Dal capitolo 3

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Proponiamo di seguito un nuovo passaggio del libro di Assuntina Morresi, "Charlie Gard-Eutanasia di Stato". 

"Sembra arrivato alla fine il calvario della famiglia Gard. E invece no.

Si tratta adesso di eseguire la sentenza. Staccare il respiratore. Non sono i giudici a obbligare: le corti hanno autorizzato la richiesta dell’ospedale che, se volesse, potrebbe tornare sui suoi passi. Ma al Gosh non basta che i genitori abbiano rinunciato al trattamento chiesto per otto mesi. Non basta neppure che abbiano accettato la sospensione della ventilazione meccanica. Ci vorranno ancora tre sedute per stabilire luogo e tempi della morte di Charlie.

Saranno le sedute più surreali dell’intera vicenda, quelle che sveleranno definitivamente quanto il Gosh si sia sentito, fino alla fine, in diritto di disporre della vita di Charlie, e al tempo stesso di ignorare completamente i suoi genitori, visti da sempre come un “bastone fra le ruote” per l’ospedale, come d’altra parte si dicevano i medici fra loro fin da gennaio, nelle mail finite poi in tribunale.

Il Gosh non poteva permettersi che la fine di Charlie fosse gestita dai familiari. Avrebbe rischiato di vanificare il durissimo contenzioso legale, il cui senso ultimo era: siamo noi esperti medici a sapere cosa è meglio per questo bambino, e il meglio deve essere fatto, negli esatti termini decisi da noi.

Se Charlie fosse tornato a casa, o comunque in un ambiente controllato dai suoi genitori, come un hospice di loro scelta, con una loro équipe, innanzitutto non sarebbe stato possibile obbligarli a sospendere la ventilazione. Chi l’ha detto che una volta a casa, finalmente da soli, avrebbero veramente fatto morire loro figlio? E poi non si sarebbe potuto gestire il rapporto con tutti quei sostenitori, sotto le telecamere e i riflettori internazionali: chi avrebbe impedito visite da tutto il mondo, se solo i genitori avessero voluto? Giornali, tv, media di ogni tipo?

E quindi, incurante dell’immagine pubblica oramai compromessa, il Gosh ha realizzato un pesantissimo supplizio finale per la famiglia Gard, opponendosi anche a tutte le ultime richieste di portarlo a casa, o in un hospice di sua scelta, e aspettare una settimana prima di farlo morire.

Ed è stato così che nel paese che ha inventato gli hospice, a opera di un tribunale che si chiama “Alta Corte”, abbiamo dovuto ascoltare la storia assurda del ventilatore che non passava per la porta di casa Gard. Per questo Charlie non poteva tornare a casa a morire.

La stampa italiana nella sua stragrande maggioranza riporta tutto come oro colato. Merita una menzione particolare la perla di un corrispondente da Londra di un famoso quotidiano italiano, che parla di un fantomatico “polmone artificiale” che non passerebbe dalla porta di casa". 

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