Sodalizio vincente

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Alla fine di dicembre l’Istat ha pubblicato i risultati preliminari del Censimento permanente delle istituzioni non profit fornendo così informazioni aggiornate alla fine del 2015 sullo stato del Terzo settore nel nostro Paese ed integrando quindi quelli che erano i dati emersi dal censimento del 2011. Il quadro che emerge dal confronto tra i vecchi e i nuovi dati è quello di un settore in forte espansione, sotto tutti i punti di vista. Il numero delle istituzioni non profit è arrivato a 336mila con una crescita in quattro anni dell’11,6%. Le istituzioni che operano grazie al contributo dei volontari sono aumentate del 9,9% arrivando a 268mila e i volontari che operano attivamente in tali realtà hanno raggiunto la cifra di 5,5 milioni (+16,2%). A tutto ciò si aggiungono le istituzioni con dipendenti, oltre 55mila cresciute del 33% tra il 2011 e il 2015 e il numero dei dipendenti, quasi 800mila (+15,8% nello stesso periodo).

Per quanto riguarda l’orientamento e la mission, circa il 65,3% delle istituzioni non profit sono di pubblica utilità, quindi orientate al welfare della collettività, mentre il restante 36,7% è di tipo mutualistico, finalizzate quindi alle esigenze dei soci.

Proprio l’importanza che il Terzo settore sta assumendo sempre più in misura evidente all’interno del nostro Paese ha richiesto adeguamenti normativi recepiti dal legislatore per favorire e semplificare l’attività del non profit. In quest’ottica si spiega l’entrata in vigore del Codice del Terzo Settore, l’operatività del registro unico nazionale e la creazione di un fondo dedicato a tali attività.

Il ruolo fondamentale che riveste l’attività non profit è testimoniato, inoltre, dal fatto che in una fase congiunturale estremamente difficile per la nostra economia, il settore ha comunque continuato a crescere in doppia cifra rappresentando una valida alternativa sotto il profilo occupazionale, fornendo servizi di vario genere in favore dei soci e della comunità e contribuendo con la sua azione a sostenere e mantenere coeso il tessuto sociale del Paese.

Un’azione meritoria che ha visto le organizzazioni del Terzo settore agire in prima linea spinte proprio da quel principio di sussidiarietà che le contraddistingue e che hanno come patrimonio inscritto nel loro DNA fin dalla nascita. E proprio per queste caratteristiche comuni, pur declinate con modalità differenti, che il legame tra istituzioni non profit e Banche Popolari, storicamente forte, non solo ha continuato ad essere significativo in questi anni di crisi e di recessione, ma si è addirittura rafforzato, esprimendo in ambito locale un contributo positivo e propositivo in favore delle categorie maggiormente esposte ai rigori di un contesto economico non favorevole.

Solo nell’anno appena passato, infatti, il credito delle Banche Popolari verso le imprese non profit è stato pari a 2,7 miliardi di euro. Risorse queste che si aggiungono a quanto le banche del territorio destinano, quotidianamente, in beneficenza e a sostegno delle categorie più deboli o in campo sanitario come quota percentuale del proprio utile. Un dato, quello espresso dal Credito Popolare, positivo e in controtendenza rispetto alla media nazionale che registra una diminuzione del credito al Terzo settore del 3,4%. Un sodalizio confermato anche dalla crescita della quota di mercato degli impieghi del Credito popolare verso questa realtà civica, con un aumento a fine anno di un punto percentuale, arrivando così al 30%.

Le Banche Popolari, grazie alla loro vocazione, fatta di prossimità e di legame con le comunità, continuano ad essere un punto di riferimento naturale e concreto per queste organizzazioni. Migliaia di iniziative a sostegno del bene comune, rappresentano una espressione della società civile da valorizzare per affrontare le sfide di una sempre più diffusa precarizzazione. La recente riforma del Terzo settore, qualora riesca davvero a raggiungere gli obiettivi prefissati rendendo più semplice il contributo del non profit al tessuto del Paese non potrà che favorire ancora di più lo sviluppo del legame di tali realtà con le Banche Popolari e rappresentare una ulteriore risorsa per la crescita dei territori e delle comunità servite.

* Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

CommentiCommenti 3

Eliseo Malorgio (non verificato) said:

Signor Giuseppe De Lucia Lumeno,
Se io fossi al suo posto, risponderei alle lettere. Anche a quelle, assai antipatiche, come quelle del sottoscritto.
Lei dev'essere un importante signore abituato a guardare tutti dall'alto al basso e che sta dicendo a tutti quanto sono belli i vestiti nuovi dell'imperatore.
Io invece, pregiato sig. De Lucia Lumeno, mi sento come quell'innocente, della favola di Andersen, che dice: "il re è nudo!".
Lei scrive di organizzazioni "non profit" che porterebbero riparo alla situazione italiana.
Prego sig. Lumeno, non mi faccia ridere e chiami le cose con il loro nome. Lei non può ricettare l'applicazione di un cerotto ad uno che ha avuto le gambe alputate da un colpo di cannone.
Se lei volesse dare un'occhiata all'econopmia reale, vedrebbe che segmenti economici come i piccoli artigiani, i piccoli imprenditori e i piccoli coltivatori diretti non hanno accesso alla liquidità, cioè alla disponibilità di denaro contante (non di credito o prestito bancario), di cui hanno assoluta urgente necessità per sopravvivere e per tentare di prosperare.
Essi vengono proditoriamente mantenuti a corto di liquidità (denaro liquido, non assegni bancari).
Questo in omaggio ad un piano che non vuole il progresso dei piccoli artigiani e imprenditori, che sarebbero in realtà la struttura più importante del tessuto economico italiano .