L'Italia dopo il voto

Versione stampabile
renzi dimissioni sinistra

“Lascio la guida del Pd”. Poche parole che sanciscono la fine della stagione renziana. Matteo Renzi si è dimesso da segretario del Pd : “Ora farò il senatore semplice” annuncia davanti ai cronisti. Eppure qualche giorno fa diceva: “Se perdo, non lascio la segreteria”. Ma forse non si aspettava una botta del genere (18%, minimo storico). E che botta! Tanto che ora in Italia si torna sì a parlare di bipolarismo, ma tra centrodestra e M5S. Il centrosinistra di fatto è sparito. Il segno più evidente? Il crollo nelle regioni rosse. Pardon, nelle “ex” regioni rosse. E si perché del rosso non è rimasto altro che qualche macchiolina nell’asse Bologna-Firenze. Umbria e Emilia Romagna si son tinte di azzurro, mentre le Marche prevalentemente di giallo. I tempi delle percentuali bulgare sono solo un lontano ricordo.

Colpa solo di Matteo Renzi? No. E il motivo è molto semplice: la sinistra è in crisi nera praticamente ovunque. Basti dare un’occhiata in Europa. Solo per fare qualche esempio, in Germania non si può dire che l’Spd goda di ottima salute, tanto che è stata costretta a dover fare l’ennesima Grosse koalition con la Merkel, dopo averne già pagato il prezzo in termini percentuali. Per non parlare del Partito socialista francese, praticamente asfaltato alle ultime elezioni presidenziali. E così via. Di esempi ne potremmo fare tanti, ma quanto detto basta per far capire che il modello proposto dalla sinistra non funziona più. Tutto questo perché il sistema capitalistico si sta evolvendo, la governance è sempre più verticale, e il tassa e spendi, tipico schema economico di sinistra, non ha più senso di esistere. Questo processo, che assomiglia tanto ad una lenta agonia, non ha certo risparmiato l’Italia. Il renzismo – questo sì- non ha fatto altro che accelerarne i meccanismi.

Ma non si può dire certo che chi soppianta i compagni rossi (di una volta) sia poi così diverso. I 5 Stelle hanno infatti i tratti tipici del volto della peggior sinistra: statalismo, giustizialismo, asservimento alle logiche “politically correct” (sono a favore di eutanasia, adozioni gay, e così via) e tassa e spendi 2.0 (ma per il momento ci dicono solo la spesa, il famoso e costoso reddito di cittadinanza). Non certo punte di diamante dell'innovazione e della creatività politica. Ma, si sa, la rabbia può fare brutti scherzi e non far intravedere che dietro all’apparente “nuovo” si nascondono, in realtà, logiche già viste e riviste. Non da ultimo, un certo fascino nei confronti della tecnocrazia: la squadra di governo presentata da Di Maio & Co. è composta per lo più da tecnici. Certo, una trovata mediatica per sopperire alle critiche di “inesperienza” che il mal governo delle amministrazioni 5 Stelle a Roma e Torino hanno contribuito a fomentare. Ma anche la riproposizione di un modello vecchio: quel “governo tecnico” di montiana memoria che, in genere, gli italiani non hanno ben digerito anche perché non ha contribuito a salvare le sorti del paese. Anzi.  

Insomma, non è tutto oro quel che sembra luccicare. E Roma e Torino ne sanno qualcosa.

CommentiCommenti 4

claudio baleani (non verificato) said:

L'interpretazione dei fatti proposta da Mascio è interessante, ma con un difetto: utilizza le medesime categorie conoscitive della sinistra (strutturazione del mondo del capitale e della produzione, ecc.). Per non dire che da tempo si affiancano al termine sinistra quelli di "riformista e di governo", il che significa un centro laico, come d'altronde sono anche i partiti del centro. La sinistra nel senso storico è pertanto finita da 20 anni e non da adesso. Bisogna fare uno sforzo ulteriore per capire quello che succede. I 5 stelle hanno vinto. Come mai? Perché sono tecnocrati? Cerchiamo di evitare il ridico. Non sanno mettere una spina nella presa della corrente. Il motivo per cui hanno vinto soprattutto al sud è perché ripercorrono la tradizione del posto. Nel sud o uno è monarchico, e appoggia il governo, il principe magnate del nord, il vice re di Napoli De Luca, oppure appoggia Masaniello. I meridionali, mantenuti da tempo, si sono incazzati perché il re o il vice re hanno fatto promesse che non ha mantenuto e quindi votano 5 stelle che hanno affascinato il popolo al grido "qui se magna e nun se paga". Però non è tutto qui. Il giorno del giuramento il Presidente Kennedy se ne uscì con la famosa frase: "non chiedetevi che cosa può fare il paese per voi. Chiedetevi che cosa potete fare voi per il vostro paese". Oggi questa frase fa ridere il polli. Il rapporto col potere è capovolto perché il potere lo immaginiamo asservito ai nostri desideri, come Fabo. Quindi? Se vivo in un paese che ha problemi posso lasciarmi andare all'isteria di incolpare il partito di governo il quale non riesce a rispondere perché anche quelli del PD la pensano come loro. Invece di mandarli a quel paese e dire agli italiani: ma che volete? Avete capito o no che siamo quasi alla bancarotta? hanno risposto con lo stesso scandalismo su rimborsopoli. Per quanto riguarda Renzi. Io concordo in tutto quello che ha detto, ma un uomo con le sue responsabilità non deve sfogarsi e deve dire chiaro e tondo che appoggia chi può governare: il centro destra. Bisogna essere chiari e fare, come in Germania un referendum sull'accordo di governo. Questa è la via maestra per uscire dalle beghe di partito di cui non frega niente a nessuno.

Eliseo Malorgioi (non verificato) said:

Hanno titato troppo la corda. Persino l'ultimo degli italioti ha scoperto che è tutto un trucco della finanza per distruggere la Nazione ed impadronirsi (loro) di ogni ricchezza.
Gli italiori hanno mostrato il loro dispresso, verso i politicanti-camerieri, come hanno potuto.
Hanno votato per il partito di Grillo, un gruppo di dirottatori su un binario morto dello scontento popolare e incompetenti o pusillanimi in materia di economia politica: pronti a calare le braghe di fronte agli allettamenti del sistema finanziario.
Anche gli altri Salvini, Meloni ecc,se avessero le palle avrebbero dovuto sparare a zero sulle VERE cause del fracasso economico, come invece fa l'inascoltato e boicottato leader di Casa Pound