Verso l'autonomia

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Mentre in Catalogna il referendum indipendentista si sta arenando nelle aule giudiziarie, seppur con qualche timido segnale di apertura da parte del ministro degli Esteri spagnolo, la consultazione per l’autonomia della Lombardia sembra procedere più speditamente in uno spirito di apparente collaborazione tra centrodestra e centrosinistra che appare quasi inusuale con l’avvicinarsi di una campagna elettorale. Dopo l’apertura dei tavoli di confronto il governatore Roberto Maroni, rimarcando la differenza con la Catalogna che sta seguendo un'altra strada, “che temo porterà a schiantarsi quelli che l'hanno messa in campo” si dichiara moderatamente ottimista: “devo riconoscere che ho trovato da parte del Governo la disponibilità. Non vogliono buttare la palla in tribuna, vogliono concludere: ci sono tutte le condizioni per fare veramente un lavoro eccellente”. L’intenzione espressa dal Governatore leghista è addirittura quella di concludere entro la fine della legislatura.  

Le differenze tra Lombardia e Catalogna non finiscono qui: se da una parte, quella spagnola, c’è una regione che vuole abbandonare uno stato al suo destino, per Maroni l’esperienza lombarda potrebbe essere solo l’inizio di un nuovo rapporto Stato-Regioni all’interno dell’unità nazionale: "Con i nostri referendum abbiamo messo in moto un meccanismo che sta davvero cambiano il rapporto tra il centro e le Regioni virtuose, senza penalizzare quelle meno virtuose, ma aiutandole a fare meglio. Noto interesse da parte della Liguria e anche di qualche Regione del Sud - ha sottolineato - questo è l'obiettivo ambizioso della nostra iniziativa e spero di poterlo raggiungere. Mi auguro che arrivi presto anche il Veneto" ha detto Maroni, tirando una piccola frecciatina al governatore del Veneto Luca Zaia che aveva portato alle urne un cospicuo numero di elettori in più.

L’intenzione espressa dal Governatore lombardo è addirittura quella di concludere entro la fine della legislatura, ma per fare questo ha bisogno di “blindare” il testo dell’intesa che verrà approvato dal Governo. E per raggiungere questo obiettivo il coinvolgimento del territorio e degli Enti Locali deve essere necessariamente il più ampio possibile, superando dunque gli schieramenti. “Ai tavoli coinvolgo Anci e Upl, con i cui presidenti ho già parlato perché gli enti locali devono essere presenti ai vari tavoli di Milano, Bologna e Roma, ma lascio a loro la scelta: io non ho obiezioni”. Oltre che con i rappresentanti degli Enti Locali, Maroni punta a blindare la posizione dell’autonomia lombarda coinvolgendo anche i componenti della Commissione bicamerale sul federalismo fiscale: “Loro sono d'accordo – riferisce Maroni .- e neppure Bressa, rappresentante del Governo, è contrario. Se dirà di sì, sono i benvenuti. Ho già in mente anche qualche nome, anche se non sta a me sceglierli: dal presidente Giancarlo Giorgetti al vice presidente Daniele Marantelli, entrambi lombardi, di due partiti diversi”.  

Il ragionamento di Maroni nel coinvolgere anche la bicamerale sul federalismo è incernierato tutto sui tempi: “La prima fase riguarda l'accordo con il Governo, poi l'approvazione da parte del Parlamento” che sarà giocoforza il prossimo. Ma “se in questa tornata l'accordo con il Governo viene in qualche modo ratificato anche dalla Commissione bicamerale sul federalismo fiscale, questo rafforza poi il contenuto dell'accordo stesso e il prossimo Parlamento sarà oggettivamente impegnato ad approvarlo cosi”. Quali saranno i settori considerati strategici? Maroni parla di progetti ambiziosi, per la sanità, ma anche per le infrastrutture e l’innovazione “per eliminare i tratti importanti di ferrovie ancora a binario unico, gestiti da Rfi, raddoppiandoli o quadruplicandoli dove serve, con anche un impatto positivo per la qualità dell’aria. E poi  investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica per favorire le imprese lombarde e, di conseguenza, la crescita economica di tutta l'Italia”.  

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