Tra Pd e Mdp

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Ma a che gioco sta giocando Pisapia? A chiederselo sono in tanti. In primis quelli che sarebbero dovuti essere i suoi primi interlocutori, ovvero i “compagni” di Mdp, con i quali il buon Giuliano aveva anche organizzato la manifestazione del primo luglio per unire le forze a sinistra del Pd. Per la cronaca l’evento della sinistra-sinistra si chiamava “Insieme”. Ma da allora insieme Pisapia e gli ex Dem Speranza e Bersani hanno solamente collezionato tensioni, incomprensioni, avvitamenti politicisti, corredati da comunicati stampa, smentite e repentini dietrofront. Insomma, non proprio il “federatore della sinistra” che Mdp si aspettava.

E in effetti, giusto per spezzare una lancia a favore dei “compagni” di Mdp (ai quali ormai sarà venuto il mal di mare) il povero Giuliano in questi mesi di balletti e di passi avanti e indietro ne ha fatti tanti. “Senza il Pd il loro progetto è perdente” sentenziava l’ex sindaco di Milano a fine maggio. E quel “loro”, manco a dirlo, era indirizzato agli “amici” di Mdp. “Discontinuità netta” rispetto a Renzi, invece, era una delle parole d’ordine della manifestazione del 1 luglio organizzata a braccetto con Bersani & Co. Ma è stato l’abbraccio a Maria Elena Boschi alla Festa dell’Unità di Milano a mandare in tilt la sinistra-sinistra. Pisapia, in un’intervista su Repubblica del 24 luglio scorso, ha poi provato a spiegare dicendo che “Il Pd non è mio nemico” per poi ribadire però che “io non andrò con il Pd”. Della serie: un colpo al cerchio e uno alla botte.

Ma il vero cortocircuito a sinistra si è avuto proprio sulle elezioni regionali siciliane. Prima il diktat del leader di Campo Progressista era “mai con Alfano”. Poi però l’avvicinamento a Micari, il rettore dell’Università di Palermo, candidato venuto fuori dal nuovo matrimonio Renzi-Alfano, si è fatto più concreto. Tanto che, come ha ricordato Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano, Ciccio Ferrara, braccio destro di Pisapia, era arrivato a dire: “Micari ha il profilo civico e democratico giusto”. Tendenza in parte confermata dalla bordata del buon Giuliano contro la decisione di Mdp di presentare un candidato alternativo: “Mdp in Sicilia? Ha fatto scelte che non condividiamo”. Quindi Campo Progressista appoggia Micari? Macchè, nello stesso giorno tra le parti in causa riscoppia la pace e viene ribadita la volontà di costruire “un nuovo centrosinistra, in discontinuità con le attuali politiche del Pd”. Risultato finale? Oggi sul Corriere della Sera, Pisapia fa sapere che non sosterrà Micari (perché sostenuto da Alfano), ma – udite, udite - nemmeno Fava, il candidato di Mdp.

A questo punto viene da chiedersi: ma da dove viene questa eterna indecisione dell’ex sindaco di Milano? La risposta probabilmente sta nel fatto che Pisapia, checché ne dicano i compagni di Mdp, è in fin dei conti un renziano nel cuore. Che, per giunta, sta recitando un ruolo non suo. O meglio è alle prese con un compito che non doveva essere così complicato. L’obiettivo primario di Campo Progressista era quello di costruire una soggetto politico a sinistra del Pd ma affiancato allo stesso per poter “coprire a sinistra” Renzi, ovvero raccogliere quei consensi che il segretario Dem non avrebbe mai acciuffato. In pratica, l’operazione Sala a Milano: un moderato la cui esperienza politica era maturata nella giunta milanese di centrodestra, scelto dal Pd e sostenuto a sinistra da Pisapia. Ma l'operazione si è inceppata: una legge elettorale che almeno per ora non apre alle coalizioni e la chiusura (al veleno) di Renzi alla sinistra Dem fuoriuscita dal Pd, hanno praticamente messo l’ex sindaco di Milano in una situazione a dir poco ambigua. E dunque, bisogna aprire ad Mdp ma allo stesso tempo non rompere con il Pd: cosa praticamente impossibile. Ecco perché oggi non c’è da stupirsi se tra le sue dichiarazioni, oltre al solito barcamenarsi, spunta fuori anche un sibillino “potrei fare un passo indietro”. E, stando così le cose, almeno su questo c'è proprio da credergli. 

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