Vince il Sì

Versione stampabile

Dopo la vittoria del sì al referendum sulla indipendenza della Catalogna, il premier spagnolo Mariano Rajoy oggi riunisce il partito popolare e studia le prossime mosse del suo avversario, il catalano Puigdemont, che ha già riconosciuto la validità del risultato e che dopo aver trasmesso i risultati al Parlamento catalano chiederà formalmente la proclamazione dell'indipendenza. Migliaia di sostenitori dell'indipendenza hanno esultato questa notte in Plaza Catalunya all'annuncio della vittoria del sì, in un mare di bandiere “stellate” e cantando “Els Segadors”, l'inno della ‘nazione’ catalana. La dichiarazione di indipendenza potrebbe essere presa a partire da mercoledì, secondo i rumors dei giornali locali. 

Ora va bene l’esultanza, la prova di grande partecipazione popolare, l’affermazione di una identità storica innegabile se pensiamo al complesso e variegato passato dell’Europa, con le sue tante piccole patrie e identità. Ma detto questo con il referendum di ieri spagnoli e catalani sembrano aver imboccato un pericoloso tunnel senza uscita. Che farà Madrid quando Barcellona dichiarerà l’indipendenza? In una prova di forza, difficilmente Puigdemont, il leader catalano, riuscirebbe a spuntarla e sembra quindi difficile che l’indipendenza alla fine vada in porto. Si è creata, insomma, per un insieme di responsabilità, una inutile situazione di tensione, con il rischio di far scattare un effetto di imitazione in tante altre parti del Vecchio Continente. 

L’Europa non può permettere che accada una cosa simile, anche perché in Spagna, dopo i catalani, toccherebbe ai baschi e quel punto si aprirebbe il vaso di pandora delle identità sommerse. Preoccupato da un riveglio dell’indipendentismo scozzese, il ministro degli esteri di Londra, Boris Johnson, ha dichiarato che il referendum catalano è incostituzionale. La Gran Bretagna si allea con la Spagna, mentre per adesso non arrivano reazioni da Berlino. Ieri sera, silenzio anche da Roma. La Francia, colpita da un altro attentato a Marsiglia (due donne uccise da un jihadista), ha ben altro a cui pensare. 

Ancora una volta l’Europa sembra immobile anche se ai piani alti di Bruxelles qualcuno si starà preoccupando dopo aver letto le ultime agenzie di stanotte: scritte con lo slogan “Voivodina = Catalogna” sono apparse nella regione autonoma a nord della Serbia, iniziative nate sulla spinta dei partiti autonomisti locali e pesantemente criticate dal governo di Belgrado. La Voivodina, al confine con Ungheria, Croazia e Romania, è la regione più ricca e sviluppata del Paese. Come la Catalogna. Ma certe volte a decidere i destini dei popoli non è l’economia bensì la loro identità, e non sempre questo risveglio - la Serbia e gli altri Paesi della ex Jugoslavia ne sanno qualcosa - finisce bene.

 

Aggiungi un commento