Legge sullo spettacolo dal vivo

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Il 29 settembre la Camera approva la legge “Disciplina e promozione delle imprese culturali creative”, priva di contenuto e ben lontana dalla definizione fornita nel 2010 dall’Unione Europea che riconosce a quelle realtà, che sono allo stesso tempo attività artigianali, industriali e commerciali, una funzione sociale che merita di essere agevolata. Così, mentre gli altri Stati europei si adoperano con leggi adeguate, il nostro parlamento ne sforna una che ha il sapore amaro della presa in giro.

Un barlume di speranza lo avevamo riposto nella nuova legge dello spettacolo dal vivo, appena approvata definitivamente alla Camera, che invece ha dissolto ogni dubbio sulla volontà del Governo di mettere ko il comparto del teatro privato e quindi delle imprese culturali.

Si fanno trionfalismi per l’incremento del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), scelta assolutamente virtuosa se non fosse che la platea di quanti potranno accedere a queste risorse viene ampliata a soggetti quali i carnevali e le rievocazioni storiche che nulla hanno a che vedere con le realtà professionali dello spettacolo dal vivo. I parametri a cui debbono riferirsi gli enti dello spettacolo dal vivo destinatari di intervento pubblico e coloro che auspicano quell’intervento, sono stringenti e faticosi da rispettare: saranno i nuovi soggetti obbligati agli stessi trattamenti di tasse e previdenza come avviene per gli altri? Si troveranno gravati di oneri pesanti per la sicurezza dei luoghi di spettacolo? Questa norma non incrementa il FUS, ma alimenterà divisioni e contrasti in un settore della nostra economia che fatica a camminare compatto, perché pregno di discriminazioni e inquinato da un assistenzialismo che non ne garantisce il libero sviluppo.

Si parla del TAX credit, ma la stabilizzazione è solo per la musica, che si affianca al cinema. E il teatro? L’estensione dell’Art Bonus a tutti i settori dello spettacolo dal vivo, finanziati dal FUS, e nulla per quegli imprenditori coraggiosi che continuano a rischiare e investire risorse private nella produzione, organizzazione, promozione e diffusione dello spettacolo dal vivo.

Questa legge toglie definitivamente il velo di ipocrisia che la precedente aveva steso sul sostegno delle imprese cultuali e svela il chiaro pensiero che questo Governo ha: il privato coraggioso e virtuoso che si assume il rischio di fare impresa ha meno dignità dei baracconi ai quali si concede ancora tempo per giungere finalmente a una sana gestione, difficilmente raggiungibile per i vizi che l’hanno da sempre caratterizzata.

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