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italia sud macroregione

Senatore Gaetano Quagliariello, leader di “Idea”, perché è promotore di un referendum per realizzare la macroregione autonoma del Sud?

“Basta guardare la cartina d’Italia dopo le elezioni: da Civitella del Tronto, borgo simbolo della resistenza borbonica, in giù c’è stata una marea a Cinquestelle, con due spruzzi di azzurro per rompere la monotonia”.

Come interpreta questo dato?

“Oltre la vittoria del M5S, è innegabile che l’Italia è divisa in due tronconi e pur in presenza di segnali ricorrenti, nessuna forza politica ha prodotto una vera riflessione su questa divaricazione in atto”.

Da qui la vostra proposta.

“La nostra è anche una provocazione: il Sud non può essere trattato come fa la Francia con la Corsica. Il nostro Mezzogiorno ha il 31% del Pil, una storia e una cultura che costituiscono parte saliente del patrimonio nazionale”.

Su cosa si fonda la vostra mobilitazione?

“Su due temi: uno istituzionale, e l’altro è politico. Il primo è la risposta ai referendum sull’autonomia di Lombardia e Veneto, affinché non divengano solo una risposta corporativa di quei territori. Il regionalismo come previsto dal Titolo V è fallito, ma è fallito anche il federalismo, al punto che la Lega - una volta alfiere delle ragioni del Nord - è ora forza nazionale. In più è antistorica la richiesta di un ritorno al centralismo assoluto".

La soluzione possibile?

“Proponiamo una autonomia a geometria variabile, con tutte le regioni a statuto speciale. Per quel che riguarda il Sud c’è da richiedere più intervento: più Stato presente, perché nell’economia globalizzata senza condizioni di contesto non si va da nessuna parte”.

A cosa si riferisce?

“Sono indispensabili infrastrutture robuste, materiali e virtuali; investimenti sulla sicurezza e nelle aree interne appenniniche per evitare lo spopolamento di intere aree. Solo dopo un intervento pubblico rilevante, il Sud potrebbe rivendicare una sua autonomia”.

L’aspetto politico?

“L’autonomia la possono rivendicare le classi dirigenti attuali regionali? Una aggregazione favorirebbe la composizione di una classe dirigente in grado di interloquire con lo stato centrale e l’Ue”.

La macro regione richiama le teorie del costituzionalista leghista Gianfranco Miglio.

“Per Miglio era un modo di tenere insieme due ‘Italie’ che non comunicano. La nostra è invece una proposta di coesione”.

Come si è spiegato il plebiscito pro 5 Stelle nelle regioni del Sud?

“Le ragioni sono tante, non ultimi gli errori sulle candidature. Il motivo di fondo è paradossale: il voto del Sud si è liberato dalle clientele. Intorno a questa risposta si sono coagulati quelli che non accettavano da sempre il clientelismo e quelli che hanno espresso una protesta perché sono esaurite le risorse e le prebende, individuandone un surrogato nel reddito di cittadinanza”.

Il centrodestra futuro sarà a trazione salviniana?

“Salvini finora ha interpretato un lepenismo all’italiana, non avendo i problemi con la democrazia della destra francese. Può mangiarsi un altro pezzo di centrodestra, ma è difficile che il salvinismo divenga maggioritario”.

Che fare?

“O si riorganizza una forza moderata, liberale e conservatrice che affianchi la Lega per renderla competitiva, o si ipotizza un nuovo soggetto unico”.

Salvini a Bari ha parlato di nuovo assetto unitario in un futuro prossimo, evitando gli errori del PdL.

“Un nuovo soggetto dovrebbe essere plurale e regolato al suo interno. Molto dipenderà dal sistema istituzionale e dalla legge elettorale. Di certo i liberali e i moderati si devono riorganizzare in ogni caso”.

Berlusconi show al Quirinale. Con che prospettiva?

“Difficile immaginarlo nell’angolo. La battuta era rivolta ai grillini e fondamentalmente - al di là delle modalità - ci sta. E’ lecito in questo frangente chiedere a una forza politica un sacrificio, limitando le pretese. Non è lecito chiederle di autoannullarsi, come auspicano per Fi i grillini”.

Il futuro governo?

“Al momento l’unico è centrodestra-5 Stelle, ma Salvini non uscirà dal centrodestra e Di Maio non farà passi in avanti. Se non si sblocca il dialogo, ci confronteremo con altri scenari e allora potrebbe rientrare in pista anche il Pd, ora fuori dai giochi”.

(Tratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno, intervista di Michele De Feudis)

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