Mosca e dintorni

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Sul finire di agosto il presidente Vladimir Putin si ritrova a gestire ancora una serie di questioni che negli anni scorsi è riuscito a controllare mostrando una iniziativa politica per certi versi invidiabile. In Siria, dopo la tregua parziale raggiunta d'accordo con l'americano Trump, le operazioni militari di Mosca contro lo Stato islamico e gli avversari del regime di Assad continuano ed è appena stato creato un sistema aereo unificato tra Mosca e Damasco. Anche la situazione in Ucraina sembra stabilizzarsi, ma non risolversi, dopo che la Casa Bianca per bocca del segretario di stato Mattis ha fatto sapere che gli Usa sono pronti a fornire armi pesanti difensive al governo di Kiev. Armi difensive, dunque gli Usa non romperanno per primi lo status quo. Putin nel frattempo ha dato sfoggio della potenza della marina militare russa con una bella parata a San Pietroburgo, mentre il suo ministro degli esteri volava tra Medio Oriente e Sud Est asiatico per allargare il tiro delle relazioni diplomatiche di Mosca. 

Ecco, appunto, i diplomatici. Ieri è uscita la notizia che un altro ambasciatore del Cremlino, la feluca di stanza in Sudan, in Africa, è stato trovato morto nella sua piscina. Attacco di cuore, dicono le autorità locali, se non fosse che si tratta del settimo tra ambasciatori e diplomatici russi morti dallo scorso novembre, compreso quello ammazzato da un estremista turco ad Ankara, praticamente in diretta live, al grido di fuori la Russia dalla Siria. Sui giornaloni Usa si dice che la maggior parte dei diplomatici morti in realtà è passata a miglior vita nella età media dei russi e per un infarto, una delle cause di morte frequenti in Russia. Altri siti web fanno capire invece che queste morti sono sospette, qualcuno dice che servono a Putin, come un messaggio in codice al gruppo dirigente russo, ma in questo caso  siamo già entrati nella zona rossa complotti. Fatto sta che Mosca si muove anche in un continente, l’Africa, dove i russi non vogliono essere tagliati fuori in particolare dai cinesi, o per quanto riguarda l’Europa, da francesi e tedeschi. Putin dialoga con gli attori libici, il premier al Sarraj e il generale Haftar, alleato dell’Egitto. 

Il presidente russo in ogni caso non ha ancora raggiunto l’obiettivo che ritiene più importante, la fine delle sanzioni occidentali contro Mosca imposte da Obama e rivotate dal Congresso a maggioranza repubblicana che le ha poi presentate a Trump per la firma presidenziale. Sul fronte economico, gli esperti di cose russe fanno notare che ai tradizionali blocchi di potere creati dallo “zar” in questi lunghi anni alla guida della Russia (il suo “inner circle”, le potenti partecipate dello Stato come Gazprom, gli alti burocrati e le strutture della forza) adesso se ne sta aggiungendo un altro, che però rischia di aprire un problema: si tratta dei capitali che stanno uscendo dal Paese diretti verso i paradisi fiscali su cui il Cremlino non ha il controllo, capitali che a detta degli esperti lasciano la Russia non fidandosi su cosa potrebbe accadere se Putin uscisse non si sa bene come di scena.

Vladimir ha salvato il Paese dal fallimento e ha ridato alla Russia una spinta da un punto di vista economico, ma le scosse di assestamento che abbiamo elencato convergono verso l’ancora lontano ma importante prossimo appuntamento elettorale, quando lo "zar" si giocherà la sua chance di ottenere ancora una volta, e per l'ultima volta, un nuovo mandato presidenziale. E dopo? Ancora non si capisce bene quali siano i piani futuri di Putin, che se dovesse vincere anche le prossime elezioni avrà già governato la Russia quanto Stalin fece con l’Unione sovietica. I delfini di un tempo hanno perso smalto, Medvedev sembra meno sulla cresta dell'onda rispetto a qualche anno fa, mentre gli sfidanti interni, i dissidenti, viaggiano ancora a percentuali di consenso molto basse tra la popolazione russa (se per caso dovessero ottenere un risultato intorno al 25-30%, però, le cose si capovolgerebbero e sarebbe il segnale che nel blocco putiniano si è rotto un equilibrio durato decenni), insomma in giro non si vedono uomini nuovi e della statura del capo. 

Si teme che un cambio di regime improvviso possa riportare l’Unione sovietica al ’91, ributtando il Paese nel caos? Putin forse dovrebbe iniziare a fare come Eltsin, che per quanto vecchio, acciaccato e spesso ubriaco, all’epoca si era premunito di far capire ai suoi concittadini che il successore sarebbe stato proprio l'ufficiale dell’ex Kgb, Vladimir Putin. Invece per adesso all’orizzonte russo c’è ancora solo Putin, uno che non molla mai.

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