Giorno di Festa

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di battista rosatellum

Il colpo è di mano, ma i villani sono gli altri. “Non è un colpo di Stato, come urlano i grillini in piazza, ma questa decisione del governo di mettere la fiducia sulla legge elettorale, è un colpo di mano” scrive Ezio Mauro sulla Repubblica dell’11 ottobre. La storia del sistema elettorale italiano è una  storia deplorevole, a iniziare da interventi tutto sommato impropri della Corte costituzionale favoriti da una presidenza della Repubblica incapace di assicurare serenità istituzionale alla nostra nazione. E Pierluigi Bersani dove era quando si fece una legge elettorale che non prevedeva un sistema per il Senato perché questo sarebbe stato trasformato da una legge poi abrogata dal referendum? I grillini dove erano quando Pd e Forza Italia tentarono di far approvare quella pur mediocre legge che era il cosiddetto tedeschellum? I guardiani dell’opinione pubblica tipo Mauro dove erano quando i partiti discutevano solo dei propri interessi rispetto al sistema elettorale da adottare incrinando la timida conquista della Seconda repubblica orientata a fornire un indirizzo da parte degli elettori nella scelta del governo e non solo della rappresentanza parlamentare? Alla fine, sull’orlo del baratro arriva una scelta non entusiasmante ma passabile, il Rosatellum, sostenuta da un presidente della Repubblica capace di assumersi le proprie responsabilità. C’è una qualche forma di colpo di mano nel mettere la fiducia da parte del governo anche per impedire che la discussione sulla manovra economica sia oscurata dal dibattito sulla riforma elettorale? Sì, ma è un colpo di mano opportuno e i villani sono gli altri.

La frammentazione localista non è inesorabilmente prevalente. “According to a recent opinion poll, 56 per cent of Scots are against indipendence, up 1 point from the 2014 plebiscit “ in un editoriale del Financial Times dell’11 ottobre, si osserva come la percentuale degli scozzesi contro l’indipendenza dalla Gran Bretagna sarebbe cresciuta dell’1 per cento nonostante che in quella regione sia prevalso un voto sopra il 60 per cento contro la Brexit. Quando Ernesto Galli della Loggia scrive di “un diffuso appannarsi del senso di appartenenza allo Stato unitario” sul Corriere della Sera, sempre dell’11, generalizza fenomeni in realtà più articolati. In Germania per esempio Alternative für Deutschland, pur esprimendo anche la rabbia dei Länder ex Ddr, ha un taglio nazionale ed è semmai la Csu bavarese che esprime posizioni regionali. In realtà il problema in ballo è quello della “rappresentanza”: di fronte alle spinte della globalizzazione con il carico delle sue conquiste positive ma anche della sue contraddizioni, vaste aree della società vogliono essere sicure di poter contare sulle scelte che le riguardano. E se operano partiti capaci di sintesi nazionali come i conservatori o i laburisti britannici, o per esempio anche formazioni come Syriza o Nea Dimokratia greche, i localismi tendono a recedere, altrimenti possono esplodere. In Spagna gli impacci di un pur valente partito come quello popolare o la crisi verticale dei socialisti, hanno determinato le basi delle attuali difficoltà.

Tartufo bianco? Solo inalato. “Il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio ha inaugurato ieri ad Alba, in Piemonte, la fiera internazionale del tartufo bianco”. Così una nota sul Corriere della Sera del 7 ottobre. No, non preoccupatevi il ministro non interrompe lo sciopero della fame pro Ius soli, i tartufi bianchi li inala solo senza masticarli.

Se il sole sorge a Ovest. “If you are surprised by the news that Harvey Weinstein of Miramax fame, a man well known for profane tirades and physical altercations and scrounging M&Ms off movie theater floors, is also the sort of charmer who loafs around semi-nude while asking subordinates for “back” massages, then you can be surprised by just about anything: the sun rising in the east, the fact that movie stars employ plastic surgeons, the news that “The Artist” didn’t actually deserve to win Best Picture”. Ross Douthat sulla Sunday review del New York Times del 7 ottobre ironizza con chi si è sorpreso per le molestie sessuali a cui Weinstein, uno dei produttori cinematografici più potenti al mondo, sottoponeva attrici e dipendenti: sorprendersi di questi comportamenti è come stupirsi – scrive Douthat - che il sole sorga a Est o che le star americane ricorrano a un chirurgo estetico. Così si cerca di esorcizzare nel quotidiano liberal – che peraltro ha condotto una severa inchiesta sul tema dopo aver chiuso gli occhi per un lungo periodo – il fatto che uno dei principali esponenti della Hollywood a sostegno dei Clinton e degli Obama sia finito nei guai. A proposito di “sole che sorge a Ovest” non è male sottolineare un articolo di Eugenio Scalfari contro il narcisismo nella Repubblica del 9 ottobre, e nell’inserto “Affari e finanza” dello stesso quotidiano, nello stesso giorno, anche una dichiarazione del ministro macroniano dell’Economia francese Bruno Le Marie contro l’Europa tecnocratica.

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