Decine di morti, centinaia di arresti

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Nelle cancellerie europee, sui giornaloni e nei social media anche italiani sempre pronti a indignarsi per Gerusalemme Capitale, c'è poco spazio per quello che sta accadendo nelle grandi città iraniane. Eppure ancora una volta pezzi di quella società sotto il tallone dell’islam teocratico sciita si ribellano al potere religioso pagando cara la rivolta, decine di morti, compreso un ragazzino di undici anni, e centinaia di arresti.

Come ai tempi di Neda, la giovane ammazzata dai miliziani del regime, in prima fila a menare fendenti contro i pasdaran e a gridare la parola libertà, libertà, ci sono le donne, le donne iraniane senza velo, i giovani e l’opposizione che esce dalle ridotte e si riprende per qualche giorno un pezzo di spazio pubblico. Ma l’Europa e la donna che per la Ue rappresenta la politica estera e di sicurezza, Federica Mogherini, che fa? Tace per lunghi giorni e poi si affida a uno scarno comunicato equidistante, 'stiamo seguendo la situazione e siamo in contatto con Teheran', mentre per dirla con uno slogan di qualche anno fa, se non ora quando? Se non ora quando prendere posizione per le donne e contro la violenza del regime iraniano?

"In Iran non c’è solo la ragazza simbolo che sfida il regime togliendosi platealmente il velo e finendo in carcere, la cui foto ha fatto il giro del mondo", spiega la parlamentare del centrodestra Eugenia Roccella. "Ci sono centinaia di donne che affrontano a mani nude, nelle strade e nelle piazze, i guardiani della rivoluzione, lottando senza paura per le libertà fondamentali. L’Europa, però, sempre pronta a parlare di diritti, tace o balbetta, e anche il femminismo europeo non si è ancora schierato con forza a sostegno delle iraniane".

"Chiedo alle donne europee, che godono dei diritti assicurati dalla democrazia, e in particolare alle donne che fanno politica o hanno ruoli pubblici, di esprimersi e di appoggiare pubblicamente la coraggiosa e rischiosa battaglia delle donne in Iran", rilancia Roccella. Il governo italiano intanto brilla per il suo silenzio. Parla invece Trump convinto che il regime iraniano abbia i giorni contati, e parla l’ambasciatore Usa all'Onu, Haley, una donna molto diversa da Mogherini e dalle femministe a indignazione alternata di casa nostra.

Per la Haley, oggi è il regime iraniano a dover fare i conti con il suo popolo. Ma la nuova America di Trump non può accontentarsi di qualche tweet del presidente. Davanti alla solita ignavia europea ci aspettiamo che siano gli Usa a dire basta con la politica di appeasement con Teheran portata avanti da Obama, basta con le mani tese, basta con le statue coperte da Renzi per non indispettire Rohani in viaggio a Roma. L’Occidente deve darsi la sveglia e fare come ai tempi del crollo dell’impero sovietico, quando politica e media si mossero compatti per dare la spallata al comunismo.

Come con il Politburo sovietico, oggi la Repubblica islamica dell'Iran è governata da un sistema di potere incancrenito, dove si alternano alla guida del Paese falchi e presunte colombe. Moderati o "hardliners" che dir si voglia l’obiettivo ultimo del regime iraniano resta quello di dotarsi dell’arma atomica per ingaggiare una escalation funebre con il nemico di sempre, Israele, e con gli altri nemici nella grande guerra mondiale islamica tra sunniti e sciiti. In Unione Sovietica il Politburo alla fine crollò rovinosamente su se stesso, e in Iran non saranno sufficienti le riforme di Rohani, la glasnost alla Gorbaciov, per salvare il regime dalla caduta.

Il tempo passa, i giovani in un paese giovanissimo crescono, le donne, le forze politiche di opposizione, la rete e la diaspora iraniana a livello internazionale, si risvegliano periodicamente, si ribellano e poi tornano alla clandestinità. Sono forze ancora apparentemente minoritarie nel Paese e la propaganda del regime continua a dipingerli come marionette di un "gomblotto" internazionale. Lo dice il falco Khameney, la guida spirituale della rivoluzione islamica. Ma lo ripete anche il moderato Rohani. Un segnale però questa volta Trump lo ha dato. Parole chiare che non si udivano da tempo. Speriamo che quel segnale non rimanga isolato e continuiamo a seguire su Telegram e Twitter quello che i giornaloni tardano a raccontare. Un Paese che si ribella all'oppressione dell'islam politico. 

 

 

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