Indecisioni piddine

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Audire Ghizzoni nella commissione d’inchiesta sulle banche? Per Maria Elena Boschi non c’è “nessun timore”. Ricordate? L’ultimo libro di Ferruccio De Bortoli, presentato nel maggio scorso, conteneva l’indiscrezione sulla presunta richiesta avanzata dall’allora ministra delle riforme Boschi all’ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni di valutare l’acquisizione di Banca Etruria (banca di cui papà Boschi è stato vicepresidente). Ghizzoni si è detto disponibile a riferire tutto ma “solo in Parlamento”. Peccato però che nessuno l’abbia convocato.

Eppure richieste in tal senso sono state avanzate. Come quella presentata in Senato sempre nel maggio scorso da Federazione della Libertà, il gruppo presieduto dal senatore Gaetano Quagliariello, con la quale si chiedeva di convocare urgentemente Ghizzoni in Commissione finanze al Senato. “Non c'è necessità dei poteri attribuiti alle commissioni di inchiesta per procedere nella sede opportuna all'audizione di chi senza dubbio può contribuire a fare chiarezza dato che il caso ha a che fare con la correttezza e la trasparenza dei comportamenti e non con il diritto penale” dichiararono a suo tempo i parlamentari di Idea – Popolo e Libertà Quagliariello, Augello e Compagna. Da allora, però, la richiesta, nonostante diversi solleciti, è rimasta lettera morta.

Ragion per cui, una domanda sorge spontanea: se non si ha paura di ascoltare cosa ha da dire il buon Ghizzoni, perché non si è dato seguito a questa richiesta? Qualcuno potrebbe rispondere dicendo che, probabilmente, la sede più opportuna per questa audizione è la neo nata commissione d’inchiesta sulle banche. Obiezione che possiamo considerare legittima, ma che allo stesso tempo lascia emergere un altro interrogativo: dato che la Commissione, con una legislatura agli sgoccioli, avrà praticamente a malapena il tempo di inquadrare in linea generale il lavoro da fare, non è che alla fine anche della richiesta dell’ex ad di Unicredit non se ne farà nulla?

E il ritardo con cui la Commissione ha iniziato i suoi lavori non aiuta certo a fugare tutti i dubbi in merito. Anche perché chi in fin dei conti ha contribuito a rallentare le procedure sono stati, guarda caso, i due partiti di maggioranza, Pd e Ap, tra gli ultimi a presentare i nomi dei propri membri designati per la bicamerale sulle banche. Per cui, l’impressione è che il tutto sia stato fatto per dire: noi volevamo fare chiarezza ma purtroppo non c’è stato tempo. Insomma, un ottimo spot per la prossima campagna elettorale

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