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donald trump

Scrive il Foglio in un articolo non firmato che “anche Trump ogni tanto ci prende”, dopo che il Don, nei giorni scorsi, ha rovesciato un altro dei capolavori illiberali di Obama, quello che obbliga(va) a passare alle dipendenti di aziende, associazioni ma anche istituzioni religiose, contraccettivi e medicinali abortivi, tramite le assicurazioni sanitarie. Firmando la nuova ordinanza, il Don non ha eliminato la norma obamiana ma ha introdotto un principio fondamentale, quello della libertà di coscienza, che è anche libertà religiosa, insomma l’obiezione, per cui adesso quelle aziende, associazioni e soprattutto istituzioni ed enti religiosi potranno esercitare la propria libertà di scelta. Non solo, nel nuovo regolamento si sottolineano anche i rischi per la salute delle donne nell’uso di contraccettivi e pillole abortive. 

La notizia, rileva il Foglio, è passata in sordina “rispetto agli altri intrattenimenti da trivio che la Casa Bianca quotidianamente ci offre”, ma al di là della presunta volgarità dell’amministrazione Usa che tanto sembra infastidire gli educati foglianti si potrebbe dire che a passare in sordina sulla stampa, italiana in particolare, è stato proprio il fatto che Trump nei suoi primi cento giorni abbia mantenuto la stragrande maggioranza delle promesse fatte in campagna elettorale ai “pro-life”, ovvero al grande arcipelago che negli Usa si batte contro i cascami del politicamente corretto (le “anime belle”, come le chiama il Foglio), in difesa della persona e della cultura della vita. 

Dalle nomine del vicepresidente Pence, dell’attorney general Sessions, del giudice della Corte Suprema Gorsuch, a provvedimenti come togliere i finanziamenti ai fondi Usa che foraggiano le politiche di limitazione delle nascite, e dunque l’aborto forzato, in Cina, oppure impedire al gigante del controllo delle nascite americano, Planned Parenthood, di continuare a ricevere obbligatoriamente denaro dagli Stati americani, Trump sta portando avanti più che degnamente la sua agenda “pro-life”. 

In verità a noi è sempre dispiaciuto che un giornale attento alle cose americane come il Foglio ci abbia messo così tanto per capire che Trump era e resta un campione di quel mondo, e che ancora su gran parte della stampa italiana non si riesca ad ammettere che dalla campagna elettorale alle fake news sul Russiagate passando per il tormentone sui “suprematisti bianchi” Donald Trump è un presidente che si è fatto da solo, sbaragliando un intero sistema politico e mediatico che gli remava compatto contro. 

Così, in attesa che qualcuno cominci a scrivere qualcosa anche della fallimentare eredità che si lascia dietro il presidente Obama, basti pensare alla politica estera, speriamo che questo articolo sul Trump difensore della vita sia l’inizio di un ripensamento complessivo del Foglio sulla genesi e lo sviluppo dell'attuale amministrazione Usa. Per adesso registriamo l’inversione di tendenza, per quanto relegata a un articolo non firmato. Come dire, su Trump ogni tanto persino il Foglio ci prende. 

 

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