificato) said:

Troppo ottimista.