La seconda volta di Trump

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E’ la seconda volta che gli Stati Uniti lasciano l’Unesco, il braccio culturale delle Nazioni Unite che con il passare degli anni è diventato una sentina di antioccidentalismo, di odio verso l'Occidente, fino alla recente e sciagurata decisione di dichiarare il Monte del Tempio, compreso il Muro occidentale, cioè i luoghi sacri dell’ebraismo e del cristianesimo a Gerusalemme, luoghi santi dei musulmani e solo dei musulmani, la “Spianata delle moschee”, come la chiamano.

L’ultimo di una lunga serie di “pregiudizi anti-israeliani”, come spiegano gli Usa annunciando il passo indietro dall’organizzazione, che però, nell’era Trump della diffidenza verso che fine fanno i soldi che versiamo alle grandi organizzazioni internazionali, ha anche una spiegazione economica (gli arretrati da versare) e la mancanza di “riforme fondamentali alla organizzazione”. Trump, che nei giorni scorsi aveva annunciato che il passaggio della ambasciata Usa a Gerusalemme per ora resta in stand-by, provocando non pochi malumori israeliani, adesso lancia un altro assist a Netanyahu, che tante volte ha denunciato l’atteggiamento dell’Unesco verso il suo Paese.

Trump come Reagan, l’altro presidente che decise di far uscire gli Usa dall’organizzazione onusiana. Trump che ancora una volta dà un segnale fortissimo di discontinuità con i suoi predecessori (Obama si era limitato a ridurre i fondi americani all’organizzazione) assestando un altro colpo al politicamente corretto nella sua versione più 'palestinocratica'. 

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