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eugenia roccella bologna

Eugenia Roccella è candidata della coalizione di centrodestra "Noi con l'Italia - UDC" alla Camera, nel collegio uninominale di Bologna Casalecchio di Reno. Bolognese, giornalista classe '53, al centro delle sue battaglie poliche le questioni etiche, la famiglia. Famiglia che resta al centro anche in questa campagna elettorale.“

Come nasce la lista "Noi con l'Italia" e soprattutto sotto quali valori?

Nella confusione degli scenari politici futuri che ci vengono continuamente prospettati, c’è un unico dato oggettivo: oggi come oggi il centrodestra è l’unica coalizione in grado di ottenere una maggioranza che permetta di esprimere un governo stabile. Per cui non abbiamo tante soluzioni: o il centrodestra ottiene una solida maggioranza, oppure saremmo costretti a subire l’ennesimo governo non scelto dai cittadini.  Noi con l’Italia nasce proprio con questo obiettivo: includere nella coalizione l’anima moderata e in particolare quella cattolica, con i valori di cui è portatrice, per riportare il centrodestra al governo. Tutto questo conferma un dato essenziale che ci tengo a sottolineare: il centrodestra, pur essendo uno schieramento composito, oggi resta l’unico luogo che conferisce agibilità politica ai cattolici e dove, dunque, si possono ancora condurre in modo proficuo le battaglie a difesa dei valori non negoziabili.

Quando e per quali ragioni ha deciso di candidarsi?

La mia candidatura nasce da lontano e soprattutto si pone in continuità con un lungo impegno che affonda le sue radici ben prima del mio ingresso in Parlamento. Un impegno a favore della vita e della famiglia nato quando iniziavano ad intravedersi i primi segnali della deriva antropologica e del relativismo etico rappresentati dall'onda dei cosiddetti "nuovi diritti". E’ stata proprio questa militanza che mi ha portato a diventare portavoce del primo Family Day del 2007, esperienza bellissima che poi ha aperto la possibilità di portare avanti le mie battaglie da parlamentare e anche da membro del Governo, quando sono stata sottosegretario alla salute del governo Berlusconi.

Per lei la famiglia è al centro: quale modello di famiglia?

In realtà non esistono “modelli” di famiglia. La famiglia è una sola. L’idea che esistano più modelli di famiglia è una conseguenza diretta del pensiero unico che si è imposto in questi tempi secondo cui quest’ultima non è più "la società naturale fondata sul matrimonio" così come viene definita dalla nostra Costituzione, bensì "qualunque cosa voglio che sia", ovvero l’assioma che sta alla base del relativismo etico.

Secondo lei quali sono i fattori che possono danneggiare o scoraggiare la famiglia?

Prima di tutto una cosa deve essere chiara: se si smaglia il tessuto familiare si sfalda il tessuto comunitario. Ed è esattamente quello che sta accadendo in quei paesi europei che ci vengono propinati come “modelli di civiltà” da seguire. Il ministero della solitudine voluto dalla May in Inghilterra ne è la dimostrazione plastica. Ragion per cui, non c’è niente da fare: senza la famiglia non c’è welfare, semplicemente perché non c’è nessun welfare, anche quello più costoso ed efficiente, che possa sostituirsi pienamente alla famiglia. Un esempio? Si sta facendo tanto per incentivare le cure domiciliari al fine di evitare che si muoia soli in ospedale. Ma anche in questo caso, offrire più servizi senza che le singole persone siano sostenute dal calore che solo un contesto familiare può assicurare, serve davvero a poco. Ora, in Italia questo processo è ancora alle sue fasi iniziali perché il tessuto familiare è tutt’oggi la base della società. Ma se non si interviene immediatamente, il futuro è già scritto: senza politiche familiari serie, il ministero della solitudine è dietro l’angolo anche in Italia.

Quindi cosa si può fare per promuovere la famiglia?

Bisogna agire seguendo due binari: varare provvedimenti a misura di famiglia e, contemporaneamente, promuoverne una valorizzazione culturale. Non si può pensare di sostenere le unioni civili, una genitorialità fai da te via utero in affitto, il diritto a morire, il divorzio breve stile Las Vegas e tutto quello che di fatto è avverso alla cultura della vita e della famiglia, e allo stesso tempo credere che solo gli aiuti economici siano sufficienti per sostenere i nuclei familiari. Questa è un’idea perdente in partenza. Il caso dell'Emilia Romagna è emblematico in tal senso: questa regione è nota per avere i migliori asili d’Italia, eppure questo non ha prodotto un incremento della natalità. I dati sulle nascite in Emilia Romagna non differiscono da quelli di regioni che non offrono gli stessi servizi che possiamo ritrovare qui. Se bastassero i servizi la differenza si sarebbe dovuta vedere. La verità è che è mancato proprio un accompagnamento culturale.  Occorre, dunque, non scindere mai il piano degli aiuti con quello della valorizzazione della famiglia. Solo allora hanno senso e soprattutto sono efficaci politiche fiscali favorevoli a famiglie con figli e un welfare “family friendly”. Al riguardo, sono d'accordo con l'idea di rendere gratis gli asili nido, ma personalmente credo che, oltre a quelli statali, sia necessario favorire un’offerta plurale in modo che ognuno abbia la libertà di scegliere come e dove educare i propri figli. E, a mio avviso, l’unico modo per garantire questo sono i voucher.

Tre parole chiave della sua campagna elettorale?

Famiglia, natalità, sicurezza. Il futuro si gioca qui: se saremo in grado di promuovere leggi che non vanno contro l’umano e se avremo la capacità di costruire una società più sicura varando anche una seria politica sull’immigrazione (l’accoglienza senza se e senza ma del Pd non basta e crea solo disastri) che preveda modalità concrete di integrazione insieme al controllo dei flussi e al rispetto delle regole, allora potremmo far ripartire questo Paese.

E' il 5 marzo e lei è stata eletta: quali le promesse che mantiene subito e le priorità assolute?

Le priorità sono quelle che abbiamo già detto. Ma, ovviamente, è necessario che il centrodestra abbia i numeri per governare.

E' bolognese: come descriverebbe oggi la sua città?

La mamma negli anni ’50 mi diceva che questa era una città sicura, dove una donna poteva uscire la sera anche da sola senza la paura di essere aggredita o di subire violenze. Oggi non è più così. Bisogna ripristinare una cultura delle regole che, complice anche la mancata alternanza politica soprattutto a livello regionale, in questi anni è venuta un po’ a mancare. E’ questo non è accettabile. Persino Fubini, su Repubblica ha scritto che New York è più sicura di Bologna, che lì si sente anche per strada la presenza dello stato. E' un peccato, perché Bologna è una città viva dal punto di vista intellettuale, culturale ed economico. E’ una città piena di risorse. La mia impressione, però, è che in questo tempo, proprio per questa cappa di potere che si è venuta a creare, siano state valorizzate solo alcune di queste risorse e soprattutto solo in un senso, non lasciando a tutte le energie la possibilità di esprimersi. 

Una ricetta per: 1. la sicurezza 2. il welfare 3. il lavoro

Per quanto riguarda la sicurezza, è fondamentale ripristinare il rispetto delle regole ovunque, senza creare zone franche. Sul piano lavorativo è necessario liberare le energie sburocratizzando Il più possibile. Quanto al welfare, l’obiettivo è sostenere la famiglia perché, come ho già detto, senza famiglia e natalità non c’è futuro.  

(Tratto da Bologna Today, intervista di Erika Bertossi) 

CommentiCommenti 3

Itria Burrai (non verificato) said:

sono d'accordo, darò la mia preferenza