Attacco alla lingua francese

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gender Francia

Il “gender” ha preso di mira il francese, la lingua dell’amore e della diplomazia. Usa l’alibi del modernismo e del politicamente corretto per demolire tutto ciò che nei secoli l’ha resa una “lingua pura” e trasformarla in un mero codice, “neutro”, senza alcuna differenza tra maschile e femminile.

Per adesso, si tratta di piccole ma sostanziali modifiche alla forma scritta introdotte nel mondo politico e accademico su indicazione dell’Alto Consiglio per l’uguaglianza tra uomini e donne, il dipartimento creato nel 2013 dal presidente della Repubblica François Hollande, che ha dichiarato guerra alla “dittatura del maschile” in grammatica. Nella società contemporanea, è il ragionamento dei consulenti del Governo, non è più ammissibile continuare a praticare una lingua che, per esempio, continua a mantenere netta la distinzione tra “amis” (amici) e “amies” (amiche), e che, soprattutto, privilegia il maschile nell’identificazione di gruppi misti. Qual è, allora, la soluzione proposta per non offendere donne, gay, trans, e tutte le minoranze legate all’identità di genere? La risposta sta in un puntino medio che tiene insieme entrambe le forme, maschile e femminile; per cui, tornando all’esempio di partenza, il plurale neutro di “amici” sarebbe “ami·e·s”. Così, di sicuro, nessuno si offende.  

A molti questa potrebbe sembrare un’assurdità, ma non lo è affatto soprattutto se la stanno già mettendo in pratica. Tra i primi a far propria la versione “inclusiva” del francese politicamente corretto è stato il proprio il presidente Macron con il suo slogan “Vos député·e·s en marche!”. Anche l’Università di Nancy ha adottato la stessa linea nelle comunicazioni scritte rivolgendosi ai suoi futuri laureati con l’espressione “Futur·e·s diplômé·e·s”. Dall’anno prossimo, inoltre, al puntino medio verrà trovata anche una migliore collocazione sulle tastiere dei pc destinati al mercato francese.

Anche le tastiere degli smartphone si arricchiranno entro la fine dell’anno di nuovi spunti per la comunicazione “inclusiva” delle diverse identità di genere, o meglio, di emoji “gender neutral” per le diverse età (bambini, adulti, anziani). Ma quello che sta succedendo in Francia ha un peso diverso: rivoluzionare una lingua in nome del politicamente corretto è come rinnegare la propria identità e la propria storia, rinunciare all’orgoglio di un secolare patrimonio di cultura, arte e letteratura. E’ questo il prezzo da pagare perché un Paese, oggi, possa dirsi davvero progressista?

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