Futuro digitale

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tecnologia e lavoro

Il tema del rapporto tra tecnologia e lavoro è tornato al centro del dibattito pubblico. Non si tratta di una discussione nuova, ma troppo spesso questa tematica è stata affrontata unicamente dal punto di vista delle novità tecnologiche e declinata nei capitoli degli investimenti e della politica industriale, lasciando in secondo piano l'enorme impatto che la rivoluzione digitale ha e avrà sul mercato del lavoro. Molti si esercitano in una vuota disputa deterministica tra ottimisti e pessimisti nell'operazione complessa e utopica di calcolare i posti di lavoro persi o guadagnati nel contesto di questa nuova rivoluzione. Il tutto a discapito di una riflessione sul che fare, perché dipenderà dai decisori pubblici in primo luogo se e quando i lavoratori espulsi, o mai inclusi, potranno essere assorbiti dai nuovi processi produttivi.

Dall'esigenza di comprendere i cambiamenti in corso e di individuare una piattaforma condivisa da tutte le parti politiche nasce il Rapporto conclusivo dell’indagine conoscitiva sulla possibile evoluzione del mercato del lavoro nel contesto della quarta rivoluzione industriale. L'indagine, assegnata dalla Presidenza del Senato alla 11a Commissione Lavoro e Previdenza Sociale, si è conclusa nei giorni scorsi con una deliberazione assunta all’unanimità dei votanti, con alcuni limitati e motivati dissensi, segno del superamento delle lacerazioni e delle radicali contrapposizioni che hanno caratterizzato mezzo secolo di politiche per il lavoro fino alla deriva terroristica. Non a caso il rapporto è stato dedicato alle molte vittime del terrorismo per causa del lavoro, da Rossa a Taliercio, da Tarantelli a D’Antona, Biagi e molti altri.

La trasformazione pone dunque nuove sfide che rispondono a “vecchi” e nuovi bisogni e che riguardano il nuovo diritto del lavoro, il rapporto tra legge e contratto, il differenziale tra velocità dell’innovazione e dell’apprendimento, l’occupabilità nel nuovo mercato transizionale del lavoro, la prevenzione degli infortuni nel lavoro agile, la tutela dei tempi per gli affetti e il riposo nella connessione continua, i processi di urbanizzazione digitale, l’anticipo delle scelte di vita per la vitalità demografica, il nuovo welfare al tempo della discontinuità lavorativa.

Il rapporto pone al centro della riflessione la occupabilità della persona. Occorre un uomo solido in una società liquida, che significa innanzi tutto una robusta educazione morale attraverso la scuola e la famiglia. Il mercato del lavoro non è più fatto di transizioni straordinarie ma continue. È necessario costruire reti nazionali e territoriali (scuola, università, centri per l'impiego, agenzie per il lavoro, fondi interprofessionali) che rendano la persona sempre inclusa e aggiornata. Si tratta di un vero e proprio “diritto alla formazione continua”, confliggente con corporativismi ed autoreferenzialità del sistema educativo. “Meno legge, più contratto” si legge ancora nel documento. Il lavoro sta cambiando e cambierà lungo direzioni difficili da codificare attraverso il rigido strumento legislativo. La fonte legislativa nel suo lento adattamento e nella sua rigida omogeneità dovrebbe per questo lasciare ai duttili contratti la specifica regolazione degli interessi reciproci per obiettivi comuni quali la crescita della produttività, delle competenze, dei salari. La salute e la sicurezza devono essere garantite in una cornice nuova perché è sempre più labile il confine spazio-temporale dell’attività svolta. Sul fronte dei nuovi diritti, sta emergendo quello alla disconnessione, per conciliare i tempi del lavoro con quello degli affetti e del riposo.

Forse siamo davvero usciti dal Novecento industriale e dalle ideologie che ne sono state figlie sovraccaricando di significati, talora dagli esiti più nefasti, il mondo del lavoro.

CommentiCommenti 3

Recarlos79 (non verificato) said:

La modernità di Biagi si chiama precariato. Si vede che avete il contratto di categoria e non una p.iva.