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fascismo macerata

Io sono di Corridonia, il paese della Pars, la comunità di recupero da cui è fuggita Pamela, la giovane uccisa e fatta a pezzi, e anche il paese dove Luca Traini, che la voleva vendicare con una strage di persone di colore, si è candidato per la Lega. E ho frequentato il liceo scientifico a Macerata, il paese sulla collina di fronte. La vita in quegli anni si divideva fra Corridonia e Macerata: tutto questo per dire che quella è casa mia. Ci torno per il pellegrinaggio Macerata - Loreto dove – come veniva ricordato anche in questi giorni – per 100.000 persone in cammino notturno, 80 agenti bastano e avanzano, mentre per i 20.000 “antifascisti” di sabato scorso, la città era blindata da più di mille agenti (e anche questo qualcosa vorrà pur dire).

Ho vissuto con incredulità questi ultimi giorni, guardando in televisione luoghi familiari, da sempre sinonimo di una noiosa tranquillità, trasformati in quello che abbiamo visto. E tutto mi è sembrato surreale.

Invece di aprire gli occhi e cominciare finalmente a guardare il fiume di droga a basso prezzo che invade le nostre città e avvelena tanti giovani, nell’indifferenza collettiva; invece di aprire gli occhi e guardare il fallimento totale della cosiddetta “accoglienza” degli immigrati, perseguita senza considerare i rischi di una “accoglienza” senza prospettive reali di inserimento; invece di aprire le orecchie e cominciare ad ascoltare il malessere della gente, senza tacciare di “razzista xenofobo” chi chiede alle istituzioni rispetto delle regole e sicurezza minima per vivere, per cui paga pure le tasse; invece di aprire occhi e orecchie ascoltando chi, da quelle parti, provato dalla grande crisi economica che ha fatto chiudere centinaia di piccole imprese, aspetta ancora gli aiuti post-terremoto; ecco, invece di iniziare finalmente a guardare in faccia tutto questo, e dare un giudizio onesto, che si fa? Una manifestazione contro il fascismo! E perché non anche contro i nazisti, visto che ci siamo? E verrebbe da dire, provocatoriamente: perché no contro i lanzichenecchi? E i feroci Unni, dove li lasciamo? 

Come ha scritto Galli della Loggia sabato sul Corriere, ripreso da Antonio Socci ieri su Libero, “In Italia non esiste alcun pericolo fascista. Non esiste alcuna <marea nera> che sale”.

Indicare il fascismo come il Grande Nemico non è, in verità, faccenda degli ultimi mesi. Già Pier Paolo Pasolini, con la sua incomparabile capacità di leggere la realtà nelle sue pieghe più profonde, in una sua lettera a Alberto Moravia, del 1973, scriveva: “Mi chiedo, caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per vincolare il dissenso. Spingere le masse a combattere un nemico inesistente mentre il consumismo moderno striscia, si insinua e logora la società già moribonda”.

Quel “consumismo” di Pasolini che potremmo forse dire meglio, cinquanta anni dopo, con la parola “nichilismo”: la perdita del valore e del significato di quel che facciamo. In questa campagna elettorale confusa e sgangherata, la politica ha la drammatica occasione di mostrarsi “la forma più alta della carità”, per usare un’espressione di Paolo VI, se accetta di ripartire da quanto successo nel piccolo paese marchigiano, guardando la cruda realtà dei fatti, giudicandola con onestà intellettuale, e soprattutto chiedendosi e chiedendoci ad alta voce quale tipo di società vogliamo costruire, e quali sono le sue indispensabili fondamenta.

CommentiCommenti 7

Gianantonio Cal... (non verificato) said:

troppo poche 4 righe per tutto quello che provoca l'imbecillità politica e sociale, il comunismo che dovrebbe essere trattato come trattano il fascismo, l'imbecilllità del renzismo a partire dall'inventore, ma senza escludere i tanti che speculano su tutto a partire dal centro sinistra che ho sempre maledetto dal suo sorgere. Ciao a tutti e non lasciamoci scoraggiare dalle mie tristi considerazioni che spero non condividiate.

Angelo Enrico D'ELIA (non verificato) said:

Tutte le volte che leggo le tue riflessioni ,per me sacrosante,mi chiedo ma perchè certo clero che potrebbe far suo questo giudizio non si sente interrogato, come coloro che pretendono di essere politici di alto livello non si sentono messi in discussione da questi fatti? Forse veramente sarebbe ora di svergognare certa stampa che si spalma sul carro dell'attuale vincitore e sopratutto li giustifica!

claudio baleani (non verificato) said:

Vero quello che dice la corridoniana Morresi. E’ vero che è di Corridonia (prima del fascismo si chiamava Pausola. Il nome è restato perché Filippo Corridoni era pur sempre un sindacalista socialista, anche se interventista. Sul suo nome erano tutti contenti), che da lì è fuggita Pamela, che Traini è delle nostre parti e che da tanti anni da Macerata parte il pellegrinaggio. A quanto mi dicono è vero anche che gira tanta droga. Da qualche giorno mi trovo a sentire ragionamenti strani che accostano cose che non sono congruenti e che tutte (s)finiscono su preferenze politiche. Nell’intervento di Morresi c’è però anche dell’altro, un invito a guardare la realtà. Voglio accogliere l’invito. Mio padre quando aveva 92 anni mi ha detto: “Non ho mai visto un periodo così brutto in vita mia”. Il senso mi era chiaro, ma a scanso di equivoci ho chiesto: “Babbo, perché dici così? Hai tre figli, sei nipoti e anche qualche risparmio”. La risposta mi ha gelato: “Perché non c’è certezza su niente”. Come fa un uomo, nato nel 1921, in un periodo difficilissimo per l’Italia, dopo la crisi del 1933, la fame, il fascismo, la guerra, la miseria del dopo guerra e il lavoro senza un centesimo in tasca, a dare questo giudizio? Già da parecchio osservo un deterioramento grave dell’equilibrio nei discorsi che sento, una paura diffusa e un furore sconclusionato e protestatario che mi fanno capire quanto avesse ragione mio padre: senza certezze non si può vivere. Alla diffidenza segue il piccolo calcolo personale e, una volta fatto il conto e aver tratto la conseguenza di essere in perdita, scatta la violenza, spesso senza senso. Il fatto che gli argomenti, per così dire, “di destra” oggi rappresentino il sentimento prevalente non mi stupisce: abbiamo una solida tradizione in quel senso. Peraltro quegli argomenti sono di più facile presa e semplici da mandar giù. Ma non mi si dica che il problema è l’immigrazione. Il problema è iniziato da prima. Abbiamo facilmente accettato un lungo periodo in cui non si decideva nulla perché nelle nostre tasche il saldo era ancora attivo. Abbiamo accettato senza battere ciglio la defenestrazione dell’intero sistema politico al quale abbiamo dato il consenso per quasi cinquanta anni. Abbiamo accettato la tesi implicita ed ipocrita secondo cui il nostro debito pubblico è causato dai furti dei politici. Abbiamo accettato tutto, compresa la totale instabilità persino dei nostri rapporti personali sicché una moglie è una moglie, ma potrebbe anche non esserlo, mio figlio è mio figlio, ma ci posso ripensare. Addirittura potrebbe essere rimessa in discussione la nostra identità sessuale. E allora perché non accettare di sparare alla gente che passa? Il giochetto ingannatore al quale abbiamo prestato volontariamente e colpevolmente il nostro assenso ci ha portato ad una esaltazione idolatrica dei sentimenti e della spontaneità giovanile tanto da valutare come gravissimo l’atto di chi spaccia la droga e sostanzialmente neutro quello di chi la prende. La conclusione di questo iter pazzesco ci ha portato ad una disistima generalizzata verso tutti gli attori pubblici, oltre che ad un atteggiamento predatorio di notizie, spesso tratte solo in modo sommario, se non falso, dai giornali. In questo contesto i politici corrono dietro all’ultimo scandalo, capaci di prendere voti, ma senza poteri reali e senza idee vere su cosa farne . L’ex vice Presidente del Consiglio Fini, persona che a me non è mai piaciuta, anni fa disse che da giovane non vedeva l’ora di entrare nella stanza dei bottoni per costatare, una volta entrato, che i bottoni non ci sono. Domenica scorsa sono andato a messa. Il prete ha fatto la sua predica sulla preghiera iniziale: “Risanaci, o Padre, dal peccato che ci divide, e dalle discriminazioni che ci avviliscono; aiutaci a scorgere anche nel volto del lebbroso l’immagine del Cristo sanguinante sulla croce, per collaborare all’opera della redenzione e narrare ai fratelli la tua misericordia”. L’invito alla preghiera è suonato non come un richiamo spirituale, ma un appello ad aderire alla ragione, alle cose fondamentali. Andare a messa è una cosa che dovrebbero fare tutti, anche chi non crede perché abbiamo bisogno di un patrimonio di certezze per ricominciare. Quindi? Credo sia il caso di evitare dire che l’accoglienza è stata del tutto fallimentare. Conosco tanta gente straniera che lavora ed è persino orgogliosa di essere oggi italiana. Credo sia il caso anche di constatare che i problemi non li hanno portati gli stranieri: ce l’avevamo già. Il nostro primo problema è che diciamo no a tutto, senza accorgerci che la cosa che davvero non perdoniamo è la povertà.

Marco Mai (non verificato) said:

Grazie Assuntina per aver riassunto senza alcuna cattiveria ed animosita' cio che e' la realta' odierna.

Recarlos79 (non verificato) said:

Dalla caduta della DC e con essa lo prima repubblica si è scatenata quella forza di sinistra alimentata dalla religione comunista e dalle legioni di scioperanti a comando. Tutto ben protetto dalla magistratura dominante. Tutto ciò fuori da questo va abbattuto con ogni mezzo.