Giorno di Festa

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L’instabilità tedesca finisce sotto il tiro dell’asse franco-italiano? Ms Merkel has swiftly criticised mr Seehofer”. Guy Chazan sul Financial Times del 17 marzo racconta come la Merkel abbia criticato immediatamente una presa di posizione sull’Islam del suo ministro degli Interni nonché leader della Csu, partito bavarese gemello della Cdu, Horst Seehofer. Dalla sua, ci informa la Reuters del 18 marzo con Andrea Shalal come “Seehofer is taking a more hardline stance on migration, security and the EU as his party prepares for a bruising fight in October state elections in Bavaria”, il ministro egli Interni non si prostri di fronte alla Merkel e apra un fronte di polemiche su immigrazione, confini e Schengen. Nei giorni precedenti la stampa internazionale (in particolare quella italiana) aveva sottolineato (non ve ne siete accorti? Leggete male i giornali) come la Cancelliera avesse ricevuto 35 voti in meno di quelli disponibili per la coalizione Cdu-Csu-Spd nel voto sulla fiducia, ottenendo l’appoggio di solo 9 parlamentari in più rispetto alla maggioranza assoluta. Si è diffusa quindi un’atmosfera di sospetto sulla tenuta del governo di Berlino appena formato. Per questo, ci si chiede se, dietro agli otto membri dell’Unione che con alla testa gli olandesi si sono opposti a una riforma più solidaristica dell’Eurozona, ci sia lo zampino dell’opposizione alla Merkel di settori della Cdu e Csu (in questo senso andrebbero lette le dichiarazioni del leader antimerkelliano della Cdu, il neoministro alla Sanità Jens Spahn che ha ribadito il suo appoggio a una linea europea che si ispiri a un Wolfgang Schauble, l’ex ministro alla Finanze apparentemente isolato alla presidenza del Bundestag). In tanti si domandano che cosa succederà se in Baviera questo autunno la Csu subirà una nuova sconfitta elettorale. E’ in questo clima che si dice che Paolo Gentiloni ed Emmanuel Macron si sarebbero incontrati e avrebbero detto che temono molto questa Germania divenuta, dopo la Brexit, il principale fattore di destabilizzazione dell’Unione europea.

I corpi intermedi non sono morti nonostante gli sforzi di Renzi. Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio che di recente ha ricevuto Di Maio a Milano” recita un flash del sito T-news del 15 marzo. Sangalli non è Vincenzo Boccia, non agisce per infilarsi essenzialmente nei sistemi di potere, anche se è persona attenta ai rapporti di forza e a come questi possono influenzare le condizioni della categoria che ormai da decenni rappresenta. Di fronte al pericolo di un aumento dell’Iva che danneggerebbe i suoi commercianti è pronto a incontrare anche il diavolo. Comunque è interessante come tutti i rappresentanti dei corpi intermedi si siano messi in movimento: oltre alla Confcommercio, la Confindustria, la Lega delle cooperative fino a quello speciale corpo intermedio che è la Fiat. Matteo Renzi nella sua bullesca arroganza voleva licenziarli. La sensazione è, invece, che siano loro a mettere l’ultima pietra sulla tomba politica del genietto di Rignano.

Calenda, il Saul caduto dal seggiolone invece che da cavallo. Trasformato il manager dell’azienda di Montezemolo, il giovane direttore delle relazioni istituzionali della Confindustria che disprezzava tutto ciò che aveva sentore di concertazione”. Goffredo de Marchis sulle Repubblica descrive la “farfalla” Carlo Calenda uscita dal suo bozzo di spietato liberista per diventare quasi un socialdemocratico di tipo radicale. E’ interessante notare come questa metamorfosi sia avvenuta senza alcuna esterna sofferenza, mantenendo sempre un tono da maestrino che sa tutto lui, anche quando proponeva soluzioni opposte a quelle  che aveva sostenuto qualche minuto prima. Non sono proprio io uno che possa argomentare contro chi cambia idea, però nei processi di trasformazione dei propri punti di vista sarebbe sempre interessante assistere a un qualche travaglio. Altrimenti magari si può cercare di passare per un Saul che si converte, ma lo stile fa pensare a uno caduto da un seggiolone piuttosto che da cavallo.

Tutte le mani della Boldrini. La casa progressista è stata gravemente danneggiata. Va rimessa in piedi. Dalle fondamenta al tetto. Qualcuno dovrà dare una mano. Molti altri dovranno toglierle entrambe” così dice Laura Boldrini alla Repubblica del 12 marzo. La madrina di uno spettacolare fallimento come quello di Liberi e Uguali dovrebbe almeno avere un tono umile nell’apprestarsi a una nuova fase. Altro che selezionare le mani che servono rispetto a quelle da togliere. Massimo, Pierluigi perché mai avete permesso che una nobile e grande tradizione divenisse pascolo per una simile insensata boria?

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