Giorno di Festa

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Tony-Blair-Brexit

Ecchissenefraga del popolo: Blair chiede un’exit dalla Brexit. “Former Labour prime minister Tony Blair wants a new Brexit referendum so the British public can “think again” about the UK’s future relationship with the bloc, warning that Brexit will destroy Britain’s clout and be regretted for generations”. Così The week on line riporta una dichiarazione dell’ex primo ministro britannico a Bbc Radio 4 il 4 gennaio, criticando la confusione di Jerery Corbyn. “’The Labour Party pledging in its manifesto it will re-enter the EU would be ‘suicide’. He said: ‘I think it would be suicide to go into the election with that commitment because I don’t think they would win an election on that basis.’” Così Charlotte Davis ha raccolto sul Daily Express del 4 gennaio il parere di Paul Embery, esponente della campagna dei Trade Unionists contro la Ue: se il partito laburista nel suo manifesto politico chiedesse di rientrare nell’Unione europea, si suiciderebbe. Si può non essere d’accordo con certo radicalismo politico e sindacale, ma è evidente come in Gran Bretagna l’idea blairista di dominare la politica dall’alto ha portato prima quasi alla secessione della Scozia, poi all’esplosione dell’Ukip. Certe idee astratte prive di supporto popolare possono funzionare magari in Francia per un qualche periodo, dove un certo mito napoleonistico è ancora diffuso, o in una Germania “nano politico” grazie ai propri misfatti novecenteschi, ma meno in una  società di uomini liberi. 

A Mogherì, guarda un po’ anche a casa tua! “Il divieto di candidatura alle presidenziali russe per il leader dell'opposizione «getta seri dubbi sul pluralismo politico in Russia e la prospettiva di elezioni democratiche il prossimo anno». Così un portavoce dell'Alto rappresentante Ue Federica Mogherini dopo la decisione della Commissione elettorale centrale russa. «Accuse politicamente motivate non dovrebbero essere usate per impedire la partecipazione politica». Così un flash del sito on line del Messaggero del 27 dicembre. E’ bello che in Unione europea, dove il leader di uno dei due schieramenti nazionali è stato estromesso dal Senato italiano con una legge retroattiva, e dove in Spagna 8 consiglieri catalani sono ancora in prigione per reati sostanzialmente politici (e senza giudizio di un tribunale) mentre un altro è in esilio, l’ Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza si occupi così tanto e così soltanto di Mosca.

Orsi innocente, la Finmeccanica (ora Leonardo) in affanno, ma Ferrarella e i suoi amichetti in toga si divertono comunque sull’altalena. “E’ il quarto pendolo di un’altalena iniziata in Tribunale a Busto Arsizio”. Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera del 9 gennaio descrive così, con gioiosità, il martirio di Giuseppe Orsi e di altri dirigenti dell’ex Finmeccanica accusati di aver versato tangenti al governo di Nuova Delhi per la cessione di elicotteri di produzione Augusta Westland. L’Italia ha perso una formidabile commessa, si sono inaspriti i rapporti con l’India, si è logorata una delle più belle imprese nazionali, e dopo quattro gradi di giudizio i presunti responsabili dei reati in ballo, risultano innocenti. Ferrarella comunque festeggia perché il dubbio della corruzione continuerà ad aleggiare e le carriere dei suoi amichetti in toga non verranno in ogni caso offuscate neanche da questa vicenda. 

Se il partito numero 1 si allea con il partito numero 2 il centrosinistra si farà grasse risate. “Una parte importante di coloro che hanno partecipato a Cp si riconosce in Insieme”, dice un Piero Fassino particolarmente ispirato alla Repubblica del 28 dicembre. Dopo alcune importanti dichiarazioni di Giuliano Pisapia che suonavano secondo la vecchia filastrocca “Se l'arcivescovo di Costantinopoli si volesse arcivescovoscostantinopolizzare, vi arcivescovocostantinopolizzereste voi per arcivescovoscostantinopolizzare lui?” , la frase del già sindaco di Torino poi battuto da Chiara Appendino, ricorda una famosa barzelletta: “Durante una visita in manicomio l’ispettore sanitario nota un gruppo di matti che sono in circolo. Avvicinandosi nota che uno dei matti sta dicendo numeri ad alta voce e gli altri si sganasciano dalle risate. Allora l’ispettore domanda al direttore ‘Che cosa stanno facendo?’ ‘Niente si sono semplicemente organizzati poiché le barzellette erano sempre le stesse, le hanno numerate. Provi a dire qualche numero anche lei’ L’ispettore si avvicina e fa ‘54!’ Ma nessuno ride, allora riprova: ‘61’ E di nuovo rimangono tutti impassibili, dopo qualche tentativo l’ispettore si rivolge al direttore con aria interrogativa e quello gli dice: ‘Per forza non ridono. Lei non le sa raccontare’”.

 

 

 

 

CommentiCommenti 4

Eliseo Malorgio (non verificato) said:

La monarchia inglese ha una forte influenza sulle decisioni della popolazione e dei suoi governi "costituzionali".
I monarchi, salvo eccezioni sono generalmente molto più preparati ed esperienti in materia di economia politica e di governo.
Molto più di qualunque "primo ministro" occidentale.
Questo fenomeno è spiegato molto bene nel racconto di George Bernard Show "l'imperatore d'America".
Non è affatto strano dunque che qualunque "antifona" o espressione "indiretta" buttata là dalla regina, influenzi una decisione anche radicale non solo degli elettori ma anche dei politici inglesi.
In tal modo ebbe luogo la "brexit" cioè l'uscita dall' UE di quel paese.

Recarlos79 (non verificato) said:

Lo sviluppo o l'arretratezza dell'Italia sono state delegate alla magistratura politicizzata. Soluzione? Mettere il bavaglio ai giudici e mettere nei guai il partito che li difende, il PD, mostrando le loro lordure, fino a oggi ben nascoste. Potrebbe così avere magari fine questa cultura rossa che ci portate da Togliatti a oggi.