L'audizione di Rossi

Versione stampabile
Polverone-Renzi-Banche

È solo una nuvola di polvere, niente di più, quella che i renziani hanno sollevato sull’audizione del procuratore di Arezzo Roberto Rossi alla Commissione d’inchiesta sulle banche. Le dichiarazioni del magistrato si sono infatti prestate molto bene alla causa di quanti non aspettavano altro che l’ennesima occasione per scaricare su Visco le responsabilità del crac di Banca Etruria. Al netto della stranezza di utilizzare le dichiarazioni di un procuratore della Repubblica per attaccare Bankitalia, pero’, in quell’audizione non c’è nulla che possa davvero restituire ai cittadini la verità sui miliardi andati in fumo.

Rossi dice di aver acquisito elementi sulla mancata vigilanza di Bankitalia e Consob e sul fatto che sia stato proprio Palazzo Koch a incoraggiare Vicenza nell’acquisizione di Etruria. Bene. Ma quali sono queste prove, visto che Bankitalia smentisce? La Commissione ha potuto verificare? D'altra parte, la pressione esercitata dalla nostra banca centrale deve essere stata davvero poco convinta e convincente, visto che la fusione non ha avuto luogo.

Nell’intervento del procuratore toscano c’è però anche l’assoluzione del papà di Maria Elena Boschi, già vicepresidente di Banca Etruria, e degli altri membri del Consiglio di amministrazione dalle responsabilità del fallimento. Sembra, a detta di Rossi, che non avessero informazioni sufficienti sulle operazioni in corso, che non ne conoscessero i profili procedurali e qualitativi. Rossi, va ricordato, non solo è di Arezzo, territorio del giglio magico, ma è anche stato consulente del governo Renzi. Ammesso, e non concesso, che un dirigente possa non conoscere i cavilli  formali di determinate procedure e che non sia tenuto a firmare tutti i documenti in carico ai propri funzionari, resta che è del capo, non dell’ultima ruota del carro, la responsabilità dell’esito di ogni fascicolo. Non vengono forse pagati per questo? 

Ma Renzi e i suoi calcano gli accenti su ciò che è emerso dall’audizione di Rossi definendolo qualcosa di «incredibile, inenarrabile». Tanto rumore per nulla, come al solito. In questo caso, il baccano serve a confondere ulteriormente i cittadini traditi, a trovare nuovi alibi dietro cui nascondere le reali responsabilità del governo Renzi nella bancarotta di Etruria. 

A fare davvero chiarezza su questa brutta storia, tutti lo sanno, sarà solo Federico Ghizzoni, quando e se la Commissione d’inchiesta si deciderà, finalmente, a convocarlo per l’audizione. È all’ex ad di UniCredit che riconduce il bandolo della matassa del crac, passando attraverso i nodi scottanti delle presunte pressioni dell’ex ministro Maria Elena Boschi per salvare la banca dissestata di suo padre. E allora sì, saranno scintille. Altro che polvere. 

CommentiCommenti 3

Eliseo Malorgio (non verificato) said:

Caro Renzi, la sua stessa faccia lo accusa. Lei è quel che è: il furbo del villaggio al servizio di Mammona. I suo castico, come quello dei suoi padroni non tarderà. Essendo lei cattolico dovrebbe aver letto le parole di Giovanni.