Il bipolarismo Usa ai tempi del Don

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Gli uragani che hanno seminato morti e panico negli Stati Uniti hanno avuto anche una importante ricaduta sul piano politico. Con una mossa a sorpresa, il presidente Trump ha stretto la mano dei leader democratici al Congresso, sostenendo la loro proposta di sforare il tetto del debito per un trimestre, in modo da avere risorse per la ricostruzione. La mossa del Don naturalmente ha fatto infuriare il partito repubblicano, contrario al provvedimento, che prima si è diviso sul voto e alla fine ha dovuto ingoiare il rospo facendo passare l’aumento del tetto del debito nelle due ali del Congresso. 

I repubblicani pagano quindi le conseguenze della linea che hanno tenuto fino adesso verso la Casa Bianca, prima boicottando in tutti i modi Trump all’epoca delle primarie del partito, poi, dopo aver incassato la batosta della sua elezione, cercando di far andare a rotoli l’agenda trumpista, come si è visto sulla riforma sanitaria di Obama, che i Repubblicani in passato avevano selvaggiamente osteggiato ma che si sono tenuti stretta pur di indebolire il presidente. Mettendosi dalla parte degli americani, degli sfollati, dei cittadini impauriti, Trump si è preso una netta rivincita sul suo partito. 

La foto della sempreverde Nancy Pelosi che stringe sorridente la mano all’odiatissimo presidente segna invece il definitivo “de profundis” della linea seguita dai Democratici per cercare di disarcionare anzitempo Trump. Prima hanno detto che era “unfit”, incapace, di governare, poi che era un servo di Putin, infine gli hanno scatenato contro i presunti “antifa”, come li chiamano i giornaloni Usa (è l'abbreviazione di antifascisti, ma sono black bloc e movimenti antagonisti). Adesso i Dem stringono la mano al presidente capacissimo di governare l’emergenza uragani, mentre il “Russiagate” (il presunto scandalo sulle infiltrazioni russe nella politica Usa, che si è trasformato in un boomerang proprio per i democratici), e le polemiche su Charlottesville sono spariti dalla circolazione. 

Ricapitolando il senso di quest’ultima tempesta politica: Trump infligge una sberla ai Repubblicani e suona il “de profundis” per i democratici. Come abbiamo scritto altre volte, probabilmente il bipolarismo americano, caratterizzato dalla tradizionale alternanza tra i due partiti egemoni negli Usa, non è un sistema al tramonto. Ma è un sistema in crisi. La straordinaria capacità che ha Trump è quella di incunearsi in questa crisi, rovesciando antiche consorterie, opposizioni sterili e interessi consolidati, per mantenere la parola data agli americani che lo hanno eletto: prosciugheremo la palude di Washington. Con determinazione, abilità politica e pragmatismo. 

Questa è la cifra del trumpismo, in una “Nuova America” in cui produzione industriale e Wall Street marciano oltre ogni più rosea previsione e mentre la Corte Suprema, il massimo organo della giustizia americana, dà ragione al presidente sul “travel ban”, la legge che impedisce l’ingresso di immigrati provenienti da paesi sponsor del terrorismo negli Usa.

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