Verso il referendum sulle autonomie

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Tra 20 giorni esatti in Lombardia si voterà per il referendum finalizzato a chiedere una maggiore autonomia fiscale e, proprio in questi giorni, nel territorio lombardo si assiste ad una sorta di schizofrenia politica di molti, soprattutto a sinistra, che vedono in questa consultazione una forma di egoismo antipatriottico del “parente ricco” nei confronti del “parente povero”, salvo poi dirsi a favore della Catalogna che chiede esplicitamente la secessione.

Un timore, quello di una volontà secessionista, dettato in parte dalla scarsa conoscenza del quesito referendario italiano e dalle ragioni che lo hanno promosso e, in parte, dalla malafede politica che tende a strumentalizzare due eventi profondamente diversi. Neppure il fatto che questa richiesta sia appoggiata, giova ricordarlo, da un arco estremamente ampio dei partiti che va dal alcuni sindaci del Pd a Idea alla Lega Nord a Fratelli d’Italia e al movimento 5 stelle, l’esposizione del tricolore ai gazebo informativi sparsi in giro per Milano e la Lombardia riescono a rassicurare tutti.

È utile, dunque, un paragone tra le due regioni. Entrambe fanno parte dei “4 motori d’Europa”, ossia le quattro regioni intensamente industrializzate, insieme a Baden-Württemberg e Rodano-Alpi. La differenza è che la Lombardia ha un residuo fiscale di 54 miliardi di euro, la Catalogna di 8 miliardi e contribuisce per il 20% del Pil nazionale, seconda dietro la Comunità di Madrid.

La Lombardia chiede, con un referendum consultivo perfettamente legale, di applicare l’articolo 116 della Costituzione concedendo una maggiore autonomia amministrativa, e le necessarie risorse, alleggerendo la sproporzione del residuo fiscale lombardo. Continuando, ovviamente, a contribuire alle spese per il mantenimento dello stato nazionale. La Catalogna ha tenuto un referendum incostituzionale la cui illegalità è stata sancita dalla Corte costituzionale spagnola, per chiedere uno strappo radicale per diventare una nazione indipendente.

La secessione catalana è basata su istanze culturali di un popolo con una propria lingua, la richiesta di autonomia che viene dalla Lombardia (dove non esiste un dialetto lombardo, ma, sempre meno, parlano il milanese, il bergamasco, il bresciano…) parte dalla volontà di avere la possibilità di competere su scala mondiale, in nome di un “efficientismo” quello sì comune alle varie province lombarde.

La sfida concreta che parte dalla Lombardia e che costituisce una vera differenza con la Catalogna, è il concetto sussidiario alla base del referendum perché la maggiore autonomia non sia una prerogativa solo di alcune regioni, ma di tutte in un’ottica che tenga conto delle peculiarità e necessità di ciascuno.

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