Verso il voto/ 3

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renato brunetta

Si avvicinano le elezioni politiche. Il tema dei confini della coalizione di centrodestra si fa sempre più attuale. Esso in parte dipende dalle determinazioni che verranno prese, alla ripresa, sulla legge elettorale. In parte, però, risponde a una concezione di fondo della politica e dei princìpi che dovranno ispirare la coalizione. La nascita della Federazione della Libertà al Senato ha fornito, su questo terreno, una prima risposta. Pubblichiamo una serie di interviste suscitate da alcune domande che l'Occidentale ha sottoposto ad alcuni dei protagonisti del dibattito interno al centrodestra. Oggi ne discutiamo con Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera.

Si avvicinano le elezioni, il centrodestra ha ottime chance di prevalere ma dovrà decidere con che schema di gioco presentarsi in campo. Nel caso in cui la legge elettorale non venga modificata e si vada a votare con i sistemi usciti dalla Consulta, e dunque alla Camera resti il premio alla lista che raggiunge il 40 per cento, il centrodestra dovrebbe presentare una lista unica? E in tal caso, chi ne dovrebbe far parte?

Lo schema con il quale ci presenteremo in campo alle prossime elezioni politiche dipenderà solo in parte dal nostro volere. Noi crediamo, seguendo anche i ripetuti moniti del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che una legge elettorale vada fatta, presto e bene, lavorando celermente sin da subito, alla ripresa dei lavori parlamentari. Se c'è volontà politica alla Camera si potrebbe chiudere la prima lettura entro la fine di settembre. Forza Italia c'è e da settimane sta lavorando con le altre formazioni del centrodestra per presentare alle altre forze politiche una proposta unitaria. Vedremo che faranno Partito democratico e Movimento 5 stelle, che nelle ultime settimane hanno manifestato posizioni quanto meno ondivaghe sull'argomento. Per quando riguarda la formula da usare nel centrodestra, poco importa, l'importante è stare uniti. Se il centrodestra è unito, come ci hanno detto le ultime amministrative e come continuano a dirci tutti i sondaggi, vince. Da soli, in coalizione o con un listone, questo lo vedremo più avanti, la cosa fondamentale è stare insieme, con programmi e regole condivise. Per il resto, non hanno ancora inventato una legge elettorale che ti consente di vincere senza voti. Noi i voti li abbiamo e siamo convinti di primeggiare con qualsiasi sistema di voto.

Nel caso invece vi sia una legge basata sulle coalizioni, la Federazione della Libertà sperimentata al Senato – e cioè un raggruppamento delle forze di centrodestra liberali, cristiane e conservatrici, distinte dalla Lega ma alleate con il Carroccio – potrebbe essere un modello da riproporre?

Ogni esperimento di aggregazione e di unità è il benvenuto. Io, da questo punto di vista, sono newtoniano: penso che la massa produca attrazione. Stiamo lavorando da mesi al centrodestra unito di governo. Non solo con la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia della Meloni, ma anche con Direzione Italia di Fitto, i Popolari di Mario Mauro, Idea di Gaetano Quagliariello, i centristi di Enrico Costa, l’Udc di Cesa, Rivoluzione Cristiana di Rotondi, i Repubblicani di Nucara, la Destra di Storace e Alemanno, i Liberali di De Luca, i socialisti di Caldoro, gli ambientalisti della Brambilla, le forze del civismo che stanno attorno ai nostri sindaci come Brugnaro a Venezia e Dipiazza a Trieste. Il centrodestra da sempre, in Italia e in Europa, è plurale. L’importante è convergere su programmi, valori e regole. Noi siamo convinti che il centrodestra unito, con Berlusconi in campo e protagonista, possa raggiungere e superare il 40%. E così torneremo a governare il Paese.

Il rapporto con la Lega è antico, esiste fin da quando esiste il centrodestra di governo. Al di là delle schermaglie dialettiche, nel quadro politico attuale quali difficoltà e quali opportunità presenta oggi l’alleanza?

Il rapporto con la Lega è antico e quanto mai solido, come hanno dimostrato le ultime elezioni amministrative nelle quali ci siamo presentati, con ottimi risultati, uniti nella stragrande maggioranza delle realtà locali. All'interno di una proposta politica la diversità e la pluralità sono un arricchimento dell'offerta che la nostra area può presentare ai suoi elettori. Le schermaglie dialettiche ci sono, ma nel limite del rispetto reciproco. Basti guardare ciò che accade a sinistra per capire quanto noi siamo diversi da loro. Ormai tra Partito democratico, Mdp e Sinistra italiana è una guerra civile permanente. Qualche settimana fa hanno litigato per giorni perché Pisapia aveva salutato la Boschi ad un incontro pubblico. Ecco, noi non abbiamo certamente di questi problemi. Con la Lega di Salvini dialoghiamo tranquillamente e troveremo le giuste sintesi per presentarci al meglio al Paese e per tornare a Palazzo Chigi.

Un quadro di accordo federativo tre le forze conservatrici, liberali e cristiane può contribuire a valorizzare la componente della destra nazionale?

Ripeto, la pluralità delle posizioni all'interno del centrodestra è una ricchezza. Tutte le componenti saranno giustamente valorizzate. L'importante è stare insieme. In questi ultimi anni abbiamo visto di tutto. Veniamo dai tragici mille giorni di Renzi, da un referendum costituzionale che ha dilaniato il Paese, da una sinistra che non ha saputo affrontare le emergenze immigrazione e sicurezza. Adesso abbiamo Gentiloni, modi pacati e viso disteso, ma pochi e insufficienti risultati. L'Italia ha bisogno del centrodestra, ha bisogno dei suoi programmi, dei suoi leader, di Berlusconi. L'Italia ha bisogno di un governo credibile e forte. Noi siamo pronti a cogliere e vincere questa sfida.

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