Politically in-correct

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L’attentato alle “Twin Towers” di New York dell’11/9 del 2001 ha segnato la storia degli Stati Uniti e dell’Occidente intero, con quel suo enorme carico di morte, sgomento e terrore di cui, proprio qualche giorno fa, è stata celebrata la memoria. Quest’anno, come mai avvenuto prima, il ricordo di quella dannata giornata in cui persero la vita quasi 3 mila persone è stato un po’ vago, sbiadito – dicono – dalla potenza devastatrice dell’uragano Irma che ha occupato le aperture di giornali e notiziari. Non sono mancate, certo, le analisi su ciò che l’America ha vissuto in questi sedici anni (la “lunga guerra”, l’uccisione di Bin Laden, la crisi economica, la staffetta tra Al Qaeda e Isis, l’elezione di Donald Trump) ma ben poco è stato detto su quello che, oggi, l’Islam rappresenta per gli americani, per la gente comune che in quella mattanza ha perso i propri cari, per chi, direttamente o no, è stato testimone del crollo delle Torri e di “Ground Zero”.

La cosa che, meno di qualsiasi altra, ci si aspetterebbe di sentir dire è: “meglio non parlarne”. L’argomento sembra essere particolarmente delicato soprattutto nelle scuole americane, dove alcuni insegnanti hanno preferito non commemorare in alcun modo l’attentato dell’11/9 per non ferire la sensibilità degli studenti musulmani e delle loro famiglie. A raccontarlo sono i volontari di un’associazione, “Since 11/09”, che su incarico del Dipartimento dell’Educazione distribuisce, gratuitamente, nelle scuole primarie e secondarie materiale didattico per aiutare gli insegnanti a spiegare ai più piccoli cosa è stato l’11 Settembre e come il terrorismo continua a seminare paura nelle società. In classe, dunque, quella pagina di storia, triste ma vera, è tabù. Il timore degli educatori è essere tacciati di islamofobia, soprattutto in quegli istituti dove i musulmani rappresentano la maggioranza degli iscritti.

Perché privare i bambini di insegnamenti da cui si può capire, semplicemente, come guardare il mondo per quello che è? E’ una lezione di vita, prima che di storia, spiegare a bambini e ragazzi chi erano i dirottatori dell’11 Settembre, da dove venivano, in quale famiglia e in quale cultura erano cresciuti, perché hanno schiantato due aerei sulle Torri Gemelle. Con parole semplici si può provare a spiegare i tratti di una ideologia religiosa funebre e totalitaria, che si alimenta grazie all’odio verso l’Occidente. Certo, è sempre difficile trovare le parole giuste per parlare del dolore che nasce dalla guerra, ma vanno trovate. Ce lo hanno insegnato in tenera età i nostri nonni con i loro strazianti racconti di due guerre mondiali. Invece il sacrificare la verità in nome del politically correct, come sembrano fare quegli insegnanti nelle scuole Usa, è un attentato: sì, al futuro.

Ancora una volta, come per tante altre storie legate all’Islam e all’Occidente che stiamo raccontando sul nostro giornale, quello che sembra sempre di più caratterizzare la società americana, e occidentale, nel suo relazionarsi al terrorismo islamico è una sorta di colpevole attitudine all’autocensura.

CommentiCommenti 3

Paolo Sibilla (non verificato) said:

Non è una questione di islamofobia, si tratta piuttosto di capire la realtà. E la realtà è che alcuni potentati islamici mirano a conquistare il mondo, ritengono che dove ci sono anche pochi mussulmani debba essere applicata la legge islamica, e fanno i prepotenti, anche se non proprio terrorismo.
L'occidente ha già fatto molti errori, ma dovrebbe pretendere che dal corano vengano tolti tutti i versetti che incitano all'odio o che contrastano con le nostre costituzioni.
Inoltre, nelle scuole bisognerebbe insegnare la carta dei diritti umani, specificando quali paesi non l'hanno sottoscritta e per quali motivi.
Paolo