Sulla indipendenza decisivi i giudici

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Alla fine avevamo visto giusto commentando i primi exit poll usciti ieri sera a ridosso del voto in Catalogna. Gli indipendentisti vincono ma ottengono qualche seggio in più degli avversari unionisti, il primo partito del parlamentino catalano diventa Ciudadanos, filo-Madrid, ma inviso nello stesso tempo al premier spagnolo Rajoy che ritiene la coppia Rivera-Arrimadas (nella foto) una minaccia per la sua permanenza al potere.

Insomma una grande confusione, considerando uno che i vincitori indipendentisti sono tanti partiti divisi tra loro, e due che i leader separatisti, tra cui dovrebbe esserci il nuovo presidente catalano, al momento sono in esilio arrestati o in galera. Per cui Rajoy ha gioco facile a mostrare una apertura che nei fatti non c’è visto che il premier spagnolo come precondizione per le trattative chiede che dall'altra parte ci sia un presidente della Catalogna.

Bisognerà aspettare di capire che succederà alla fine di gennaio quando un singolo magistrato deciderà se far rientrare in Spagna il separatista Puigdemont, oppure se rilasciare qualcuna delle figure di primo piano della battaglia referendaria dei mesi scorsi, insomma se dare una chance agli indipendentisti, oppure no. In questo secondo caso e visto anche il clima di incertezza che si respira in Catalogna dopo che una parte non certo trascurabile della popolazione ha votato per restare con Madrid potrebbe presto riaprirsi la strada del voto. Nuove elezioni insomma, si parla di maggio 2018.

L’affermazione di Ciudadanos è in ogni caso l’elemento più interessante di queste elezioni, visto che, a quanto pare, tra gli spagnoli, cresce l’insofferenza per come Rajoy ha gestito fino adesso le cose. L'instabilità catalana è destinata quindi a influenzare ancora e sotto vari aspetti le dinamiche e gli scontri di potere all’interno della politica spagnola.

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