Oltre la crisi

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sistema bancario

Non sono le dimensioni d’impresa a fare la differenza quanto le competenze, la capacità di innovazione e di creare rapporti fiduciari, insomma, la capacità di stare su un mercato diversificato e sempre più complesso. La discussione sulla struttura, quantitativa e qualitativa, del sistema bancario pare finalmente indirizzata sui binari dell’analisi economica e della ragionevolezza liberandosi dai pregiudizi ideologici che avevano caratterizzato la fase precedente. Almeno a questo, speriamo, è servita la crisi economico e finanziaria. Se, infatti, si leggono a livello mondiale i nomi delle banche entrate in crisi, emerge una verità che non dovrebbe stupire: ce ne sono di grandi, di medie e di piccole.

Prima della crisi, ormai dieci anni fa, nel pieno affermarsi di un liberismo acritico e a senso unico, sembrava che ogni banca dovesse migrare verso un unico modello, quello di banca “universale” dalle grandi dimensioni e possibilmente con un respiro globale. Sembrava che l’attività di trading dovesse prevalere su ogni servizio o prodotto finanziario e fare piazza pulita. Per chi sapeva leggere dietro le righe era evidente il tentativo in atto di costruire un regime oligopolistico mentre, paradossalmente, si inneggiava alle magnifiche e progressive sorti del libero mercato. Le cose, purtroppo o per fortuna, a seconda dei punti di vista, si sono evolute in maniera diversa. I dieci anni terribili per l’economia hanno dimostrato che l’aspetto dimensionale non solo non mette al riparo da alcunché ma è esso stesso elemento destabilizzante dell’intero sistema sia bancario che economico.

Oggi, si torna a ragionare, a diffidare delle ideologie o, più banalmente, delle mode, e soprattutto ad analizzare le diversità e le complessità. Così come il sistema economico è composto da realtà produttive di grandi, piccole e medie dimensioni, anche quello bancario non può prescindere da queste diversità che rappresentano un elemento di forza e di ricchezza prima di tutto proprio per il sistema economico. Il mercato, non solo offre spazio a banche di dimensioni differenti, ma ha bisogno di tale diversità che è una ricchezza e che diventa necessaria per la ripresa. Le medie e piccole strutture di credito possono garantire servizi mirati ai propri clienti, accompagnare i risparmiatori e, sull’altro versante, essere nelle miglior condizioni, conoscendo i territori, di sostenere, attraverso il credito, le Piccole e Medie Imprese e con esse favorire l’economia reale. La valutazione dell’efficienza dei singoli istituti bancari va effettuata su un terreno diverso da quello dimensionale. La conoscenza dei territori, lo studio dell’evoluzione dei mercati, la capacità di innovare e di investire nella tecnologia, la capacità di prevenire e saper gestire i rischi diventano le variabili da prendere i considerazione per valutare lo stato di salute dei singoli istituti di credito e del sistema bancario.

La storia della britannica HSBC, Hongkong & Shanghai Banking Corporation è emblematica. Si tratta uno dei più grandi gruppi bancari del mondo che nella riduzione delle dimensioni, realizzata a seguito di una profonda ristrutturazione dovuta alla crisi, ha trasformato la propria mission producendo nello stesso tempo importanti risultati economici. Dieci anni fa la HSBC vantava 128 milioni di clienti con una rete di 10.000 sedi di proprietà in 83 Paesi di tutti i continenti. Attualmente i clienti si sono ridotti a 38 milioni, con un decremento del 70%, e gli uffici, in 67 Paesi, sono 3.900. La notevole riduzione verso una dimensione sostenibile, una delle ristrutturazioni più grandi della storia delle banche, non rappresenta però un indebolimento ma l’inizio di quella che The Banker chiama una “nuova era” la cui potenzialità è dimostrata dai risultati che, nel primo semestre del 2017, propongono un utile di 12 miliardi di dollari, il 12 per cento in più rispetto al primo semestre del 2016.  “The word’s regional bank”, la banca regionale del mondo, la definisce l’autorevole mensile finanziario inglese, sottolineando come la riduzione delle dimensioni, se accompagnata ad una capacità di calarsi nelle singole realtà territoriali nelle quali cercare un equilibrio tra gli aspetti di carattere sociale, ambientale ed economico, può rappresentare più che una valida opportunità.

La capacità di “fare banca” legata al territorio, alle comunità, all’economia reale rappresentano una necessità del sistema economico e per quella reale in particolare, la biodiversità dei soggetti creditizi un elemento da valorizzare e non “normalizzare”. Il dibattito aperto è sempre più attento e positivo, il mondo del credito popolare ne è, e sarà, protagonista importante.

* Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

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