La politica delle mancette

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Ricordate come mai Renzi voleva andare al voto a settembre e, soprattutto, prima della legge di bilancio che verrà varata in autunno? Semplice: per evitare che quest’ultima, magari infarcita di nuove tasse per completare il piano di rientro del deficit imposto dall’Europa, facesse perdere ulteriormente consensi al Pd. Ma qualcosa non è andato secondo i piani del segretario Dem. La legge di bilancio si farà. E quindi? Come fare per tentare di evitare la debacle alle elezioni? Molto semplice: continuare, anzi potenziare la politica delle mancette elettorali già ampiamente sperimentata in questi anni.

In questo senso, si può dire che Renzi e Gentiloni brillino per coerenza politica. E si perché, come abbiamo detto altre volte, la politica economica dei governi a guida Pd, checché ne dicano i renziani duri e puri (non solo parlamentari ma anche i cosiddetti leoni da tastiera che sciorinano i presunti risultati positivi delle “politiche” renziane sui social) praticamente non è mai stata una politica economica degna di questo nome. Elargire “bonus” come il Reddito di Inclusione in pieno stile 80 euro non ha nulla a che vedere con una politica organica e finalizzata a dare frutti nel tempo, concetto questo condiviso e ribadito a chiare lettere anche da Oscar Giannino sul Mattino. Così come pure studiare misure ad hoc o “privilegi” per questa o quella categoria sociale.

Un esempio? Come riportato proprio nell’articolo di Giannino, per quanto riguarda il “cantiere delle pensioni”, uno dei punti cruciali della prossima legge di bilancio, l’obiettivo del Pd sembra quello di rottamare la legge Fornero praticamente senza dirlo. Come? Non certo sospendendo o posticipando il prossimo passaggio automatico ai 67 anni (reso obbligatorio dalla riforma Fornero) come richiesto a gran voce dai presidenti della Commissione Lavoro di Camera e Senato, Damiano e Sacconi. Bensì estendendo le categorie di soggetti a cui applicare requisiti anagrafici di età pensionabile estranei ai parametri previsti dalla legge Fornero. In pratica, si tratta di prevedere una marea di eccezioni “ad categoriam” che favoriscano di fatto la formazione di un esercito di privilegiati con la speranza, ovviamente, che questo abbia conseguenze positive in termini elettorali. Un perfetto sistema clientelare, non c’è dubbio.

Non a caso, le misure e privilegi di cui stiamo parlando vanno in pratica nella stessa direzione desiderata dalla classica base elettorale piddina, ovvero dai pensionati (e pensionandi) e soprattutto dai sindacati, con i quali Renzi, dopo le sparate degli inizi (su alcune misure “se ne faranno una ragione”) e dopo i disastri della “Buona Scuola”, ha tutto l’interesse a  ricucire lo strappo. E la nomina della Fedeli, vicina al mondo sindacale, al ministero dell’Istruzione era proprio finalizzata a questo.

Il risultato di tutte queste misure? Un nuovo ed inevitabile aumento della spesa pubblica. E a poco importa se questo comporterà il mancato rispetto del piano di rientro del deficit concordato con l’Ue. Per Renzi conta solo vincere le elezioni ad ogni costo. Ma le mancette (vedi il 4 dicembre), si sa, non sempre funzionano. 

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