Farse renziane

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giovanna mazzoni pd

“Avete rubato lo dice a sua sorella”. Nemmeno il tempo di pronunciarla che la frase è già diventata virale sul web. Matteo Renzi ha liquidato così, in modo tutt’altro che elegante, un’anziana signora che lo ha contestato alla Festa dell’Unità di Bologna. Motivo? Giovanna Mazzoni, 69 anni, ferrarese, è una dei 130mila risparmiatori che si sono svegliati una mattina scoprendo di aver perso tutti i propri soldi a causa del decreto salva-banche varato dal Governo Renzi. In pratica i risparmi di una vita. Ragion per cui, avrebbe tutto il diritto di protestare e soprattutto di esigere spiegazioni. Peccato però che questo le venga impedito. A quanto pare, infatti, l’anziana signora, insieme ad altre persone del gruppo “No salva-banche”, è stata schedata e, nei suoi inseguimenti al segretario Dem, si cerca di negarle l’accesso alle kermesse piddine, come la Festa dell’Unità, che, per giunta, nella maggior parte dei casi, si svolgono in luoghi pubblici. E questo la dice lunga su quanto Renzi e il Pd vogliano tenere lontano il tema della banche, a maggior ragione ora che la campagna elettorale per le politiche del 2018 è ai nastri di partenza.

E non è un caso che la commissione d’inchiesta sulle banche, a parole tanto voluta da Renzi, è praticamente ferma al palo e, come avevamo detto a suo tempo, difficilmente inizierà i suoi lavori in questa legislatura. La legge che istituisce la commissione è stata firmata dal Presidente della Repubblica Mattarella lo scorso 13 luglio. E in molti auspicavano la composizione e l’inizio dei lavori già per agosto. Ma, almeno fino ad oggi, su questo fronte si è mosso poco o nulla.

Tanto è vero che il Pd non ha nemmeno comunicato i nomi dei suoi membri per la composizione della commissione. Il che impedisce di fatto l’inizio dei lavori della stessa. E questa non è certo la prima manifestazione dell’effettivo “interesse” Dem per la commissione che dovrà indagare sulle vicende bancarie che hanno portato negli ultimi anni alla risoluzione di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti, alla liquidazione di Veneto Banca e Popolare Vicenza, e al salvataggio pubblico di Mps. Già nel maggio scorso, il Pd aveva bocciato una proposta presentata dalle opposizioni finalizzata ad anticipare i tempi della discussione per l’istituzione definitiva della Commissione. Così come è rimasta tutt’ora senza risposta la richiesta presentata al Senato dai senatori di Idea Quagliariello, Augello e Compagna, di convocare in audizione urgente alla Commissione bilancio del Senato l’ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni, in merito alla presunta richiesta a lui pervenuta dall’allora ministra delle riforme Maria Elena Boschi di valutare l’acquisizione di Banca Etruria.

E meno male che Renzi in una enews di fine maggio diceva: "Commissione d'inchiesta sulle banche: non vediamo l'ora di iniziare per fare chiarezza fino in fondo". Ma forse la spavalderia e la fretta renziana nel costituire la commissione erano solo uno specchietto per le allodole. Anche perché già da allora nello stesso Pd c’era chi, come Francesco Boccia, faceva intendere come sarebbero andate a finire le cose: “A fine legislatura una commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, seppur necessaria, ha poco senso. Al massimo, si potranno soltanto fissare le prime audizioni. Poi, dovrà essere la nuova legislatura a continuare il lavoro”. Quindi, la strategia renziana sembra chiara: far vedere di “non aver paura” della commissione sulle banche, già sapendo però che i tempi, con una legislatura in scadenza, non avrebbero garantito nemmeno l’impostazione generale del lavoro. Per cui, più che un' “operazione chiarezza”, quella renziana assomiglia tanto ad una vera farsa. 

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