Gioco di specchi nella politica Usa

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“Ricordate cosa dice Obi Wan Kenobi a Darth? Se mi uccidi, sarò più potente di quanto tu possa immaginare”. Così parlò Sebastian Gorka citando Guerre Stellari, la saga cinematografica di George Lucas. Gorka, vice assistente di Trump portato alla Casa Bianca da Steve Bannon e come lui silurato nei giorni scorsi, è stato un falco dell’anti-jihadismo e della lotta al fondamentalismo islamico all’interno della amministrazione. Mesi fa spinse in tutti modi per far entrare in azione il travel ban, la legge che blocca gli ingressi di immigrati provenienti dai paesi musulmani considerati sponsor del terrorismo.

Bannon intanto, l’ex consigliere anziano del Don, è tornato in prima linea dalla tribuna di Breitbart (il sito di news che ha intercettato il voto degli scontenti e arrabbiati del mondo nazionalista e conservatore), mentre Gorka ha rilasciato una intervista dove rovescia le carte in tavola sulle Guerre Stellari alla Casa Bianca: fino ad adesso quando sui giornaloni Usa si usava il film di Lucas per descrivere gli scontri intestini alla White House, il “cattivo”, il Darth Vader della situazione, era uno solo, Steve Bannon, sempre lui, il volto della alt-right. La destra alternativa che ha votato Trump e che adesso viene rappresentata dai grandi media come un covo di neonazisti quando invece è un fenomeno sociale, politico e internettiano molto più ampio e complesso che riguarda la ribellione di parte del popolo americano ai dogmi del politicamente corretto.

Gorka riscrive quindi la storia di Guerre Stellari dicendo che i veri “ribelli” del film, i cavalieri Jedi che si battono per la luce contro l’oscurità, sono loro, i trumpisti di Breitbart, mentre l’Impero (verrebbe da dire l’Impero colpisce ancora visto che anche Gorka ha perso la poltrona) sono “i democratici alla Casa Bianca, la sinistra e il complesso industriale delle fake news”. La sinistra è l’alt-left, come l’ha ribattezzata Trump, quella che vorrebbe schiodare le statue di Cristoforo Colombo dalle città americane perché grazie al navigatore italiano ci sarebbe stato il genocidio indiano. Quella del Blocco Nero, i Black Bloc che ieri a San Francisco hanno di nuovo menato i trumpisti che manifestavano pacificamente.

Il complesso industriale delle fake news, invece, lo conosciamo bene avendo seguito tutte le mosse della CNN e degli altri grandi network Usa ostili a Trump in campagna elettorale e che poi hanno montato il grande teorema del Russiagate, le presunte influenze russe nella vita politica americana. Il tutto per fare ascolti e incassare soldi abdicando al mestiere del giornalismo, come del resto hanno ammesso le stesse persone, i producer, che lavorano dentro i network Usa. “I democratici della Casa Bianca”, infine, come li chiama Gorka, sarebbero il genero del presidente, Jared Kushner, la figlia del Don, Ivanka, il consigliere per la sicurezza nazionale McMaster e la sua vice Dina Powell, l’ex Goldman Sachs Gary Cohn e il “chief of staffJohn Kelly. Colpevoli, questi ultimi, di scendere a compromessi con la ‘congrega globalista’, come la chiama Breitbart.

Nel gioco di specchi della Casa Bianca non è chiaro quanto gli attacchi personali, i licenziamenti, le lotte di potere intestine siano davvero un problema per il presidente Trump e quanto magari siano il frutto di una strategia fatta di spinte e controspinte, tra il ‘cerchio magico’ trumpista, i suoi familiari, i generali-ministri e i volti della alt-right come Bannon e Gorka, che ormai giocano fuori dalla West Wing come battitori liberi. E Trump? Dopo le polemiche per gli scontri e la vittima di Charlottesville, il presidente ha allontanato dalla Casa Bianca i nazionalisti, ma proprio mentre mandava a casa anche Gorka ha concesso la grazia allo sceriffo dell'Arizona Joe Arpaio, trumpista della prima ora, accusato di razzismo e in prima fila nella lotta contro l’immigrazione clandestina negli Usa.

Trump è scaltro, da una parte non vuol perdere il consenso dei nazionalisti (su Twitter il Don ha consigliato il libro di un altro sceriffo, David Clarke, accusato di usare la mano dura contro gli immigrati a Milwaukee), dall’altra lancia un messaggio obliquo a chi, dentro l’amministrazione, è rimasto coinvolto nelle sabbie mobili del Russiagate (compreso Kushner, il genero), e il messaggio è semplice, la grazia posso darla anche a voi come ho fatto con lo sceriffo Arpaio.

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