No al mercato dei bambini

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utero in affitto

Una parte del mondo femminista si sta finalmente rendendo conto che l’utero in affitto sta diventando, anche in Italia, una prassi normale, eticamente accettabile, e non una pesante forma di sfruttamento delle donne più povere (spesso dei paesi terzi) e di compravendita dei bambini. Associazioni come Arcilesbica, Resistenza Femminista, Unione Donne in Italia e Se non ora quando-Libere, sono ormai sul piede di guerra contro i quotidiani tentativi di legittimare quella che viene pudicamente definita “maternità surrogata”. Una ventina di femministe del calibro di Paola Bassino, Monica Ricci Sargentini, e Marina Terragni, hanno firmato, insieme alle associazioni già citate, la lettera inviata alla presidenza della Rai per protestare contro l’informazione tendenziosa sulla pro "Gestazione per altri” (abbreviato, Gpa) posta al centro della puntata di Chakra, il programma di Michela Murgia, andata in onda su Rai3 lo scorso sabato.  

La conduttrice, lamentano nella lettera, “ha voluto presentare solo un lato della medaglia, di fatto mandando in onda uno spot pro Gpa”, “dimenticando incredibilmente di dire che è vietata in tutto il mondo, salvo che appena in una quindicina di nazioni”. “Si è dichiarata sfacciatamente a favore di una normativa che consenta l'utero in affitto in Italia”, aggiungono, “e ha deriso le femministe contrarie definendole arroccate su posizioni di retroguardia”. Ospite “d’onore” della trasmissione era Nichi Vendola che, senza un vero contraddittorio, si è spinto addirittura a parlare di surrogacy come di "produzione di vita". Perché, denunciano le associazioni, non ha piuttosto detto quanto ha pagato per l'acquisto degli ovociti negli Stati Uniti?

La protesta si chiude con l’auspicio che il servizio pubblico, da cui ci si aspetta sempre un approfondimento imparziale, possa riequilibrare l'informazione sul tema raccontando tutto quello che c’è da sapere sulle madri surrogate pentite finite in tribunale e sui rischi per la salute a cui si espongono le donne che ricorrono a queste pratiche. 

La lettera segue di qualche giorno la dichiarazione congiunta di un gruppo di femministe contro la Gpa, intervenute nel dibattito sollevato dalle aggressioni di cui è stato vittima Sebastiano Riso, il regista di “Una famiglia”, film dedicato alla storia di una coppia gay che desidera adottare un bambino. Alle accuse della senatrice del Pd Monica Cirinnà, la promotrice della legge sulle unioni civili, secondo cui “lo stesso Riso è sospettabile di omofobia per aver dato voce ai moltissimi omosessuali che non approvano la Gpa”, le femministe rispondono che non può essere definita omofobica ogni critica al mercato delle donne e dei bambini.  A questo punto, spiegano, “omofobico sarebbe chiunque chieda il rispetto del principio universale mater semper certa che sta al fondo del divieto di surrogazione in Italia, un principio civile che fa di ogni nuovo nato una persona con una sua origine e una sua storia”. 

CommentiCommenti 4

marina terragni (non verificato) said:

Ma come "finalmente"???? ma se abbiamo scritto decine di libri sull'argomento, e altri sono in imminente uscita!

redazione replied:

Gentile Marina, il "finalmente" che abbiamo usato nel titolo e nel pezzo non è, ovviamente, riferito alle singole donne o associazioni che, con modi e tempi diversi, sono intervenute contro la pratica dell'utero in affitto, ma al movimento femminista nel suo complesso. La scelta dell'avverbio scaturisce inoltre dal fatto che in Italia il fronte del "no" alla maternità surrogata è stato, innegabilmente, molto esiguo per troppo tempo, e il femminismo è sembrato in più occasioni timoroso di dispiacere ad alcuni ambienti di sinistra e alla comunità LGBT. Non sono mancate eccezioni, donne che hanno preso posizioni chiare e combattive (e sappiamo bene che lei è tra queste), ma anche "Se non ora quando" si è diviso sul tema, quando l'appuntamento convocato in Francia dalla Agacinski ha messo il movimento di fronte a una scelta pubblica. Il "finalmente" è anche dovuto alla maggiore reattività che abbiamo notato negli ultimi tempi da parte di associazioni e movimenti femministi, a fronte di una aggressiva campagna d'opinione a favore della "gravidanza per altri".